Filed under Pensieri by Soverato News on marzo 25, 2008 at 12:18
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Attenzione, questa è una piccola prova di pazienza. Dopo avere letto questo messaggio date uno sguardo all’orologio e attendete due minuti restando su questa pagina. Quindi cliccate subito dopo per leggere il resto del messaggio.
BENE. GUARDA L’OROLOGIO. SONO TRASCORSI 2 MINUTI? SE È COSI’ HAI SUPERATO LA PROVA E QUINDI HAI AVUTO PAZIENZA !! NATURALMENTE È SOLO UN GIOCO DI INTRATTENIMENTO OVVERO UNA PICCOLA, PICCOLISSIMA PROVA DI PAZIENZA.
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Filed under Pensieri by Soverato News on febbraio 22, 2008 at 20:26
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Gli uomini si vergognano, non delle ingiurie che fanno, ma di quelle che ricevono. Però ad ottenere che gl’ingiuriatori si vergognino, non v’è altra via, che di rendere loro il cambio.
Giacomo Leopardi
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Filed under Pensieri by Soverato News on maggio 2, 2007 at 14:27
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Ahi Pisa, vituperio de le genti
del bel paese là dove ‘l sì suona,
poi che i vicini a te punir son lenti,
muovasi la Capraia e la Gorgona,
e faccian siepe ad Arno in su la foce,
sì ch’elli annieghi in te ogne persona!
Dante Alighieri (Inf. XXIII vv. 79-84)
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Filed under Pensieri by Soverato News on marzo 3, 2007 at 13:48
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Qui veggion l’alte creature l’orma
de l’etterno valore, il qual è fine
al quale è fatta la toccata norma.
Ne l’ordine ch’io dico sono accline
tutte nature, per diverse sorti,
più al principio loro e men vicine;
onde si muovono a diversi porti
per lo gran mar de l’essere, e ciascuna
con istinto a lei dato che la porti.
Questi ne porta il foco inver’ la luna;
questi nÈ cor mortali è permotore;
questi la terra in sé stringe e aduna;
né pur le creature che son fore
d’intelligenza quest’arco saetta
ma quelle c’hanno intelletto e amore.
Dante Alighieri (Divina Commedia, Paradiso, canto I – vv 106-120)
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Filed under Pensieri by Soverato News on febbraio 4, 2007 at 09:23
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«O dolce segnor mio», diss’ io, «adocchia
colui che mostra sé più negligente
che se pigrizia fosse sua serocchia».
Allor si volse a noi e puose mente,
movendo ‘l viso pur su per la coscia,
e disse: «Or va tu sù, che sÈ valente!».
Dante Alighieri
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Filed under Pensieri by Soverato News on dicembre 15, 2006 at 14:48
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TESTO LATINO
Invenit calvus forte in trivio pectinem.
Accessit alter aeque defectus pilis.
“Heia.” inquit “in commune quodcumque est lucri.”
Ostendit ille praedam et adiecit simul:
“Superum voluntas favit; sed fato invido
Carbonem, ut aiunt, pro thesauro invenimus”.
Quem spes delusit, huic querela convenit.
TRADUZIONE LIBERA IN ITALIANOUn calvo e un tale altrettanto privo di capelli.
Un calvo trovò per caso un pettine in un incrocio.
Mentre continuava un altro, altrettanto privo di capelli gli si avvicinò.
“Orsù – disse – poni in comunione qualsiasi cosa ci sia di guadagno.
Quegli fece vedere quanto ritrovato, e aggiunse nel contempo:
“la volontà degli dei ci ha favorito; ma per un invidioso destino trovammo,
come si suol dire, un carbone invece di un tesoro.
Il piagnisteo conviene a colui che la speranza ha deluso.
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Filed under Pensieri by Soverato News on novembre 13, 2006 at 13:15
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TESTO LATINO
Taurus et Vitellus
Angusto in aditu taurus luctans cornibus
Cum vix intrare posset ad praesepia,
Monstrabat vitulus quo se pacto plecteret.
“Tace” inquit “ante hoc novi quam tu natus es”.
Qui doctiorem emendat sibi dici putet.
TRADUZIONE LIBERA IN ITALIANO…
Il Toro e il Vitello
Mentre un toro, dimenandosi con le corna in un varco angusto, riusciva a stento ad entrare alle mangiatoie, un vitello gli indicava in quale maniera dovesse curvarsi. “Taci” disse “prima che tu fossi nato io appresi ciò”. Chi corregge uno più istruito, metta in conto che questo è detto per lui.
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Filed under Pensieri by Soverato News on novembre 8, 2006 at 21:57
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Fabulae Phaedri – De vitiis hominum
Favole di Fedro – I vizi degli uomini
Traduzione libera in italiano
Testo latino
De Vitiis Hominum
Peras imposuit Iuppiter nobis duas:
propriis repletam vitiis post tergum dedit,
alienis ante pectus suspendit gravem.
Hac re videre nostra mala non possumus;
alii simul delinquunt, censores sumus.
Traduzione libera in Italiano…
I Vizi degli Uomini
Giove mise sopra di noi due sacche: una piena dei nostri difetti ce la mise sulle spalle, l’altra pesante dei difetti degli altri sospesa fissò davanti al nostro petto. Per queste ragioni non possiamo vedere i nostri difetti; non appena gli altri commettono uno sbaglio siamo giudici inflessibili.
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Filed under Pensieri by Soverato News on novembre 3, 2006 at 18:44
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TESTO LATINO
Fedro – Fabularum Phaedri – Liber I – Rana Rupta Et Bos
RANA RUPTA ET BOS
Inops, potentem dum vult imitari, perit.
In prato quondam rana conspexit bovem,
et tacta invidia tantae magnitudinis
rugosam inflavit pellem. Tum natos suos
interrogavit an bove esset latior.
Illi negarunt. Rursus intendit cutem
maiore nisu, et simili quaesivit modo,
quis maior esset. Illi dixerunt ‘bovem’.
Novissime indignata, dum vult validius
inflare sese, rupto iacuit corpore.
TRADUZIONE LIBERA IN ITALIANO
LA RANA SCOPPIATA E IL BUE…
Il povero muore quando vuole imitare il potente.
La rana in un prato scorse un bue.
e colpita d’invidia della grande dimensione,
rigonfiò la sua pelle rugosa.
Quindi domandò ai figli se era più larga del bue:
ed essi negarono.
La pelle ancora con uno sforzo stese,
e chiede di nuovo ai figli chi era più grande.
Questi dissero il bove.
Indignata per l’ultima volta, fece un ultimo sforzo. Si gonfiò ancora, scoppiò e morì.
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Filed under Pensieri by Soverato News on novembre 2, 2006 at 11:53
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TESTO LATINO – Ab Urbe condida liber I, 2
Bello deinde Aborigines Troianique simul petiti. Turnus, rex Rutulorum, cui pacta Lavinia ante adventum Aeneae fuerat, praelatum sibi advenam aegre patiens simul Aeneae Latinoque bellum intulerat. Neutra acies laeta ex eo certamine abiit: victi Rutuli: victores Aborigines Troianique ducem Latinum amisere. Inde Turnus Rutulique diffisi rebus ad florentes opes Etruscorum Mezentiumque regem eorum confugiunt, qui Caere opulento tum oppido imperitans, iam inde ab initio minime laetus novae origine urbis, et tum nimio plus quam satis tutum esset accolis rem Troianam crescere ratus, haud gravatim socia arma Rutulis iunxit. Aeneas, adversus tanti belli terrorem ut animos Aboriginum sibi conciliaret, nec sub eodem iure solum sed etiam nomine omnes essent, Latinos utramque gentem appellavit. Nec deinde Aborigines Troianis studio ac fide erga regem Aeneam cessere. Fretusque his animis coalescentium in dies magis duorum populorum Aeneas, quamquam tanta opibus Etruria erat ut iam non terras solum sed mare etiam per totam Italiae longitudinem ab Alpibus ad fretum Siculum fama nominis sui inplesset, tamen, cum moenibus bellum propulsare posset, in aciem copias eduxit. Secundum inde proelium Latinis, Aeneae etiam ultimum operum mortalium fuit. Situs est, quemcumque eum dici ius fasque est, super Numicum flumen: Iovem indigetem appellant.
TRADUZIONE LIBERA IN ITALIANO – Ab Urbe condita liber I, 2
Successivamente, Aborigeni e troiani dovettero combattere insieme una guerra. Turno, re dei Rutuli, al quale era stata promessa in sposa Lavinia prima dell’arrivo di Enea, non accettando di buon grado che lo straniero gli fosse stato anteposto, entrò in guerra simultaneamente con Enea e con Latino. Nessuno dei due contendenti poté farsi piacere dell’esito di quel combattimento: i Rutuli furono vinti, però i Troiani e gli Aborigeni, nonostante risultassero vincitori, persero il loro comandante Latino. X Quindi Turno e i Rutuli, demoralizzati per la situazione del momento, fecero ricorso alle fiorenti risorse degli Etruschi e del loro re Mesenzio il quale imperava sull’allora opulenta città di Cere. Questi, poiché sin dal principio non aveva gioito della fondazione della nuova città e in quel momento considerava la crescita della potenza troiana come un pericolo imminente e smisurato per la salvaguardia dei popoli vicini, si unì in armi con i Rutuli. Enea, spaventato innanzi all’eventualità di una simile guerra, per conquistarsi la benevolenza degli Aborigeni e affinché tutti fossero uniti non solo sotto lo stessa potere ma anche sotto lo stesso nome, chiamò Latini entrambi i popoli; né più da quel momento gli Aborigeni si mostrarono inferiori ai Troiani quanto a devozione e lealtà nei confronti del re Enea. Forte di questi animi e della sintonia che aumentava sempre di più tra i due popoli col passare dei giorni, Enea, sebbene l’Etruria avesse una tale possibilità di impiego di mezzi da raggiungere con la sua fama non solo la terra ma anche il mare per tutta l’estensione dell’Italia – dalle Alpi allo stretto di Sicilia -, fece scendere lo stesso in campo le sue milizie pur potendo allontanare l’attacco dalle mura. Si trattò del secondo combattimento per i Latini. Per Enea, invece, fu l’ultima opera da mortale. Comunque si dica di lui, dio o uomo, egli è sepolto sulle rive del fiume Numico e la gente lo indica col nome Giove Indigete.
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