Archivio della categoria 'Speciali'

Vincenzo Guarna: divagazione n. 1

Mercoledì, 30 Gennaio 2008

Vincenzo Guarna è stato preside in diversi istituti calabresi. Negli anni ’70 dirigeva l’Istituto Tecnico Commerciale Amministrativo e per Geometri di Soverato dove peraltro aveva insegnato lettere per diversi anni. Vi riportiamo un comunicato diramata all’epoca da Vincenzo Guarna indirizzato a tutti i Professori dell’Istituto Tecnico che qualcuno ha conservato negli anni. La nota si caratterizza per lo stile ironico e pungente nonché per i riferimenti letterari. Uno stile che Guarna spesso usava nel redigere circolari o comunicati.

OGGETTO: DIVAGAZIONE n. 1

Immaginino i sigg. colleghi, una barca, una grossa e vecchia barca in mezzo al mare
A bordo quattro uomini stanchi.
La barca avanza nel mare perché, come scrisse D’Annunzio, “navigare necesse este” (Veramente, a un abate che concludeva il suo discorso al vescovo con la frase: “Devo pur vivere”, il vescovo rispose: “Francamente non ne vedo la necessità”!)
A un tratto si apre a poppa una falla. Immediatamente uno dei quattro uomini corre ai ripari, prima con le mani poi con tamponi di fortuna.  Risolve. Un altro uomo, intanto, aggetta l’acqua imbarcata.
Ma ecco una nuova falla, un nuovo correre ai ripari, un aggettare sempre più rapido, sempre più concitato.
E ancora un’altra falla: ora tutti e quattro gli uomini sono al lavoro. Non fanno in tempo a tamponare una falla che se ne apre un’altra, l’acqua imbarcata aumenta trabocca.
Questa è la storia di una vecchia grossa barca in mezzo al mare.
Immaginino i sigg. colleghi che la vecchia grossa barca sia questa scuola, le falle siano i vuoti provocati dalle assenze repentine dei docenti, i quattro uomini stanchi sono  lo scrivente e i suoi collaboratori.

Fine della divagazione n. 1

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Niobe - di Vincenzo Guarna

Sabato, 17 Novembre 2007

Niobe

A uno a uno se ne sono
andati, hanno una loro
casa e una tomba
nel vento della sera…

Troppe memorie, una nebbia
di passato: ora la grande
casa piena di silenzio
e d’ombra; attendo di morire.

Vincenzo Guarna 

“TRE ISTORIE” 

Estratto da “Galleria” n. 1-2 Gennaio Aprile 1967

Epigrafe - di Vincenzo Guarna

Giovedì, 12 Aprile 2007

EPIGRAFE

Scrivete sulla mia tomba: “Visse

Per ischerzo”. Il mio

inferno

in questa epigrafe. Perché

i giorni tramarono vicende

e io in quelle vicende,

senza convinzione: anima

divisa, inerte

volontà. E vissi

per ischerzo e oggi

nulla

è veramente mio. Un muro

sotto la luna, il tedio

dei ricordi, questo

vuoto disagio.

Vincenzo Guarna

“TRE ISTORIE”

Estratto da “Galleria” n. 1-2 Gennaio Aprile 1967

Elegia al padre di Vincenzo Guarna

Lunedì, 23 Ottobre 2006

Ora che il dolore s’allontana e il tempo
della tua morte, mi si rischiara intera
la solitudine che seppero i tuoi
ultimi anni dopo che un cardiologo
ti trovò danneggiato il miocardio
e compromesse, al limite, le arterie…

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Satriano, 1936 e dintorni di Vincenzo Guarna

Martedì, 5 Settembre 2006

Introduzione

Vincenzo GuarnaIl brano che segue è paragrafo intermedio di un lungo racconto che l’autore ha scritto tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 (senza peraltro mai pervenire alla sua stesura definitiva) e che, meritamente, a suo dire, egli subito dopo ha confinato in un cassetto dove tuttavia giace probabilmente per sempre.
Si tratta di un racconto, a suo modo, “corale” essendone protagonista - nella seconda metà degli anni ’30 e dintorni (1936-1940) - la comunità di Satriano e, a margine di questa la figura del suo Podestà. Un giovane avvocato, quest’ultimo, autoconfinatosi, senza vera convinzione, nel paese d’origine (destinazione, a sua volta e all’epoca, di veri “confinati” ossia dissidenti politici ovvero antifascisti di piccolo calibro e spessore) dopo un promettente inizio di carriera nella capitale dove si era laureato e aveva frequentato, con qualche positivo riscontro i freschi ambienti intellettuali interessati, soprattutto, alla “nuova arte” del cinema.
Un’ultima annotazione. Lungo il contesto del racconto sono presenti, qua e là, abilmente fusi e mimetizzati al suo interno, brevi passi di autori più e meno noti della letteratura italiana (Giovanni Villani, Ludovico Ariosto, Gabriele D’Annunzio, etc.). È un “divertissement” cui l’autore indulge senza alcun fine speciale e che, per dire, trova riscontro più frequentemente di quanto non si supponga, in molti prodotti in prosa e in verso della nostra letteratura.
Nel brano che riportiamo in calce questo, per così dire, “escamotage” è presente dove si parla del pensiero della morte divenuto in Satriano, come effetto della missione dei padri Redentoristi di Sant’Andrea, “pensiero se non predominante, dominante” (il flash è tratto dal saggio che B.Croce dedica al Foscolo in “Poesia e non poesia”); nella descrizione della figura fisica di padre Anoia nell’atto in cui il religioso si accinge a tenere nel Duomo del paese, la formidabile predica conclusiva della “missione” da lui guidata (il brano è desunto dal ritratto che Alessandro Manzoni fa di Padre Cristofaro – vedi “I Promessi sposi”); quindi in epilogo, nell’endiadi “le colonne e i simulacri”, tratta da Leopardi

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Il terzo tempo dell’itinerario poetico di Eugenio Montale - di Vincenzo Guarna

Martedì, 3 Maggio 2005

IL TERZO TEMPO DELL’ITINERARIO POETICO DI EUGENIO MONTALE (SATURA DIARIO DEL 1971/72)
di Vincenzo Guarna

La chiave di lettura per intendere la poesia dell’ultimo Montale è, a nostro giudizio, nella corretta interpretazione del termine “satura” che dà il titolo al primo degli ultimi libri del poeta.
Com’è noto, “satura lanx” fu, originariamente, presso i latini, un piatto misto che si offriva agli dei.
Muovendo da questo impiego originario, il termine “satura” ebbe, secondo Varrone, nella sua prima derivazione letteraria il significato di “componimento miscellaneo”, e solo successivamente, con Ennio, assunse il significato, che ancora oggi comunemente gli si attribuisce, di “componimento poetico che critica le debolezze umane (1) o, più compiutamente, di genere di composizione poetica a carattere moralistico o comico consistente nel mettere in risalto, con espressioni che vanno dall’ironia pacata e discorsiva sino allo scherno e all’ironia sferzante, costume e atteggiamenti comuni alla generalità degli uomini, o tipici di una categoria o di un solo individuo” (2), sicchè, per estensione, è “satira” anche “quanto riveste un carattere più o meno mordace (dal sarcasmo alla caricatura) verso aspetti e personaggi tipici della vita contemporanea” (3).
Ora si dà il caso che, ad una prima lettura, la raccolta intitolata “Satura”, appunto per la mescolanza che la caratterizza di componimenti di contenuto e tono diverso, da quelli satirici secondo l’accezione corrente, a quelli, almeno apparentemente, elegiaci e lirici, autorizza a intendere il termine secondo l’accezione più antica, ossia nel significato di opera miscidiata e varia.
A nostro giudizio, invece, il termine “satura”, nell’accezione montaliana non ha questo e neppure l’altro significato latino (4), o, almeno, non si identifica e esaurisce nell’uno o nell’altro significato, ma, al contrario, li comprende entrambi (meno, il primo) e va oltre.
All’uopo, occorre sviluppare tutta una serie di annotazioni e considerazioni nuove e diverse da quelle sin qui fatte.
Esse a loro volta, oltre che a portare all’acquisizione del significato autentico del termine, aiuteranno a intendere, insieme all’ultima, anche la prima poesia del Montale, il tutto all’interno della vicenda umana e letteraria del poeta e, contestualmente, della realtà e della cultura del 900.
Torna perciò utile esaminare in dettaglio alcuni caratteristici componimenti della raccolta.
Il primo è “Botta e risposta n. 1″.
Qui il poeta, invitato a “spiegare le vele e sospendere l’epoché”, risponde che “uscito appena dall’adolescenza”, egli fu gettato nelle stalle di Augia (5), folte di letame, dall’atmosfera irrespirabile, in un crescendo infernale di “muggiti umani” , dove ha trascorso “metà della vita”, fin quando formidabili avvenimenti – come già il fiume Alfeo all’uopo deviato da Ercole dal suo corso – intervennero a mutare e capovolgere la situazione, non già a renderla migliore:
…. Chi l’attendeva

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Il caffé

Lunedì, 7 Marzo 2005

Storia e leggenda del caffè.
L’origine della piantina verde del caffè si perde nella storia. Accanto a citazioni fatte nella Bibbia e dal sommo poeta greco Omero, ci sono leggende popolari che descrivono gli ignari consumatori delle bacche rossastre rinvigoriti e sollevati. È del 1400 una curiosa storia che narra di un pastore yemenita il quale, osservando delle capre che avevano appena brucato bacche rossastre da una pianta erano diventate irrequiete ed eccitatissime. Volle riferire l’accaduto ad un monaco. Questi dopo aver bollito le bacche, ne ricavò una bevanda amara ma ricca di forza tanto da fugare sonno e stanchezza. Forse non c’è molto di vero in questa storia, ma sotto inesattezze storiche c’è un fondo di verità. Il caffè, lo sappiamo bene dalla nostra quotidiana esperienza, ha la capacità di svegliare la mente, di renderla più pronta e di dare al nostro pensiero lucidità forza e chiarezza.
L’occidente scopre il caffè verso la fine del 1600, sembra, grazie ad alcuni sacchi dimenticati dai turchi in ritirata da Vienna, ma nel mondo arabo era una bevanda diffusa fin dagli anni 1000. L’uso si estende a tutto l’islam e forse i mercanti veneziani lo introdussero in Europa ben prima della battaglia di Vienna. E proprio in occidente, alla sua introduzione ebbe alterne fortune. La Chiesa lo accusò di essere la “bevanda del diavolo”, finché Papa Clemente VIII, decise di santificarne l’uso. Da allora il caffè si sparse ovunque, ed i consumatori divennero milioni sia in Europa che in America. Sempre nel 1600 anche gli scienziati vollero dire la loro e asserirono che il caffè era un veleno, aggiungendo che “il giorno del Giudizio Universale chi lo aveva bevuto sarebbe uscito dalle tombe nero come i fondi del caffè”.

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Il melone

Venerdì, 25 Febbraio 2005

Con l’arrivo dell’estate, soprattutto nelle giornate in cui il caldo torrido la fa da padrone, rendendoci la vita difficile, una bella e fresca fetta di melone ci disseta e ci rinfresca. Il melone, quello giallo e profumato come solo la nostra terra ci sa dare, oltre ad attenuare la sete rinfresca e tonifica. Esso è povero di calorie ( 33 Kcal per 100 grammi di parte edibile ), è ricco di acqua, potassio, di vitamine, di betacarotene ( utile per mantenere una bella abbronzatura della nostra pelle ), efficace nel contrastare i radicali liberi.
Dal sapore aromatico si sposa bene sia con i sapori dolci che con quelli salati, tutti conosciamo bene il contrasto di gusto del prosciutto e melone, immancabile antipasto dei nostri menu estivi. Tra gli altri accostamenti ricordiamo bresaola e melone, melone col salmone affumicato, risotto al melone ecc… .
Come dessert, oltre ad essere servito da solo al naturale, lo si può gustare nelle macedonie, nel gelato, nei semifreddi ecc…, lo si può far diventare un’ottima marmellata o gelatina.
Quando si acquista un melone bisogna far attenzione al suo peso esso, infatti, deve essere superiore al suo volume; deve essere morbido ma non molle e senza macchie bluastre sulla buccia. Un buon melone deve essere profumato ma non in maniera eccessiva. In frigo si conserva bene ma ha la caratteristica (negativa) di trasferire il suo profumo agli altri alimenti acqua compresa e per questo si consiglia di metterlo in una busta di plastica.
Da sapere
Grazie alle sue sostanze emollienti il melone può essere un valido sostituto del balsamo per i capelli secchi e aridi.
Frullare 200 grammi di melone di e aggiungere un cucchiaio di burro, fino a rendere il composto molto spumoso. Applicare sui capelli appena lavati e tenere l’impacco per circa dieci minuti. Sciacquare accuratamente e asciugare. Molto utile per chi ha i capelli danneggiati da tinture o dal cloro della piscina.

Abbinamento Cibo-Vino | La corretta alimentazione | Lo stressIl Caffé

Michele Mirante

Abbinamento cibo vino

Venerdì, 25 Febbraio 2005

Il giusto abbinamento cibo - vino è un aspetto fondamentale per valorizzare un grande piatto, proporre un vino sbagliato su una determinata specialità gastronomica significa rendere un pessimo servizio ai commensali, facendo fare una pessima figura a chi, con tanto amore e passione, ha elaborato il piatto, senza valorizzare, altresì, il vino che offre.
Bisogna poi sfatare il luogo comune che vuole deleterio per la nostra salute cambiare, nel corso dello stesso pranzo, più vini. Per un pranzo il cui menu si presenta elaborato e ricco di portate è possibile abbinare ad ogni portata un vino, in base alle caratteristiche organolettiche del piatto.

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La corretta alimentazione

Venerdì, 25 Febbraio 2005

La qualità di ciò che mangiamo assume oggi un’importanza notevole per noi italiani.
In questi ultimi anni, le aziende alimentari e i consumatori hanno guardato con ottiche diverse i vari requisiti degli alimenti, insieme stanno svolgendo un percorso di maturazione verso una visione più equilibrata e razionale della qualità alimentare.
Tanti sono gli avvenimenti, anche drammatici, vedi Chernobyl e il vino al metanolo per non dimenticare la ” mucca pazza”, che hanno svegliato l’attenzione del consumatore.
Le industrie alimentari vistosi responsabilizzate nei riguardi del consumatore mirano e lavorano per un futuro in cui si fa strada un’idea più articolata e completa alla qualità che comprende tutti gli aspetti che concorrono ad ottenerla. La certificazione di qualità è oggi l’unica garanzia che il consumatore ha per la tutela della propria salute.
Di questo e di altre tematiche riguardanti la sana alimentazione, atta a dare quel benessere che serve ad appagare il nostro spirito oltre al nostro organismo, discuteremo insieme nelle pagine del sito e negli incontri che terremo in avanti con la collaborazione di esperti e operatori del settore.

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