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Arti marziali, la scelta della scuola (parte 1)

sabato, 15 dicembre 2007

Per chiunque sia digiuno di arti marziali, arrivato il momento di scegliere una disciplina si troverà sommerso da una miriade di informazioni, alcune corrette, altre interessate altre ancora incomplete. La domanda che più spesso mi viene rivolta è:

“Qual è la migliore?”

Mi piacerebbe potervi dare una risposta definitiva, ma la domanda è insensata. Esistono moltissimi tipi di lavoro, alcuni preferiscono stare in ufficio, altri in cantiere, altri ancora chiedono solo di lavorare oppure sperano di non farlo.
Per le arti marziali è la stessa cosa. È una scelta personale che ha molto a che fare con la propria personalità, con l’obiettivo che si vuole conseguire e con il proprio fisico e il proprio carattere.
Poiché la domanda la trovo molto ricorrente e considerato che se è ricorrente significa che non ci sono molte risposte alla stessa, penso di farvi cosa gradita cercando di descrivere per grandi linee le arti marziali più conosciute, e perché no, magari quelle meno conosciute. Su ciascuna di esse bisognerebbe scrivere moltissimo, poiché contengono insegnamenti molto profondi. Ciascuna possiede la sua bellezza e i suoi segreti, ma queste cose vi saranno rivelate solo dai vostri maestri, così come è giusto che sia. Ringrazio tutti i colleghi che lavorano in questo meraviglioso campo, e ricordo a chi si vuole avvicinare che non esiste un’arte marziale migliore di un’altra, ma solo differenti cammini…

Karate

La parola karate come molti sapranno deriva dal giapponese Kara = vuoto e Te = mano, cioè a mani nude. Alle origini il suo nome era To De = Mano Cinese. Il karate moderno è molto diverso da quello antico, non solo per il modo in cui viene praticato, ma anche per le finalità  cui è preposto. Ci sono numerosi stili di karate praticati oggigiorno, sebbene i più famosi siano lo Shotokan, il Gojuryu, il Wado Ryu, il Nambudo, il Kokyushinkai, e lo Shotokai. Ciascuno di questi ha le proprie peculiarità, la propria filosofia e i propri capiscuola.
Il karate è un’arte marziale che si caratterizza per posizioni piuttosto basse e attacchi basati sulla potenza. Si lavora prima sulla forza e la posizione e in seguito sulla precisione e velocità.
Il contatto fisico non è consentito, per cui gli allievi lavorano molto sul controllo dei colpi che possono sfiorare il bersaglio con precisione millimetrica anche se sferrati con molta forza.
PRO: Il corpo lavora equilibratamente, i muscoli si rinforzano senza crescere in massa, è possibile allenarsi anche da soli senza l’ausilio di un partner.  Per colpire si usa quasi tutto il corpo, i calci alti fanno parte della tecnica del karate. Pertanto lo streching è fondamentale. Consigliato a bambini di costituzione gracile e a persone che vogliano tonificarsi. Ottimo il lavoro aerobico. Unico nel suo genere per il controllo che dona a chi pratica con serietà e assiduità. Le persone di indole pratica troveranno molta affinità con quest’arte. Consigliata anche come terapia per le persone emotive, le quali attraverso questa disciplina impareranno a mantenere sotto controllo le proprie emozioni.
Contro: tutte le arti marziali possono essere usate in difesa personale, ma nel caso del karate bisogna onestamente dire che l’efficacia in strada si ottiene dopo molti anni di studio. Questo non perché non sia valida, semplicemente perché normalmente si tratta di un metodo educativo e sportivo, e in questo processo si usa uno schema motorio parata-contrattacco. In difesa personale lo spazio di tempo questi due movimenti fa la differenza tra la vittoria o la sconfitta. Solo quando si sia acquisita una velocità molto elevata si riesce ad essere quasi simultanei evitando di scoprirsi e portando il contrattacco a buon fine.
Sconsigliato a chi soffre di problemi articolari importanti, specialmente alle ginocchia, essendo queste parti molto sollecitate dalle posizioni basse.

Tae-kwon-do

Il tae-kwon-do è un’arte marziale di origine Coreana.
Negli ultimi anni è diventata disciplina olimpica, per cui molti hanno già avuto modo di vederla praticare.
È un’arte molto coreografica e possiede i calci più belli e spettacolari tra tutte le arti marziali conosciute. Anche il tae-kwon-do  richiede molta pazienza e disciplina.  A livello fisico lo stretching è la parte fondamentale. Sarebbe impossibile in altro modo riuscire a sollevare una gamba tanto in alto senza strapparsi un muscolo. Si lavora moltissimo di gambe. L’elevazione dal suolo aumenta con la pratica e i calci in circolari in volo eseguiti con leggerezza e forza sono la dimostrazione vivente dei sacrifici che richiede.
Poiché richiede il contatto pieno si lavora con protezioni per il busto e col caschetto.
La distanza tra i combattenti è medio lunga, per cui una gran parte della preparazione si basa sul timing, ossia sul colpo d’occhio per cogliere le occasioni ed entrare al momento giusto.
Pochi gli attacchi di mano che si limitano singole tecniche di pugno o di taglio.
È un’arte da praticare fin da bambini o adolescenti. Questo consente di continuare in età adulta senza traumi e con naturalezza. Nessuno vieta ovviamente di cominciare tardi, ma lo sforzo si raddoppia a causa della minore elasticità dei tendini e dei tessuti.
Pro: è una disciplina che sviluppa senso dell’equilibrio e del timing.
Il corpo si modella in modo armonioso e flessibile. Ottimo il lavoro cardiovascolare e tendineo articolare.
Il contatto pieno migliora la percezione del sè.
È indicato per persone con molta energia da bruciare e che vogliano migliorare fiato e resistenza. Si trovano a proprio agio le persone con indole tendente alla fantasia per il senso di volo che le tecniche di calcio lasciano assaporare. Come terapia è utile per sciogliere i blocchi emotivi che in genere affliggono la muscolatura delle persone rigide.
Contro: a causa dei salti che in qualche modo caratterizzano quest’arte e del contatto pieno che seppure attutito non impedisce la propagazione di onde d’urto sul corpo, è sconsigliata a chi soffre di retinopatie gravi, problemi renali anch’essi gravi e problemi articolari in special modo alle caviglie e ginocchia. La mancanza di tecniche corpo a corpo lo rende poco adatto alla difesa personale se non dopo molti anni.

Judo

Judo è una parola Giapponese che significa via della morbidezza o flessibilità. È uno sport educativo non finalizzato alla difesa personale, ma solo alla crescita dell’individuo. Si lavora corpo a corpo, tenendo il contatto costante con l’avversario. Si basa sull’uso di proiezioni, leve articolari e strangolamenti. È un’arte molto complessa da padroneggiare, sebbene le tecniche ufficiali non siano moltissime. In verità la parte difficile consiste nello sviluppo di una sensibilità alla gestione del corpo dell’avversario, alla capacità di percepire lo squilibrio e il peso altrui e nel coordinamento col proprio. Non è ammesso l’uso della forza, sebbene nelle competizioni si assiste spesso a questo e personalmente lo trovo decisamente contrario allo spirito del fondatore. Lo studio delle cadute è fondamentale per la pratica di questo sport, in quanto l’impatto al suolo, seppure attutito da una materassina abbastanza spessa, rimane in ogni caso molto forte. Imparare a cadere sarà una parte delle lezioni che occuperà considerevole tempo, ma i vantaggi si possono poi trovare anche nella quotidianità. Si può praticare a qualunque età, non richiedendo forza o prestanza. Si trovano a proprio agio le persone con l’indole tranquilla, mentre risulta terapeutico per chi tende ad avere tutto sotto controllo e non riesce a lasciarsi andare.
Pro: praticabile a tutte le età, fisiologicamente corretto, mette in moto tutti i muscoli del corpo in modo naturale. Il contatto fisico con i partner d’allenamento consente un approccio più spontaneo con la fisicità. L’equilibrio migliora moltissimo così come l’eleganza del portamento.
Contro: a causa delle cadute piuttosto pesanti è sconsigliabile per chi ha gravi problemi di osteoporosi così come per chi soffrisse di ernie del disco o problemi alla schiena. L’allenamento risulta a volte ripetitivo, pertanto solo persone motivate riescono a superare questo scoglio psicologico. Non adatto alla difesa personale se non dopo moltissimi anni.

Nell’articolo successivo continuerò ad illustrare seguendo questo metodo le altre scuole sperando di farvi cosa gradita.

M° Russo Santo

Conoscere le arti marziali

venerdì, 30 novembre 2007

Con questo primo articolo inauguriamo la rubrica dedicata alle arti marziali e sport da combattimento. Questa non sarà dedicata ad una disciplina in particolare, vuole piuttosto essere una guida per chi si avvicina per la prima volta a questo mondo, ma anche e soprattutto per chi pratica, a qualunque livello, una qualsiasi disciplina di combattimento.
Cominciamo a dire che le arti marziali nascono con l’uomo, e più precisamente con le prime necessità dell’uomo. La necessità di sopravvivere in natura ha affinato diverse abilità e capacità che spesso sono poi state usate a fini bellici. Così la corsa, il nuoto, l’uso di armi semplici hanno contribuito a modificare i movimenti naturali fino a farli progredire in ars diminicandi.
Se guardiamo due bambini che litigano scopriamo che i movimenti che adottano sono sempre gli stessi. Non sono ancora appresi, pertanto sono quelli per i quali la nostra specie sembra essere portata.
Chi attacca porta i pugni a mo’ di martello, dall’alto verso il basso, oppure cerca di abbracciare l’avversario, di graffiarlo, di tirargli i capelli. Chi si difende al contrario cerca di allungare le braccia per allontanare l’aggressore oppure a coprirsi il volto inarcando la schiena allungando la distanza oppure contraendola cercando di farsi più piccolo possibile.
È una forma di lotta naturale in cui non sono ammesse reazioni apprese.
Nella nostra vita quotidiana abbiamo sperimentato diverse volte una specie di paralisi mentale. È il caso ad esempio di quando ci toccano mentre siamo sul bordo di un posto alto privo di balaustre o protezioni. Lì, non appena sentiamo il contatto, rimaniamo per un momento paralizzati, senza riuscire a fare nulla.
Questi momenti di paralisi sono frequenti anche durante le aggressioni.
È una circostanza descritta sovente dalle vittime di violenza sessuale, in cui oltre al ruolo dell’aggressione fisica, ve n’è un altro molto più insidioso, giocato dalla reazione emotiva.
Le arti marziali nascono come un sistema educativo, sia da un punto di vista fisico e reattivo sia da un punto di vista psicologico.
Il vero problema di un addestramento marziale, non è, come molti credono quello di imparare a tirare un calcio o un pugno. Queste sono attività facilmente acquisibili. Il vero lavoro consiste nel costruire reazioni adeguate a stimoli ai quali siamo disabituati, a costruire un equilibrio di risposta agli input ambientali, a sviluppare un’armonia interna capace di rendere migliore la nostra vita.
Nella mia esperienza molte volte ho dovuto constatare che gli eccessi sono all’ordine del giorno, e che le parole appena usate sono spesso travisate a seconda degli interlocutori. Pertanto, chi è attratto dal misticismo tende a vedere il lato energetico delle discipline come un fine, un quasi apprendista stregone, al contrario chi è attratto dal lato fisico privilegia la forza e la velocità. Nelle realtà dei fatti l’uno e l’altro sono condizioni necessarie che si sviluppano armoniosamente senza enfasi e senza arcani misteri.
Frequentare una palestra è il primo passo per addentrarsi in quest’affascinante mondo.
Chi vi si avvicina per la prima volta deve prendere confidenza con l’etichetta, in genere tipicamente orientale. Questa non è come appare un vuoto modo di fare, tuttavia, essendo la distanza culturale notevole, si fa fatica a comprenderne il significato.
Il saluto di norma può avvenire in piedi o da seduti. Abbassare il capo chinandosi è un modo implicito di dire:
“Mi fido di te e della tua lealtà mentre ci addestriamo assieme in uno spirito collaborativo”. Si tratta infatti di una posizione estremamente vulnerabile, che non sarebbe opportuno usare in un combattimento reale (a rischio di un calcione nei denti alla faccia della lealtà).
Come molto spesso avranno avuto modo di provare coloro che praticano da pochi mesi, l’efficacia si ottiene dopo molto tempo. Soprattutto quello che sembra funzionare bene nella pratica in palestra, provandolo su un soggetto meno collaborativo è fonte di delusione estrema (molti allievi arrivano sconsolati perché la sorella piccola, oltre ad aver resistito all’attacco efficacemente, ha anche provveduto a contrattaccare lasciando sul viso del praticante i segni dell’infamia).
Il motivo per cui ciò accade è presto detto. In primis le tecniche non sono esercizi da imparare a memoria, si deve infatti considerare che vengono imparate nella migliore delle condizioni possibili, che nella realtà della strada … non esiste. Non solo, ma quando s’imparano tecniche di difesa in palestra, si lavora con una parte del cervello che in condizioni di sicurezza ha la preminenza, ma che nel momento dello scontro reale viene disattivato in favore di una parte più antica e adatta alla sopravvivenza.
Questa viene regolata dal ciclo adrenalina-noradrenalina … ci si paralizza oppure si contrattacca come un leone.
Vi sono diversi tipi di arti marziali, alcune pongono maggiore enfasi sulle tecniche dure, cosiddette arti marziali esterne, altre invece sono una forma di meditazione in movimento, che raggiungono efficacia in difesa personale  solo dopo lunghissimi anni di pratica.
Ciascuno deve trovare l’arte più adatta alla propria personalità e condizione psicofisica.
Negli articoli che seguiranno, parlerò più specificatamente degli argomenti qui accennati, e sarò lieto di rispondere a chiunque abbia domande da sottopormi.

M° Santo Russo

Il M° Russo pratica arti marziali da quasi 30 anni.
È II Dan di Judo, II Dan di Ninjitsu. Ha inoltre praticato Karate Shotokan ed è istruttore di Tang Lang Chuan. Si è occupato dell’addestramento dei corpi di sicurezza di diverse agenzie e della formazione di guardie del corpo al combattimento individuale. Vive a Bologna.