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Forse risolto il giallo del giovane deceduto in Thailandia «Morto a causa delle botte ricevute nel carcere»

Soverato – Il giallo sulla morte di Marcello Mancusi, il giovane trentaseienne, residente a Soverato, morto in circostanze misteriose lo scorso ottobre, in Thailandia, dove si era recato per un viaggio di piacere, rivela nuovi ed inquietanti scenari sui quali, ora, indaga la Procura della Repubblica di Roma. Non ci sono più dubbi: Marcello Mancusi è stato assassinato. Lo ha rivelato in modo schiacciante l’esito dell’autopsia. Dall’esame, infatti, acquisito dalla Farnesina e reso immediatamente noto alle autorità locali, è emerso che l’ispettore d’igiene è deceduto a causa delle botte ricevute all’interno della cella del posto di Polizia nel quale era stato rinchiuso, in seguito all’accusa del furto di un ciclomotore.
“L’autopsia parla chiaro ­ ha fatto sapere Emilia Squillacioti, avvocato difensore ­ il corpo presenta gravi lesioni ai polmoni, alla milza, ai reni, un vasto ematoma cerebrale ed altri danni che hanno, senza dubbio, determinato la morte di Marcello”. La verità prende corpo lentamente ma emerge nella sua drammaticità. Il giovane, infatti, pare proprio che sia stato non solo picchiato a morte ma legato, perfino, mani e piedi, dagli stessi compagni di cella. Questa nuova versione dei fatti è emersa in seguito alle domande che la stessa Ambasciata ha rivolto ai poliziotti, presenti quel giorno, al momento dell’assassinio. Infatti, inizialmente, le autorità della Polizia locale hanno negato l’esito dell’autopsia, poi, in seguito alle consistenti pressioni ricevute, hanno raccontato una versione dei fatti. Secondo il responsabile del posto di Polizia, la guardia della cella, quel giorno, col fine di calmare Marcello Mancusi che, secondo quanto dichiarato, si dimenava e si autolesionava, avrebbe dato l’autorizzazione ai quattro compagni di cella di legarlo (i galeotti sarebbero stati poi denunciati dagli stessi agenti). Si tratta di un’ammissione grave, del tutto nuova, ma che basterebbe, da sola, a far aprire un nuovo capitolo della vicenda. “Vogliamo che sia fatta chiarezza sulla morte di Marcello ­ ha fatto sapere l’avvocato Squillacioti ­ ed escludiamo, a questo punto, anche la storia del ciclomotore rubato, perché Marcello era un ragazzo tranquillo ed onesto” e si chiede: “Quand’anche gli agenti avessero autorizzato l’operazione di bloccaggio delle mani e dei piedi ­ cosa, peraltro, del tutto fuori di ogni regola ­ dov’erano gli stessi agenti al momento del pestaggio? Dov’era il capitano?” E poi ancora: “Chi, in effetti è stato, il protagonista di questa brutale violenza?”. Ma un’altra prova potrebbe risultare decisiva ai fini della verità. Pare che una videocamera abbia ripreso tutto, quel giorno; una prova schiacciante di cui, tuttavia, non si è potuto vedere il contenuto della cassetta, in quanto non ancora acquisita come prova nelle mani dei giudici. L’avvocato incalza: “Perché i familiari quando sono stati in Thailandia non hanno voluto vedere il contenuto della cassetta? Era di fondamentale importanza”. Anche le analisi del sangue e delle urine, inoltre, hanno rivelato l’ottimo stato di salute di Marcello. Non è emersa alcuna traccia di stupefacenti. Ora è compito delle autorità competenti stabilire tutta la verità e fare giustizia.
Antonio Argentieri Piuma (Fonte: Il Quotidiano della Calabria)

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