Home / Notizie / Rachele Caruso, soveratese di nascita, racconta il conflitto in Iraq e il terrorismo direttamente dal Michigan

Rachele Caruso, soveratese di nascita, racconta il conflitto in Iraq e il terrorismo direttamente dal Michigan

Rachele Caruso con il marito Josh Conner
Rachele Caruso con il marito Josh Conner

I suoi ricordi “americani” via web

“Anche qui l’opinione pubblica è divisa su due fronti”

IL SUO nome completo é Rachele Caruso in Conner ed ha 30 anni. Si è laureata in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni all’Università di Bologna nel 1999 ed in quell’anno, durante la guerra dei Balcani, ha conosciuto suo marito, Josh, un soldato americano in missione a Cervia in occasione di quel conflitto. Dopo aver vissuto in Inghilterra per due anni, insieme al marito si sono congedati dai militari e sono venuti a vivere in Michigan, nella città natale di Josh, una cittadina di poco più di 2000 abitanti, chiamata Milan. Attualmente lavora come consulente per il dipartimento di ammissioni alla Ave Maria School of law, una scuola di legge privata e cattolica in Ann Arbor, Michigan. è rimasta attaccata alla terra di origine, Soverato, dove risiedono i suoi familiari ed ha ancora tanti ricordi e amici. Con molti di essi mantiene contatti grazie ad internet essendo una delle più attive animatrici di una community web di soveratesi che si incontra frequentemente sul “muro” di Soverato Web (www.soveratoweb.it) Fra le discussioni che intavola con i suoi compaesani c’è spesso quella sul conflitto iracheno. A migliaia km di distanza grazie alla rete delle reti, l’abbiamo intervistata nella veste di una soveratese in America

A Soverato qualche mese fa su un muro contiguo all’ospedale civile sono apparse delle scritte inneggianti a Saddam Hussein e a Bin Laden. Scritte, ovviamente, fortemente polemiche contro Bush e gli Stati Uniti per la guerra preventiva in Iraq. Come commenti, da soveratese che vive in America, questo episodio?

“La libertà di parola è una cosa meravigliosa. Tuttavia troppo spesso le parole di alcuni sono solo uno spreco d’aria, in questo caso di vernice. Con questo non voglio dire che uno non si debba sentire in diritto di esprimere ció che pensa. Ritengo sia piú che legittimo esprimere opinioni personali sul presidente Bush. Di certo un muro non è il posto piú adatto e mi auguro che chi ha messo tanta energia in quell’opera trovi un po’ di tempo per andare a scuola e imparare a scrivere, cosí la prossima volta non metterà tre “b” in farabutto. Quello che non riesco a condonare è l’inneggiare agli eventi dell’11 settembre. Quella tragedia non è da trattarsi come oggetto politico, o almeno non esclusivamente come tale. Migliaia di persone sono morte quel giorno, e credo che si debba portare rispetto alle vittime e alle famiglie, come, un esempio vicino, la famiglia Riverso. In un articolo scritto per SoveratoWeb avevo espresso l’augurio di non incontrare mai gente che giustificasse l’11 di settembre, ed invece questa gente é nella mia città e si sente in diritto di imbrattarla con commenti crudeli ed ignobili. Chiaramente chi ha scritto non ha nessun rispetto per la vita umana, per cui non mi sorprende che si sia messo allo stesso livello di Hussein o Bin Laden”.

Vivendo in Usa e condividendo con gli americani i sentimenti e i giudizi su tutto quello che sta accadendo nel mondo, protagonisti ma anche vittime gli Stati Uniti (da Guantanamo alle prigioni di Baghdad) cosa ritieni di dire in estrema sintesi?

“Anche qui in America l’opinione pubblica è divisa. Ai tempi di Guantanamo Bay, se la memoria mi assiste, gli unici a gridare allo scandalo furono gli attivisti per i diritti umani. La maggior parte della popolazione si sentí in qualche modo rivendicata. Non dimentichiamo che gli attacchi dell’ 11 di settembre erano ancora freschi nella memoria collettiva e chiunque avesse giocato un ruolo, per quanto marginale, in quel tragico evento, aveva perso ogni diritto nell’istante in cui il primo aereo si schiantó sulla prima torre. è comprensibile che le immagini che abbiamo visto di recente facciano riflettere. Ma non dimentichiamo che a questo punto del conflitto in Iraq una parte delle truppe é costituita da ragazzi che hanno ricevuto poco addestramento e che, anche al di lá del fattore di condotta militare, entra in gioco il fattore prettamente umano. Il famoso studio condotto all’Universitá di Stanford ha chiaramente dimostrato come persone “normali” si possano trasformare in aguzzini date le “giuste” circostanze. Io mi chiedo solo se la reazione a quelle fotografie sarebbe stata la stessa se fossero uscite il 12 Settembre 2001. Purtroppo a volte la memoria é troppo breve”.

Il 4 giugno sarà a Roma per celebrare i sessant’anni della liberazione della capitale dal nazismo operata dagli Stati Uniti nel 1944, George Bush. Si prevedono marce e proteste da parte delle sinistre più radicali contro il presidente. Che naturalmente sarà ricevuto con tutti gli onori, come è doveroso, dalle autorità e dalle istituzioni del nostro paese. Cosa pensi delle manifestazioni di protesta e contestazione previste?

“Come ho detto, la libertá di parola é uno dei beni piú preziosi. I soldati americani e Italiani stanno combattendo per difendere la libertá di tutti. Sarebbe un insulto a chi ha perso la vita e a chi sta ancora combattendo se non si permettesse alla gente di dimostrare le proprie opinioni, anche se non siamo d’accordo. Se non si permettesse ai contestatori di manifestare, tutte le vite perse in guerra sarebbero andate perdute a vuoto”.

Fabio Guarna (Fonte: il Quotidiano della Calabria)

Lascia un commento