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Riflessioni sul voto dopo l'intervento di Gerardo Pagano

In merito all’interessante intervento di Gerardo Pagano vorrei contribuire ancora al dibattito con alcune riflessioni.

Il prof. Pagano afferma che la ricerca di proposte politico-amministrative originali deve essere intesa come assunzione di responsabilità e non come negazione della politica. Secondo lui vi sarebbe un atteggiamento di moda di chi si candida a governare ma dichiara di non voler fare politica.
Il problema vero è, a mio avviso, opposto.
Nella società, nella comunità, ci sono tante persone con capacità e idee che “vogliono” fare politica ma non trovano uno spazio e una collocazione adeguata.
Più chiaramente, se da cittadino voglio fare politica ma non trovo negli attuali partiti lo strumento adeguato, semplicemente mi trovo a non avere diritto di partecipazione.
Nello specifico del centrosinistra il vero nodo da sciogliere è come il condivisibile processo politico che ha portato all’Unione si realizza pienamente.
Se l’Unione resta solo la somma dei partiti che la compongono la politica sarà ancora riservata ai pochi iscritti agli stessi partiti che continueranno a rappresentare un potere sostanzialmente auto referenziale anche se legittimato dal voto degli elettori.
Se invece il processo unitario diventa anche l’occasione per costruire un luogo nuovo della politica, dove cittadini, non militanti dei partiti attuali, trovano possibilità di espressione e partecipazione allora si coglie un’occasione importante di arricchimento e allargamento della partecipazione democratica. Va risolto insomma il solito problema dei movimenti che vengono spesso ben accolti dai cittadini in cerca di novità politica ma poi ricacciati nell’angolo dal sistema dei partiti che delle novità ha paura.
Mi sembra che la creazione del “nuovo luogo della politica” sia il progetto di Prodi che con fatica viene portato avanti, trovando ovviamente ostacoli in parte dei gruppi dirigenti dei partiti che, in modo un po’ miope, guardano solo alla protezione delle loro riserve di potere.

Non ho difficoltà quindi a riconoscere la validità dell’Unione come alleanza ma non capisco come, nella situazione attuale, il cittadino che vuole fare politica ma non è iscritto ad un partito possa dare la sua “adesione non formale” all’alleanza e quindi partecipare ai processi politici fondamentali di elaborazione di programmi e scelta dei candidati.

A questo punto può essere estremamente utile la capacità che il tessuto sociale e politico di Soverato ha dimostrato in passato di avere, quella appunto della ricerca di proposte politiche originali ed innovative.
Dobbiamo trovare tutti, per primi i rappresentanti locali dei partiti, il coraggio di spingerci più avanti di quanto già non abbia fatto il centrosinistra a livello nazionale. Sarebbe un errore se i partiti si arroccassero su una posizione di semplice duplicazione delle formule (FED GAD o UNIONE) come sembrano voler fare a sentire alcuni interventi.
A questo dovremmo essere spinti anche dal sistema elettorale che ci obbliga ad una scelta assolutamente unitaria.
Facciamo quindi dell’Unione a Soverato quello che non è ancora in Italia. Un processo politico unitario dove ogni singolo cittadino, con pari dignità e a livello individuale, può portare il suo contributo di idee.
Questo percorso, di cui le primarie sono parte integrante e fondamentale, mi sembra tra l’altro il più idoneo a superare l’ostacolo rappresentato dalla attuale prevalenza del centrodestra nella nostra Città.

Tommaso Lupo

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