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Soverato, controesodo? Meglio rientro.

Controesodo in atto? Forse la parola esodo, coi movimenti biblici, che evoca è da considerare nel nostro caso, eccessiva. Più propria è forse la parola rientro e non già dei turisti, altra parola grossa, ma piuttosto dei vacanzieri, alcuni residenti pochi chilometri oltre il territorio del soveratese. Essi spesso programmano le loro vacanze, fittando un appartamento in città o trasferendosi nella seconda abitazione, riconosciuta genericamente come la “casa a mare”. Per il resto la vacanza è iperprogrammata e fatta di sole, mare, passeggiate sul lungomare e spettacolo o manifestazione ludica organizzata dalle locali associazioni o amministrazioni comunali. Poi ci sono i tanti emigranti che fanno ritorno per ritrovarsi con parenti e amici. Infine ci sono i turisti veri e propri, quelli che vengono da fuori regione o Italia, spesso giunti sulle nostre coste, grazie ad abili tour-operator che riescono a riempire i nostri villaggi. E nel residence estivo questi trascorrono gran parte del loro tempo, grazie ad animazioni e iniziative di intrattenimento. Per i restanti turisti che scelgono di vivere l’estate soveratese può accadere, e sembra in alcuni casi accaduto, di ritrovarsi a fare i conti con la “serendipity”. Di cosa si tratta? Lo scrittore inglese Horace Walpole coniò un vocabolo: appunto “serendipity” che significa l’attitudine a trovare ciò che non si sta cercando. Ebbene sulle auto dei vacanzieri che fanno ritorno dalle ferie del soveratese di “serendipity” ce ne sarà stata tanta. Soprattutto se ci si ferma a guardare all’interno di esse e si scorgono signori di mezza età o famigliole tranquille e serene, tutte affannate a imboccare il segnale giusto che li porti sulla autostrada del sole, sperando che quest’ultimo magari non sia troppo forte. Così, chi era arrivato a godersi il mare e vivere all’insegna della serenità la sua vacanza, avrà fatto un’esperienza diversa da quella che aveva programmato e che certamente non stava cercando. Serenità e tranquillità necessitano di un sonno indisturbato e, a sentire le lamentele, sembra che i fastidi causati dall’alto livello acustico degli spettacoli notturni nella cittadina jonica quest’estate si siano ripetuti spesso. E questo altro non è se non “serendipity”. Così come lo è quando il turista va a cercare un buon ristorante e invece scopre sulla costa una spiaggia fatta ad hoc per le sue abitudini, o quando il ragazzino rassegnato a dover stare lontano dai miti della televisione che tutto l’anno gli hanno tenuto compagnia, trova alla festa del paese invece della banda gli amici della De Filippi, con il dispiacere dei nonni che spesso devono accettare che anche le feste patronali sono cambiate.
Ma da dove arriva questo termine, abbastanza di moda in America e che sembra fatto al caso nostro?
La spiegazione la troviamo in uno scritto di Beppe Severgnini che dice: “secondo la leggenda, il sultano di Serendip (l’attuale Sri Lanka) partì per cercare l’oro. Si spinse lontano, attraverso’ monti e vallate, ma non lo trovo’. Trovo invece tÈ di qualita’ superba, che alla fine si rivelò più prezioso dell’oro. Basandosi su questo e altri racconti popolari dove gli eroi facevano scoperte per caso, lo scrittore inglese Horace Walpole (1717-1797) conio’ il vocabolo ‘serendipity’ “. Ed allora se i nostri turisti non hanno trovato la tranquillità che cercavano ma hanno scoperto però uno splendido mare, delle manifestazioni culturali di qualità e degli ottimi piatti, soprattutto di pesce, sarebbe bello che portassero questi ricordi con loro, come il Tè di qualità che si rivelò più prezioso del metallo pregiato.

Fabio Guarna (Fonte: il Quotidiano della Calabria)

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