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Coste soveratesi a rischio mucillagine

SOVERATO – Sembrava si trattasse di un problema circoscritto al mare adriatico mentre invece pare stia colpendo anche le coste del basso-jonio catanzarese. Parliamo della mucillagine, un fenomeno presente in ambiente marino e avvertito soprattutto dai pescatori i quali sono soliti definirlo da queste parti come “mucciu”. Ancora però prima di dare l’allarme mucillagine è necessario un ulteriore approfondimento. Stando alle descrizioni di molti che si accingono a pescare sulle coste del basso-jonio sembra però che si tratti proprio di questo fenomeno. Infatti, in alcune zone, calate le reti, queste, dopo un po’ di tempo si abbassano nei fondali a causa del peso di una sostanza gelatinosa (così viene descritta) che si attacca ad esse. Questa circostanza impedisce di far finire nella rete il pescato e si verifica a tutte le profondità sino ad arrivare in superficie. Naturalmente il danno non è soltanto di natura economica per i pescatori, ma potrebbe anche colpire i vacanzieri che si accingono a spostarsi in ferie nel soveratese. Se la mucillagine, infatti, dovesse estendersi sino alla riva, i bagnanti troverebbero sulla propria pelle una sostanza viscida, appiccicosa e naturalmente fastidiosa. Ma cos’è la mucillagine? Essa è costituita da polisaccaridi che con l’acqua accrescono la loro grandezza assumendo forme diverse. Quando le masse mucillaginose appaiono in superficie come sembra stia accadendo sulle coste del soveratese, vuol dire che il processo di formazione è in fase avanzata. Infatti, la mucillagine si forma nei fondali dove è possibile osservarla allo stato originario in forma di fiocchi quasi bianchi, poi quando arriva la stagione più calda appaiono dei filamenti lunghi sino a 20 cm che possono trasformasi in reticoli fino a 4 metri. Se vi è il vento di scirocco, le masse mucillaginose si spingono sino alla costa e finiscono a ridosso delle spiagge. La grandezza delle masse dipende anche dalla corrente marina e di come essa dispiega la sua forza investendo la mucillagine. Bisognerà aspettare a questo punto, – nel caso il fenomeno possa essere ufficialmente definito da chi di dovere, come quello della mucillagine -, una forte mareggiata che produca un veloce ricambio delle acque. Del resto, il problema qualche giorno addietro è stato evidenziato in una nota del presidente del wwf Calabria, Fabio Menin il quale, facendo riferimento a delle considerazioni che arrivano dall’Arpacal, in un’analisi generale del fenomeno, esprimeva forti preoccupazioni per le coste dell’intero territorio regionale. Sulla mucillagine sono stati fatti diversi studi ed effettuati programmi di controllo. In questo senso sin dal 1989 la struttura oceanografica Daphne svolge un monitoraggio delle acque regionali mensilmente che si intensifica nei periodi in cui vi sono aumenti della massa mucillaginosa.

Fabio Guarna (Fonte:il Quotidiano della Calabria)

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