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Marco Tullio Cicerone

Busto Cicerone
Busto Cicerone

Dire di Cicerone significa scrivere non solo di un grande statista, ma anche di un grande giurista, avvocato e filosofo. Per conoscerlo meglio ci limiteremo ad accennare ad alcuni episodi della sua vita citando infine alcune delle sue opere. Ma per valorizzare la figura del grande uomo, pensiamo sia opportuno analizzare e quindi tradurre alcune sue opere. Lo faremo con lo spirito di chi traduce per conoscere lo stile dell’autore e non con il solo fine di fare una traduzione corretta. Non è escluso, infatti, che qualche traduzione possa contenere qualche imprecisione, ma per noi è il senso degli scritti o delle orazioni di Cicerone, che riteniamo sia giusto trasferire ai lettori. Dunque dicevamo della vita di Cicerone. Marco Tullio Cicerone nacque ad Arpino nel 106 a.C., il padre (Marco Tullio Cicerone il vecchio) avviò agli studi forensi i figli Marco e Quinto portandoli a Roma. Qui Cicerone ebbe la possibilità di istruirsi ascoltando Licinio Crasso e Marco Antonio fra i più grandi oratori dell’epoca, mentre per quanto riguarda gli studi di legge, fu erudito da Quinto Muzio Scevola. Dopo il servizio militare continuò a studiare ed ebbe modo di seguire gli insegnamanenti degli epicurei fra cui Zenone. La sua carriera forense cominciò nell”81 con l’orazione Pro Quinctio a cui seguirono tante altre. Fra queste segnaliamo la Pro Roscio Amerino che rappresenterebbe un piacevole esercizio di traduzione per chi volesse cimentarsi. Quindi, armatevi di vocabolario latino o dizionario latino e procedete.Proseguendo con la vita di Cicerone dobbiamo dire che negli anni ’70 a.C., dapprima viaggiò in Grecia (meta d’obbligo per i Romani dell’epoca che volevano approfondire i loro studi) dove conobbe lo stoico Posidonio, quindi tornò nella Capitale per iniziare la sua carriera politica. Divenne quindi Questore e durante il mandato si impegnò nella causa contro il propretore Verre, affidatagli dai siciliani. Verre fu costretto a dimettersi e le orazioni ( c.d. Verrine) preparate da Cicerone contro di lui, rappresentano anche uno spaccato storico del costume dell’epoca durante la quale la nobiltà corrotta viene smascherata da Marco Tullio Cicerone che però non attaccò l’istituzione senatoria. Dopo l’elezione a Questore per Cicerone fu un continuo successo in campo politico. Divenne Edile nel 69 a.C. e nel 66 a.C. fu eletto all’unanimità Pretore. Nel 64 a.C. grazie al voto delle centurie ebbe il Consolato. Durante questo periodo si impegnò per impedire a Catilina di candidarsi nuovamente al senato. Una candidatura che aveva preoccupato i benestanti dell’epoca per l’intenzione di Catilina di volere proporre un progetto in cui sarebbero stati rimessi i debiti. Cicerone alimentò le voci che giravano all’epoca (in questo senso si rivelò anche un esperto di comunicazione) che davano Catilina organizzatore di una congiura contro la Repubblica. Il console pronunciò le quattro famose Catilinarie che costrinsero Catilina ad abbandonare la città. Furono fra le orazioni migliori tenute dal grande statista romano, le quali come potrete notare, poco alla volta stiamo traducendo e mettendo in rete (In catilinam). L’accordo fra Cesare e Pompeo ai danni dell’aristocrazia senatoria segnò il declino di Cicerone che però ebbe l’occasione di risorgere quando durante il primo triumvirato gli fu proposto di sostenere la legge agraria a favore della plebe più povera. Cicerone però non si prestò, probabilmente per non sembrare un traditore dell’aristocrazia e per non perdere l’immagine di uomo attaccato all’ordine legale. Restò quindi fuori dalla politica per molto tempo anche se il tribuno della plebe Clodio, antico nemico di Cicerone, fece in modo di fare condannare all’esilio il grande giurista e oratore romano. Dopo qualche anno, riuscì a tornare a Roma, dove pronunciò l’orazione Pro Sestio sostenendo la necessità di fare un fronte comune contro i populares. Durante uno degli sconti fra possidenti e plebei, Clodio venne ucciso da Milone che Cicerone difese (Pro Milone). La folla però inferocita non fece pronunciare a Cicerone l’orazione a difesa di Milone e quest’ultimo fu condannato all’esilio. Nel 51 a.C. Cicerone fu proconsole in Cilicia durante il periodo in cui la guerra civile a Roma sembrava alle porte e quando tornò nella capitale il grande oratore si batté per frenare gli animi di Cesare e Pompeo senza alcun esito. Allo scoppio della guerra civile fu al seguito dei pompeiani abbandonando l’Italia. Dopo la guerra civile Cesare lo perdonò nel 47 a.C. e Cicerone tentò di collaborare con il divino Giulio. Tentativo fallito per la piega assolutistica che aveva assunto il governo di Cesare. Quando Giulio Cesare morì, Cicerone riprese l’attività politica attaccando fortemente Marco Antonio e pronunciando 14 orazioni dette Filippiche. Cicerone si schierò dunque con Ottaviano anche se dopo il secondo triumvirato a nulla valse il disaccordo di quest’ultimo di cancellare dalle liste di proscrizione Marco Tullio Cicerone. Antonio impose il nome di Cicerone sulle liste di proscrizione e il grande oratore, giurista e filosofo romano fu ucciso dai sicari nel dicembre del 43 a.C. nella sua villa di Formia.
Fra le opere di Cicerone ricordiamo: De domo sua ad pontifices, De Haruspicum responso, De Lege Agraria, In L.Calpurium Pisonem, In Verre actio prima, In Catilinam I-IV, Oratio cum popolo gratias egit, Philippicae orationes, Pro T.Annio Milone, Pro Archia, Pro P.Cornelio Sulla, Pro L.Cornelio Balbo, Pro M.Marcello, Pro Sex Roscio Amerino.

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