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Da Slow Food Soverato – il pomodoro di Belmonte

La visita a Belmonte tra pomodori, spettacolo teatrale e buona cucina.

Si fa un gran parlare del famoso pomodoro di Belmonte. In effetti una visita in quel territorio vale proprio la pena farla. I soci del convivium slow food di Soverato, si sono ritagliati una giornata speciale, nel periodo di massima raccolta di questa specie interessante di pomodoro con la forma a  “cuore di bue”. Accompagnati dall’agronomo Giovanni Arlia, che in collaborazione con i produttori aderenti all’APB (associazione pomodoro di Belmonte” si è occupato del disciplinare), è stata condotta la visita a quattro campi di coltivazione, alla scoperta delle differenze e delle specialità.
Questo pomodoro, che nella versione gigante può pesare anche 1,5 kg, si presenta con una buccia molto sottile, una polpa piena con pochissimi semi. Una delizia che viene coltivata esclusivamente in pieno campo e che per le sue caratteristiche merita di essere salvaguardata, conservandone il germoplasma per  evitarne contraffazioni. Slow food, che della biodiversità fa un cavallo di battaglia, sicuramente si attiverà per sostenere quei piccoli produttori che con pazienza e tenacia si occupano di questa coltivazione, tramandandone le sementi.
La visita è stata accompagnata anche dalle informazioni sugli aspetti di marketing fornite da Rosario  De Micheli   che ha fatto una tesi di laurea sugli aspetti economici di questo ecotipo.
Dopo la passeggiata tra i filari di pomodori, c’è stata  la sosta presso il punto vendita di Colavolpe, il bellissimo emporio con i migliori prodotti dell’eccellenza  enogastronomica Calabrese. In degustazione il fico dottatto, uno dei presidi Slow food.
La sosta a pranzo presso “I Cappuccin”i, il ristoreventi di Belmonte  ha letteralmente catturato tutti i presenti. La proprietaria Paola Scialis, accompagnata dalle musiche di Gerardo Vespucci, ci ha fatto capire che la cucina è come il teatro: arte della seduzione, della memoria,della nostalgia di tutto quello che il cuore e la lingua sentono quando si prepara o si mangia una pietanza. L’ambientazione nei locali dell’ex convento, le portate servite da camerieri con il saio, le note di chitarra battente, fisarmonica e lira del maestro Amerigo Vespucci, hanno fatto da coreografia alla recita della Vitriola, sapientemente interpetrata da Paola Scialis, nella parte della donna Calabrese che racconta i fatti dei briganti con il suo sguardo vitreo e pungente.
Le buone pietanze dai forti sapori dell’orto e delle carni, innaffiate da un buon vino contadino sono state servite intercalando le portate con le recite ed i canti popolari.
Una precisazione: ABBIAMO APPREZZATO MOLTO L’ESPERIENZA CORAGGIOSA CHE CI HA PRESENTATO PAOLA SCIALIS, UNA GIOVANE E PREPARATA PROFESSIONISTA DELLO SPETTACOLO, CHE INVECE DI EMIGRARE DALLA CALABRIA HA PRESO IN GESTIONE IL SUGGESTIVO LOCALE DI FAMIGLIA TRASFORMANDOLO IN UN LUOGO IN CUI SPETTACOLO TEATRALE E CUCINA DANNO IL MEGLIO CHE LA CALABRIA PUO’ ESPRIMERE. È UNAVVENTURA TUTTA IN SALITA MA LE AUGURIAMO CHE CE POSSA FARE.
Per finire in bellezza, la giornata è stata conclusa con la visita al centro storico di Longobardi, ricco di palazzi e di vedute panoramiche sul golfo e sulle isole Eolie; ad accompagnarci nella visita l’ avvocato Nicola Bruno,  che da appassionato cultore della storia locale ci ha condotto tra i vicoli e nei cortili delle dimore signorili, raccontandone la storia e gli aneddoti.
Un’ultima degustazione di pomodoro di Belmonte e di tanti prodotti del laboratorio “Melissa”( dolci, liquori e marmellate), ha chiuso una  giornata  davvero indimenticabile.

Marisa Gigliotti

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