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Catilinarie (Traduzione libera in Italiano) Liber II,13

TESTO LATINO

Hic ego vehemens ille consul, qui verbo civis in exilium eicio, quaesivi a Catilina, in nocturno conventu apud M. Laecam fuisset necne. Cum ille homo audacissimus conscientia convictus primo reticuisset, patefeci cetera; quid ea nocte egisset, [ubi fuisset,] quid in proximam constituisset, quem ad modum esset ei ratio totius belli descripta, edocui. Cum haesitaret, cum teneretur, quaesivi, quid dubitaret proficisci eo, quo iam pridem pararet, cum arma, cum secures, cum fasces, cum tubas, cum signa militaria, cum aquilam illam argenteam, cui ille etiam sacrarium [scelerum] domi suae fecerat, scirem esse praemissam.

TRADUZIONE LIBERA IN ITALIANO

Dunque, io, il console veemente, che con una parola mando in esilio i cittadini, ho chiesto a Catilina se fosse o meno intervenuto alla riunione di notte presso l’abitazione di Marco Leca. Poiché, lui, che non ha eguali per spudoratezza, ma era colpevole innanzi a se stesso, in un primo momento non parlava ho reso noto a tutti il rimanente (le altre cose); ho denunciato che cosa avesse (aveva) fatto quella notte [dove fosse (era) stato]; cosa avesse  (aveva) cospirato per la notte seguente, come avesse (aveva) pianificato l’intera guerra. Poiché lui esitava, era confuso l’ho incalzato chiedendogli perché esitava a raggiungere il posto dove da diverso tempo aveva deciso di portarsi, dove, come ero a conoscenza, si era fatto precedere, da armi, scuri, fasci consolari, trombe, segni militati e quella aquila di argento alla quale aveva anche riservato un sacrario [di delitti] nella sua abitazione

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