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Conoscere le arti marziali

Con questo primo articolo inauguriamo la rubrica dedicata alle arti marziali e sport da combattimento. Questa non sarà dedicata ad una disciplina in particolare, vuole piuttosto essere una guida per chi si avvicina per la prima volta a questo mondo, ma anche e soprattutto per chi pratica, a qualunque livello, una qualsiasi disciplina di combattimento.
Cominciamo a dire che le arti marziali nascono con l’uomo, e più precisamente con le prime necessità dell’uomo. La necessità di sopravvivere in natura ha affinato diverse abilità e capacità che spesso sono poi state usate a fini bellici. Così la corsa, il nuoto, l’uso di armi semplici hanno contribuito a modificare i movimenti naturali fino a farli progredire in ars diminicandi.
Se guardiamo due bambini che litigano scopriamo che i movimenti che adottano sono sempre gli stessi. Non sono ancora appresi, pertanto sono quelli per i quali la nostra specie sembra essere portata.
Chi attacca porta i pugni a mo’ di martello, dall’alto verso il basso, oppure cerca di abbracciare l’avversario, di graffiarlo, di tirargli i capelli. Chi si difende al contrario cerca di allungare le braccia per allontanare l’aggressore oppure a coprirsi il volto inarcando la schiena allungando la distanza oppure contraendola cercando di farsi più piccolo possibile.
È una forma di lotta naturale in cui non sono ammesse reazioni apprese.
Nella nostra vita quotidiana abbiamo sperimentato diverse volte una specie di paralisi mentale. È il caso ad esempio di quando ci toccano mentre siamo sul bordo di un posto alto privo di balaustre o protezioni. Lì, non appena sentiamo il contatto, rimaniamo per un momento paralizzati, senza riuscire a fare nulla.
Questi momenti di paralisi sono frequenti anche durante le aggressioni.
È una circostanza descritta sovente dalle vittime di violenza sessuale, in cui oltre al ruolo dell’aggressione fisica, ve n’è un altro molto più insidioso, giocato dalla reazione emotiva.
Le arti marziali nascono come un sistema educativo, sia da un punto di vista fisico e reattivo sia da un punto di vista psicologico.
Il vero problema di un addestramento marziale, non è, come molti credono quello di imparare a tirare un calcio o un pugno. Queste sono attività facilmente acquisibili. Il vero lavoro consiste nel costruire reazioni adeguate a stimoli ai quali siamo disabituati, a costruire un equilibrio di risposta agli input ambientali, a sviluppare un’armonia interna capace di rendere migliore la nostra vita.
Nella mia esperienza molte volte ho dovuto constatare che gli eccessi sono all’ordine del giorno, e che le parole appena usate sono spesso travisate a seconda degli interlocutori. Pertanto, chi è attratto dal misticismo tende a vedere il lato energetico delle discipline come un fine, un quasi apprendista stregone, al contrario chi è attratto dal lato fisico privilegia la forza e la velocità. Nelle realtà dei fatti l’uno e l’altro sono condizioni necessarie che si sviluppano armoniosamente senza enfasi e senza arcani misteri.
Frequentare una palestra è il primo passo per addentrarsi in quest’affascinante mondo.
Chi vi si avvicina per la prima volta deve prendere confidenza con l’etichetta, in genere tipicamente orientale. Questa non è come appare un vuoto modo di fare, tuttavia, essendo la distanza culturale notevole, si fa fatica a comprenderne il significato.
Il saluto di norma può avvenire in piedi o da seduti. Abbassare il capo chinandosi è un modo implicito di dire:
“Mi fido di te e della tua lealtà mentre ci addestriamo assieme in uno spirito collaborativo”. Si tratta infatti di una posizione estremamente vulnerabile, che non sarebbe opportuno usare in un combattimento reale (a rischio di un calcione nei denti alla faccia della lealtà).
Come molto spesso avranno avuto modo di provare coloro che praticano da pochi mesi, l’efficacia si ottiene dopo molto tempo. Soprattutto quello che sembra funzionare bene nella pratica in palestra, provandolo su un soggetto meno collaborativo è fonte di delusione estrema (molti allievi arrivano sconsolati perché la sorella piccola, oltre ad aver resistito all’attacco efficacemente, ha anche provveduto a contrattaccare lasciando sul viso del praticante i segni dell’infamia).
Il motivo per cui ciò accade è presto detto. In primis le tecniche non sono esercizi da imparare a memoria, si deve infatti considerare che vengono imparate nella migliore delle condizioni possibili, che nella realtà della strada … non esiste. Non solo, ma quando s’imparano tecniche di difesa in palestra, si lavora con una parte del cervello che in condizioni di sicurezza ha la preminenza, ma che nel momento dello scontro reale viene disattivato in favore di una parte più antica e adatta alla sopravvivenza.
Questa viene regolata dal ciclo adrenalina-noradrenalina … ci si paralizza oppure si contrattacca come un leone.
Vi sono diversi tipi di arti marziali, alcune pongono maggiore enfasi sulle tecniche dure, cosiddette arti marziali esterne, altre invece sono una forma di meditazione in movimento, che raggiungono efficacia in difesa personale  solo dopo lunghissimi anni di pratica.
Ciascuno deve trovare l’arte più adatta alla propria personalità e condizione psicofisica.
Negli articoli che seguiranno, parlerò più specificatamente degli argomenti qui accennati, e sarò lieto di rispondere a chiunque abbia domande da sottopormi.

M° Santo Russo

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