Home / Sport / Arti Marziali / Arti marziali, la scelta della scuola (parte 1)

Arti marziali, la scelta della scuola (parte 1)

Per chiunque sia digiuno di arti marziali, arrivato il momento di scegliere una disciplina si troverà sommerso da una miriade di informazioni, alcune corrette, altre interessate altre ancora incomplete. La domanda che più spesso mi viene rivolta è:

“Qual è la migliore?”

Mi piacerebbe potervi dare una risposta definitiva, ma la domanda è insensata. Esistono moltissimi tipi di lavoro, alcuni preferiscono stare in ufficio, altri in cantiere, altri ancora chiedono solo di lavorare oppure sperano di non farlo.
Per le arti marziali è la stessa cosa. È una scelta personale che ha molto a che fare con la propria personalità, con l’obiettivo che si vuole conseguire e con il proprio fisico e il proprio carattere.
Poiché la domanda la trovo molto ricorrente e considerato che se è ricorrente significa che non ci sono molte risposte alla stessa, penso di farvi cosa gradita cercando di descrivere per grandi linee le arti marziali più conosciute, e perché no, magari quelle meno conosciute. Su ciascuna di esse bisognerebbe scrivere moltissimo, poiché contengono insegnamenti molto profondi. Ciascuna possiede la sua bellezza e i suoi segreti, ma queste cose vi saranno rivelate solo dai vostri maestri, così come è giusto che sia. Ringrazio tutti i colleghi che lavorano in questo meraviglioso campo, e ricordo a chi si vuole avvicinare che non esiste un’arte marziale migliore di un’altra, ma solo differenti cammini…

Karate

La parola karate come molti sapranno deriva dal giapponese Kara = vuoto e Te = mano, cioè a mani nude. Alle origini il suo nome era To De = Mano Cinese. Il karate moderno è molto diverso da quello antico, non solo per il modo in cui viene praticato, ma anche per le finalità  cui è preposto. Ci sono numerosi stili di karate praticati oggigiorno, sebbene i più famosi siano lo Shotokan, il Gojuryu, il Wado Ryu, il Nambudo, il Kokyushinkai, e lo Shotokai. Ciascuno di questi ha le proprie peculiarità, la propria filosofia e i propri capiscuola.
Il karate è un’arte marziale che si caratterizza per posizioni piuttosto basse e attacchi basati sulla potenza. Si lavora prima sulla forza e la posizione e in seguito sulla precisione e velocità.
Il contatto fisico non è consentito, per cui gli allievi lavorano molto sul controllo dei colpi che possono sfiorare il bersaglio con precisione millimetrica anche se sferrati con molta forza.
PRO: Il corpo lavora equilibratamente, i muscoli si rinforzano senza crescere in massa, è possibile allenarsi anche da soli senza l’ausilio di un partner.  Per colpire si usa quasi tutto il corpo, i calci alti fanno parte della tecnica del karate. Pertanto lo streching è fondamentale. Consigliato a bambini di costituzione gracile e a persone che vogliano tonificarsi. Ottimo il lavoro aerobico. Unico nel suo genere per il controllo che dona a chi pratica con serietà e assiduità. Le persone di indole pratica troveranno molta affinità con quest’arte. Consigliata anche come terapia per le persone emotive, le quali attraverso questa disciplina impareranno a mantenere sotto controllo le proprie emozioni.
Contro: tutte le arti marziali possono essere usate in difesa personale, ma nel caso del karate bisogna onestamente dire che l’efficacia in strada si ottiene dopo molti anni di studio. Questo non perché non sia valida, semplicemente perché normalmente si tratta di un metodo educativo e sportivo, e in questo processo si usa uno schema motorio parata-contrattacco. In difesa personale lo spazio di tempo questi due movimenti fa la differenza tra la vittoria o la sconfitta. Solo quando si sia acquisita una velocità molto elevata si riesce ad essere quasi simultanei evitando di scoprirsi e portando il contrattacco a buon fine.
Sconsigliato a chi soffre di problemi articolari importanti, specialmente alle ginocchia, essendo queste parti molto sollecitate dalle posizioni basse.

Tae-kwon-do

Il tae-kwon-do è un’arte marziale di origine Coreana.
Negli ultimi anni è diventata disciplina olimpica, per cui molti hanno già avuto modo di vederla praticare.
È un’arte molto coreografica e possiede i calci più belli e spettacolari tra tutte le arti marziali conosciute. Anche il tae-kwon-do  richiede molta pazienza e disciplina.  A livello fisico lo stretching è la parte fondamentale. Sarebbe impossibile in altro modo riuscire a sollevare una gamba tanto in alto senza strapparsi un muscolo. Si lavora moltissimo di gambe. L’elevazione dal suolo aumenta con la pratica e i calci in circolari in volo eseguiti con leggerezza e forza sono la dimostrazione vivente dei sacrifici che richiede.
Poiché richiede il contatto pieno si lavora con protezioni per il busto e col caschetto.
La distanza tra i combattenti è medio lunga, per cui una gran parte della preparazione si basa sul timing, ossia sul colpo d’occhio per cogliere le occasioni ed entrare al momento giusto.
Pochi gli attacchi di mano che si limitano singole tecniche di pugno o di taglio.
È un’arte da praticare fin da bambini o adolescenti. Questo consente di continuare in età adulta senza traumi e con naturalezza. Nessuno vieta ovviamente di cominciare tardi, ma lo sforzo si raddoppia a causa della minore elasticità dei tendini e dei tessuti.
PRO: è una disciplina che sviluppa senso dell’equilibrio e del timing.
Il corpo si modella in modo armonioso e flessibile. Ottimo il lavoro cardiovascolare e tendineo articolare.
Il contatto pieno migliora la percezione del sè.
È indicato per persone con molta energia da bruciare e che vogliano migliorare fiato e resistenza. Si trovano a proprio agio le persone con indole tendente alla fantasia per il senso di volo che le tecniche di calcio lasciano assaporare. Come terapia è utile per sciogliere i blocchi emotivi che in genere affliggono la muscolatura delle persone rigide.
Contro: a causa dei salti che in qualche modo caratterizzano quest’arte e del contatto pieno che seppure attutito non impedisce la propagazione di onde d’urto sul corpo, è sconsigliata a chi soffre di retinopatie gravi, problemi renali anch’essi gravi e problemi articolari in special modo alle caviglie e ginocchia. La mancanza di tecniche corpo a corpo lo rende poco adatto alla difesa personale se non dopo molti anni.

Judo

Judo è una parola Giapponese che significa via della morbidezza o flessibilità. È uno sport educativo non finalizzato alla difesa personale, ma solo alla crescita dell’individuo. Si lavora corpo a corpo, tenendo il contatto costante con l’avversario. Si basa sull’uso di proiezioni, leve articolari e strangolamenti. È un’arte molto complessa da padroneggiare, sebbene le tecniche ufficiali non siano moltissime. In verità la parte difficile consiste nello sviluppo di una sensibilità alla gestione del corpo dell’avversario, alla capacità di percepire lo squilibrio e il peso altrui e nel coordinamento col proprio. Non è ammesso l’uso della forza, sebbene nelle competizioni si assiste spesso a questo e personalmente lo trovo decisamente contrario allo spirito del fondatore. Lo studio delle cadute è fondamentale per la pratica di questo sport, in quanto l’impatto al suolo, seppure attutito da una materassina abbastanza spessa, rimane in ogni caso molto forte. Imparare a cadere sarà una parte delle lezioni che occuperà considerevole tempo, ma i vantaggi si possono poi trovare anche nella quotidianità. Si può praticare a qualunque età, non richiedendo forza o prestanza. Si trovano a proprio agio le persone con l’indole tranquilla, mentre risulta terapeutico per chi tende ad avere tutto sotto controllo e non riesce a lasciarsi andare.
PRO: praticabile a tutte le età, fisiologicamente corretto, mette in moto tutti i muscoli del corpo in modo naturale. Il contatto fisico con i partner d’allenamento consente un approccio più spontaneo con la fisicità. L’equilibrio migliora moltissimo così come l’eleganza del portamento.
Contro: a causa delle cadute piuttosto pesanti è sconsigliabile per chi ha gravi problemi di osteoporosi così come per chi soffrisse di ernie del disco o problemi alla schiena. L’allenamento risulta a volte ripetitivo, pertanto solo persone motivate riescono a superare questo scoglio psicologico. Non adatto alla difesa personale se non dopo moltissimi anni.

Nell’articolo successivo continuerò ad illustrare seguendo questo metodo le altre scuole sperando di farvi cosa gradita.

M° Russo Santo

Leave a Reply