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Ippocampo, primo su Google

Soverato ha come simbolo il cavalluccio marino. Lo sa bene google, il potente motore di ricerca di Mountain View in Usa, che per uno strano scherzo del destino o potremmo dire grazie ad un software “generoso” nei confronti della cittadina jonica, sta mettendo in questo periodo una foto tratta da un post del sito Soverato News come primo risultato di coloro che ricercano immagini dell’ippocampo”. In sostanza da ogni parte del globo chiunque tenterà di trovare una foto dell’ippocampo collegandosi a google italia sezione immagini e digitando “ippocampo”, vedrà apparire sul suo schermo una bella foto scattata dal fotografo Ernesto Sestito e gentilmente concessa per la pubblicazione al sito Soverato News in cui si vede il cavalluccio marino. Non solo, ma il lettore scoprirà anche leggendo il testo che accompagna la foto di una interessante scoperta sulla riproduzione dell’Ippocampo, il c.d. cavalluccio marino che viene spesso utilizzato come emblema della cittadina jonica. Si tratta spiegano dal sito amatoriale molto letto nel comprensorio di una scoperta che arriva dalla Gran Bretagna che riguarda la riproduzione dell’Ippocampo, il c.d. cavalluccio marino che viene spesso utilizzato come emblema della cittadina jonica. Una specie che – si è sempre detto – deve la sua sopravvivenza alla buona salubrità delle acque. In realtà la salubrità delle acque sembrerebbe favorire non tanto la permanenza in vita dell’ippocampo quanto invece la sua riproduzione.  Infatti mentre prima si pensava che nei cavallucci marini la riproduzione avvenisse direttamente nella cavità addominale del maschio dove la femmina si riteneva depositasse i suoi ovuli, oggi invece i ricercatori d’oltralpe hanno avanzato un’altra ipotesi. Il seme, secondo gli studi e le osservazioni degli studiosi britannici, viene espulso all’esterno nell’acqua e quindi viene risucchiato attivando il fenomeno della fecondazione. Per queste ragioni il rischio che la fecondazione non vada a buon fine è molto alto quando questa avviene in acque inquinate nelle quali il seme può distruggersi facilmente.

Fabio Guarna (fonte: Il Quotidiano della Calabria)

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