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Large Hadron Collider (LHC), la macchina del futuro è partita

Per chi nel 1969 non era ancora nato e ha appreso l’entusiasmo che c’è stato quando l’uomo ha messo il primo piede sulla luna soltanto dalla cronaca dei giornali dell’epoca, avrà sicuramente fatto un parallelo con lo start dell’Lhc ovvero del Large Hadron Collider del Cern di Ginevra entrato oggi in funzione. Le telecamere e i giornalisti di tutto il mondo hanno rivolto l’attenzione sull’evento che per qualcuno potrebbe aprire le porte di una nuova era. Anche Google ha modificato il logotipo della home page per tenere alta l’attenzione sul grande esperimento che si sta tenendo lungo un percorso di 27 Km scavato a 100 m sotto il suolo fra la Francia e la Svizzera. Nei laboratori del Cern l’entusiasmo alla partenza e quando il primo fascio di protoni ha percorso la lunga macchina è stato enorme. E così anche in tutto il globo. Fra qualche mese l’Lhc funzionerà a pieno regime dopo un rodaggio che pare ben avviato.  Brindisi dunque e, entusiamo, è il caso di dirlo, alle stelle nella speranza di capire cosa è accaduto l’istante dopo il big-bang, un interrogativo che con il Large Hadron Collider (Lhc) forse potrà trovare una risposta dagli scienziati. A generare anche tanta attenzione in questi mesi per l’avvio dell’esperimento erano state anche le voci che la “splendida macchina del futuro” (vogliamo definirla così) potesse produrre buchi neri capaci di inghiottire la terra. Ipotesi subito smentita dagli scienziati. Ed ora con l’Lhc (Large Hadron Collider) proviamo a viaggiare nel tempo.

Fabio Guarna

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