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Tinto Brass, la Varzi e le quarantenni soveratesi

SOVERATO – “E la vidi: era lì, misteriosa e seducente come un miraggio, scrutava sorniona la hall dell’albergo. Mi colse una vertigine, un richiamo oscuro e fortissimo come quello sessuale, ispirazione e stimolo a nutrienti trasgressioni. Dardeggiandola di occhiate le andai incontro: “Attrice?” chiesi galante. “Avvocato” rispose inopinata: era infatti venuta all’appuntamento per discutere il contratto di un DVD sul mio lavoro di regista. Che poi non si fece…” . Così Tinto Brass sul sito www.tintobrass.to, nella parte iniziale del suo racconto in cui descrive il suo incontro con Caterina Varzi, avvocato e psicologo nonché made in Soverato, protagonista femminile del suo ultimo film: “Ziva, l’isola che non c’è”. L’attrice soveratese, che non sappiamo se definire una sexy attrice, una sexy avvocato o una sexy psicologa sta rimbalzando agli onori della cronaca mondana conquistando spazi sui media nazionali. Caterina è una bella donna (una quarantenne) ed ha esercitato un fascino particolare sul grande regista, come lo stesso ha affermato, durante una intervista messa in rete sul Corriere della Sera on-line con accanto la protagonista di Ziva. Mentre Tinto diceva che fra le cose di cui è rimasto sedotto da Caterina era che la bella soveratese non ha un volto banale come quello delle solite veline, lei invece aggiungeva che di Tinto è rimasta colpita perché “è un uomo, d’altri tempi, un signore che l’ha sedotta per la cultura e intelligenza”. Non sappiamo se l’Avv. Varzi ha mai sognato di diventare un’attrice ma probabilmente osservando la cura con cui le concittadine soveratesi si dedicano al proprio aspetto ed il fascino che esercitano sugli uomini (vedi Elisabetta Gregoraci)  verrebbe da rispondere che forse le donne soveratesi hanno un sex-appeal in più di altre italiane. Del resto in finire di stagione il successo della Varzi ci offre l’occasione per raccontare delle coetanee della protagonista di Ziva e delle loro abitudini, le quali finita la stagione estiva sembrano recitare il solito copione che già in passato abbiamo descritto e fatto di attenzione e cura del proprio aspetto anche se talvolta “la materia è sorda, come direbbe Dante, “all’intenzion dell’arte”. Ma chi sono queste donne coetanee della Varzi? Hanno un’età compresa fra i quaranta e i cinquanta (ma ce ne sono anche più giovani), sono sposate con prole o spesso single e sono attentissime alla linea e al benessere del proprio corpo. Affollano così le palestre e non mancano di correre quando non se ne può proprio fare a meno dall’estetista  per essere al 100%. Vestono bene (guai se il capo non è firmato), l’aspetto giovanile non manca loro così come la vitalità. Dopo un’estate che non vuole finire, nonostante gli impegni di lavoro, pensano ancora alla spiaggia che le ha viste protagoniste di passerelle in bikini, di sguardi e complimenti, quasi fossero ancora delle ragazzine. Un quadro di vita italiana ma anche di vita soveratese. Non sono poche infatti le donne di mezza età o quasi, che nella cittadina jonica dedicano una parte del tempo alla propria bellezza. Giusto quanto basta, senza trascurare la famiglia e generando a volte le invidie delle amiche che da tempo hanno smesso di interessarsi al loro aspetto. Naturalmente il canone della bellezza muta con le stagioni: tanto per dirne uno c’è stato un tempo in cui era rigorosamente obbligatorio essere magre, pelle e ossa, più ossa che pelle; altre in cui invece era ben gradita un po’ di carne capace di meglio esprimere ed esaltare le forme e le rotondità femminili. Oggi, forse, è di moda la donna a metà tra la prima e la seconda con una inclinazione alla mascolinità o nel volto o nei capelli. Sta di fatto, a giudicare dalle palestre, dai parrucchieri o dai centri comunque estetici, che le donne soveratesi certamente interessate ai loro problemi di lavoro e di famiglia, non trascurano in nessun modo il loro aspetto e fanno di tutto per renderlo gradevole e per quanto possibile affascinante. Avviene talvolta, come dicevamo, che la materia è sorda, come direbbe Dante, “all’intenzion dell’arte”. Ma pazienza. Quel che conta, alla fine, non è quello che gli altri vedono e pensano, ma quello che noi stessi  pensiamo di noi. Chissà quante donne, spese somme non indifferenti con estetisti e boutique, vanno fiere di sé per le vie della città. Se nessuno le nota, pazienza! Perché le prime a non notare che nessuno le nota sono queste presunte bellezze che attraversano le vie della città. Così commentano tanti, credendosi spiritosi e acuti e, invece, rappresentando in forma definitiva i costumi e le abitudini della provincia italiana. Un’annotazione: finiti i caldi estivi e i densi torpori che li caratterizzano, col cadere delle foglie, coi primi freschi autunnali le palestre e per estendere il concetto i vari “centri di bellezza”, per così dire, si ripopolano, gli antichi frequentatori e frequentatrici tornano ai loro esercizi e si affidano ancora una volta alla loro strumentazione estetizzante. Buoni o vani che siano i loro risultati. 

Fabio Guarna

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