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Ricordando Indro Montanelli

Mi riempie di gioia scoprire che le poste italiane emetteranno il prossimo 22 aprile un francobollo per Indro Montanelli, in occasione del centenario della nascita del grande giornalista. Sul francobollo del valore di 60 centesimi, appare la foto di Montanelli mentre sfoglia un quotidiano e ben in evidenza la macchina da scrivere Olivetti Lettera 22, tanto amata da Indro. Sul finire degli anni ’90 ho avuto il piacere e l’onore di trovare spesso sulla “Stanza del Corriere” una risposta alle mie domande da parte del grande giornalista. Una di queste mi è stata di aiuto per la mia tesi di laurea in giurisprudenza conseguita presso l’Università di  Bologna ed è in essa riportata. Ecco di seguito la mia domanda e la risposta di Indro

Gl’ ingarbugliati delitti contro l’ economia pubblica

Caro Montanelli, Lei spesso nella “stanza” offre ai lettori opinioni su questioni della storia del nostro Paese di particolare valore. La sua opinione nel mio caso potrebbe essermi di grande aiuto per la mia tesi di laurea in giurisprudenza presso l’universita’ di Bologna. Devo sciogliere un nodo in premessa che poi dovrebbe diventare il lei motiv di tutta la dissertazione che e’ il seguente. Come lei sapra’ il ministro di Giustizia del duce Alfredo Rocco quando provvide a redigere il nuovo codice penale del 1933 inseri’ un titolo che nel vecchio codice Zanardelli non era presente ovvero quello dei “Delitti contro l’economia pubblica”. Questo avvenne perche’ lo Stato fascista voleva intervenire nell’economia pubblica in cio’ distinguendosi dallo Stato liberale che lo aveva preceduto. Fin qui le cose filano ma il problema sorge quando consideriamo le varie fattispecie penali come vengono tecnicamente previste da Rocco. Infatti Rocco rese le norme in maniera tale che una loro eventuale applicazione di fatto era difficilmente realizzabile. Da qui il dubbio ed il sospetto che lo Stato fascista non era diverso da quello liberale. Stanno cosi’ le cose? E’ vero che il fascismo cambio’ solo in apparenza le cose e rimase nei fatti sempre una forma di Stato liberale?

Fabio Guarna, Soverato (Cz)

Caro Fabio, Mi sento di poter rispondere solo all’ultima domanda: le altre sono troppo “tecniche”. Pero’ sia sotto il fascismo che dopo ho sempre sentito dire – e non soltanto da fascisti o ex fascisti, ma anche da fior di antifascisti quali furono, tra i miei professori, Calamandrei e Finzi – che quella di Rocco fu una eccellente riforma del codice, e non certo in senso totalitario. Sicche’ non mi stupirei se, come tu sospetti, la parte relativa al “delitto contro l’economia pubblica” fosse stata artatamente ingigantita e ingarbugliata da Rocco in modo da renderla, nella pratica, inapplicabile. Questi erano stratagemmi a cui, sotto il fascismo, si ricorreva di frequente, e non si e’ mai capito se il duce non se ne accorgeva, o fingeva di non accorgersene. E qui siamo arrivati al tuo interrogativo finale, cui pero’ non illuderti che qualcuno possa dare una risposta netta e valevole per tutto il ventennio littorio: chi lo fa, non dice magari una bugia; ma dice una di quelle mezze verita’, che sono piu’ ingannevoli delle bugie. Perche’ il fascismo, caro Fabio, (ed e’ questo che ne rende la comprensione cosi’ difficile a voi giovani, portati, come tutti i giovani di tutti i tempi, alle schematizzazioni) ebbe vari volti fino a non identificarsi mai con nessuno. Indubbiamente, al suo debutto, ebbe un carattere di “restaurazione”, sia pure con metodi autoritari, dei valori risorgimentali e liberali, e per questo raccolse tanti consensi. Non solo non sovverti’ le strutture dello Stato giolittiano, ma ne rispetto’ il personale limitandosi a metterlo in camicia nera. In provincia il Prefetto, organo dello Stato, prevalse sempre sul Segretario federale, organo del partito, ne’ mai Mussolini pretese di imporre alla magistratura ordinaria il “delitto di opinione”, per il quale ne creo’ una di partito che intervenne di rado e senza mai adottare misure punitive comparabili a quelle dei totalitarismi veri, il sovietico e il nazista. Le due piu’ illuminate riforme di questa prima fase del fascismo, quella scolastica di Gentile e quella del codice Rocco, furono opera di uomini di formazione liberale, che al fascismo, quale in seguito divenne, pagarono solo dei pedaggi formali. Sicche’ ritengo molto probabile che anche il delitto “contro l’economia pubblica” sia stato uno di essi. Attenzione pero’ a non confondere questo primo fascismo con quello, anzi con quelli (perche’ ce ne furono almeno altri due) che per sua e nostra disgrazia ne presero il posto, e che meritano ben altro voto in pagella. Buon anno, ragazzo mio.*

(10 gennaio 1998) – Corriere della Sera

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