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Doparie: Raffaele Calabretta, lettera aperta ai candidati elezioni 2009

Ci è arrivata una e-mail con questo oggetto: “da Far girare e pubblicare ovunque in rete: Lettera aperta ai candidati alle elezioni 2009”. Si tratta delle doparie e l’autore è l’ideatore di questo nuovo strumento di democrazione partecipativa. Ecco il testo di Raffaele Calabretta:

Caro candidato alle cariche elettive delle europee o amministrative di Giugno 2009,
sono un ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche e ho deciso di scrivere, dopo molte esitazioni,
per proporle di inserire nel suo programma elettorale un nuovo strumento di democrazia partecipativa, le doparie: le primarie dopo le elezioni su decisioni di opposizione o di governo. Otto anni di studi interdisciplinari, alla base delle doparie, le mille firme della petizione on line, l’entusiasmo di giovani e meno giovani del gruppo doparie su Facebook,  e le molte mail che sto ricevendo da tutt’Italia (dopo il primo e il secondo articolo di Mario Pirani su la Repubblica, l’intervista su Rai Tre, e il dibattito sui giornali che è seguito), mi motivano fortemente a spiegare brevemente cosa sono realmente queste doparie, cercando di fugare alcune possibili incomprensioni. La parola doparie è lo storpiamento delle parole doping e dopo, che essa richiama per assonanza. Doping sì, ma benefico: i movimenti del corpo durante lo sport rilasciano sostanze benefiche per il cervello; così i movimenti e la partecipazione democratica rianimano e valorizzano il ruolo centrale dei partiti nella democrazia rappresentativa. Dopo, perché è dopo le elezioni che i cittadini vivono maggiormente il distacco dai politici e dalle loro promesse elettorali. Doparie, tutt’attaccato, per indicare l’ironia e la saggezza del popolo quando storpia le parole per appropriarsene. Allo stesso modo, i simpatizzanti/iscritti/militanti si riappropriano empaticamente della vita dei partiti e chiedono che venga ascoltata la loro voce. Doparie è una parola che è anche un frame, un costrutto concettuale mentale che richiama tutta una serie di emozioni e valori positivi. Come scrive Filippo La Porta, le doparie sono partecipazione con approfondimento, consapevolezza e senso critico. Senza doparie, la politica è guidata da un sondaggismo esasperato, manipolabile e superficiale. Le doparie sono qualcosa di molto diverso dai sondaggi: sono consultazioni su questioni fondamentali non previste nel programma elettorale o che spaccano un determinato partito politico (o coalizione). Il fatto di dover esprimere un parere importante, motiva il cittadino ad approfondire la questione in oggetto e a scambiare pareri durante il dibattito pre-doparia che si apre nei media e tra la popolazione. Lo scambio di pareri e il flusso continuo di informazioni sono molto importanti per passare dal popolo bue al popolo saggio. Le doparie non sono referendum: non si rivolgono a tutti i cittadini ma solo a quella parte che si riconosce in un partito (o coalizione); non hanno quorum che le invalidi; oltre che consultive, possono essere propositive (i cittadini raccolgono le firme per chiedere al loro partito di consultarli su un determinato tema assente dall’agenda politica). Ove lo ritenessero necessario per il bene dell’intera comunità e il rispetto delle minoranze, i leader politici avrebbero comunque la possibilità di disattendere il risultato della doparia e quindi l’opinione prevalente dei loro elettori (che attraverso la doparia sarebbe, comunque, finalmente manifesta), assumendosi la responsabilità dei capi politici che sanno anche condurre la comunità e non solo venir condotti da essa. E’ possibile immaginare al momento due tipi di doparie, che si integrano tra loro:
– le doparie interne con gli iscritti sarebbero elettroniche, più “dettagliate” e frequenti, per contribuire a costruire la linea del partito.
– le doparie aperte si rifanno alle procedure sperimentate con successo in Italia nelle due elezioni primarie nazionali, e vogliono, come quelle, attivare un reale e benefico movimento fisico di milioni di cittadini democratici, determinati e attivi, che escono da casa, si recano ai seggi predisposti dai partiti, e, dopo aver anche fatto la fila e offerto un piccolo contributo in denaro, si riappropriano con entusiasmo del diritto-dovere di influenzare le scelte politiche del proprio partito (o coalizione politica). Esse si svolgerebbero – diciamo – una volta all’anno e sarebbero, come le primarie, aperte a simpatizzanti (gli “esuli in patria”) e a potenziali nuovi elettori.
In generale, le doparie avrebbero molteplici funzioni: rafforzare il sistema politico e migliorare la qualità della democrazia rappresentativa; convincere gli indecisi e i delusi della politica ad andare a votare; avvicinare la politica ai problemi quotidiani della gente; fornire ai movimenti strumenti di controllo sulla politica; aiutare gli eletti a non finire succubi delle dinamiche del potere; consentire alle persone comuni di realizzare una più costante democrazia partecipata; spingere i cittadini a interessarsi delle questioni pubbliche e a prendere decisioni coraggiose. E’ fondamentale ribadire che le doparie non hanno caratteristiche né di sondaggi né di televoto (con i limiti evidenziati dalla letteratura scientifica), ma necessitano di un fase dibattimentale di approfondimento e rispondono a criteri organizzativi di serietà e trasparenza.
La funzione principale delle doparie è di aprire un canale di comunicazione tra gli attori della democrazia: i cittadini, che spesso non hanno le competenze per decidere ma che grazie al dibattito pre-dopario diventano più consapevoli; i politici, che senza il contatto cogli elettori rischiano di diventare leader mediatici e oligarchici; la libera informazione, che senza una buona politica ha difficoltà a rimanere libera e a informare correttamente; gli esperti, che possono avere una visuale parziale dei problemi. L’interazione continua tra questi attori della democrazia migliora la qualità della democrazia rappresentativa. Perché: senza la cultura della democrazia non c’è rispetto della natura e delle altre persone (Ermanno Olmi, maestro del cinema); l’apatia è il nemico più insidioso della democrazia (Nadia Urbinati, studiosa di scienze politiche, riprendendo Tocqueville); la vita non fiorisce, l’esistenza non è piacevole senza rapporti genuini (improntati alla gratuità) con gli altri (Luigino Bruni e Pierluigi Porta, economisti). Le doparie entusiasmano perché permettono al cittadino di diventare finalmente protagonista della comunità in cui vive (Ugo Sansonetti, novantenne campione del mondo di corsa amatoriale). Le doparie sono l’antidoto all’antipolitica, trasformano gradualmente la delusione in vera e appassionante democrazia partecipata. La coesione sociale, il bene comune e la felicità pubblica nascono da una intensa relazionalità democratica tra cittadini, partiti, esperti, informazione e istituzioni. Ho già avuto modo di presentare le doparie anche al Festival della Scienza di Genova e in un convegno alla sede centrale del Cnr a Roma;
sono in contatto con autorevoli studiosi francesci e americani (della Columbia University e della Università di Yale), interessati alla proposta. Il Pensatoio della Ricerca sta per presentare il progetto scientifico su invito in diverse città italiane, attraverso seminari, lezioni, incontri (con cittadini, associazioni, scuole, università, centri di ricerca, gruppi, partiti). Concludo con due domande: non pensa che le doparie identificherebbero in forma attuale e innovativa la sua candidatura?
Non ritiene che le doparie contribuirebbero a canalizzare la rabbia popolare in forme attuali e innovative di democrazia partecipata?
Fiducioso in una sua risposta, anche negativa, la ringrazio per l’attenzione e le auguro una democratica campagna elettorale.
Cordiali saluti, Raffaele Calabretta

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