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La "Repubblica consolare" di Soverato e Satriano

Satriano e Soverato sono tanto vicini ma a volte sembrano molto lontani. L’ultima vicenda che riguarda la convenzione sul depuratore consortile per la quale i consiglieri di minoranza satrianesi hanno sollevato una serie di osservazioni, mette in risalto la necessità di trovare forme di gestione del territorio nuove che tengano conto delle problematiche in comune fra i due centri al fine di risolverle in tempi rapidi e senza strascichi. Non è una cosa semplice ma un modello di riferimento da utilizzare per ottimizzare i rapporti politico-gestionali  potrebbe essere quella della repubblica consolare romana.  In sostanza, nell’antica Roma, vi erano due consoli  che avevano pari poteri. Nel caso uno di essi prendeva una decisione che l’altro non condivideva quest’ultimo poteva esercitare la c.d. intercessio (il veto), ovvero opporsi al provvedimento impedendone l’esecutività. Per evitare situazioni di stallo gli antichi romani in genere organizzavano il comando in forza di accordi politici tra i consoli in maniera tale che in distinti settori di attività un solo console esercitava in effetti il potere, senza che l’altro esercitasse “l’intercessio”. Il sistema più in uso e conosciuto era quello dei turni, secondo il quale i due consoli dividevano l’anno in mesi in cui si davano il cambio nel disbrigo degli affari. Oppure i consoli si dividevano le competenze che ciascuno di essi esercitava per la sua parte in via esclusiva. Si tratterebbe dunque tornando ai giorni nostri, per i sindaci di Soverato e Satriano, di gestire le questioni che interessano le due collettività adottando una logica simile. Vero è che questo in parte già avviene in quanto le due amministrazioni rappresentate da Drosi e Mancini non sembrano attraversare situazioni di conflitto, piuttosto il contrario. Ma il modello potrebbe essere utile anche per il futuro e quindi fruibile  anche per promuovere una efficace politica di conurbazione fra le città di Satriano e Soverato. Un’ultima osservazione di natura storica che potrebbe essere letta in chiave ironica. I romani solevano riconoscere gli anni con il nome dei consoli (consoli eponimi). Ad esempio l’anno 59 a.C. in cui i consoli erano Giulio Cesare e Marco Calpurnio Bibulo era chiamato “consolato di Cesare e Bibulo”. Scherzosamente però i cittadini dell’antica Roma erano soliti indicare quell’anno, considerando l’autorevolezza di uno dei due consoli, (il grande Cesare) così: consolato di Giulio e Cesare. Potrebbe capitare anche alla repubblica consolare di Soverato e Satriano?

Fabio Guarna

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