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Ordine degli avvocati: riforma migliorabile

Su “Il Quotidiano della Calabria” è apparso nei giorni scorsi nella pagina delle opinioni un articolo a firma di Fabio Guarna che riguarda la riforma dell’ordinamento forense. Il titolo dell’articolo che di seguito riportiamo è “Ordine degli Avvocati” riforma migliorabile.
Qualche mese fa ho sollevato su queste colonne una questione che riguardava la proposta di riforma dell’ordinamento forense ed in particolare la previsione di dare un limite di tempo (5 anni) per l’iscrizione all’albo degli avvocati una volta ottenuta l’abilitazione. Una proposta iniqua e portatrice come nel mio caso personale e di tanti altri che versano nelle mie condizioni di effetti aberranti . Infatti, mi sono abilitato all’esercizio della professione e quindi iscritto all’albo degli avvocati.  In seguito mi sono cancellato quando ho cominciato ad ottenere incarichi di durata annuale nella P.A. (pubblica amministrazione) , essendo la mia condizione  incompatibile con l’esercizio della professione forense. Nonostante la cancellazione non ho mai smesso di restare “in odore di diritto”, perché ho  continuato e continuo ad aggiornarmi, vuoi per la passione che ho sempre nutrito verso le materie giuridiche e vuoi anche per preparare concorsi, come quello che mi auguro sia bandito al più presto, in magistratura.  Senza dimenticare che fra i miei titoli, c’è anche quello che mi conferisce dopo il superamento di  un concorso ordinario, l’abilitazione all’insegnamento di materie giuridiche nelle scuole superiori.  Ebbene una volta approvata la proposta sopra citata mi sarebbe stata preclusa la possibilità di reiscrizione all’albo degli avvocati – a meno di non dover ripetere l’esame già superato con tanti sacrifici – con la conseguenza che sarei rimasto con nulla in mano in caso di mancata stabilizzazione nella P.A. o in mancanza di altre proposte di contratto a tempo determinato. Scrivo al condizionale passato (sarei rimasto) perché prendo atto che una simile evenienza, al momento sembra doversi escludere. Infatti, in questi giorni, il comitato ristretto della commissione giustizia ha cancellato la previsione che l’esame di abilitazione debba essere superato “non oltre i cinque anni antecedenti la data di presentazione della domanda di iscrizione”. Escludo quindi che la proposta  possa più rientrare nelle aule parlamentari mentre non scarto la possibilità, anzi sono convinto che ne passeranno altre. Penso in particolare  ai criteri presuntivi per “dare prova di esercizio effettivo e continuato della professione” in cui si stabilisce un livello minimo di reddito da dichiarare, per non essere cancellati dall’albo. Una norma che eliminerebbe il “proletariato forense” diminuendo e non di poco il numero di avvocati presenti nel nostro paese.  Poiché si tratta di una norma condivisa dal consiglio nazionale forense, sarebbe opportuno che la base degli avvocati, cominciasse a farsi sentire e lo facesse senza ipocrisie avendo il coraggio di esporsi. Oggi c’è internet e le possibilità di mettersi in rete per condividere una battaglia o una proposta sono alla portata di tutti. Per  il limite dei 5 anni, ho notato che non siamo stati in tanti. Forse perché chi si è cancellato dall’albo deve solo spostare al futuro le problematiche di chi le sta affrontando adesso e quindi trova meno solidarietà. Nonostante tutto ho trovato un piccolo spazio su La Repubblica per  esprimere la mia opinione, sono stato ospitato sulle pagine de “Il Quotidiano”  con il quale ho anche il piacere di poter dire di essere un collaboratore – sebbene modesto e pigro – e sono intervenuto su Facebook e su tanti altri blog interessati alla riforma. Probabilmente non è stato merito mio se il comitato ristretto della commissione giustizia ha cancellato la previsione dell’abilitazione con data di scadenza, ma un appello al buon senso era doveroso farlo. Più in generale, devo però rilevare che i giuristi calabresi non sembrano tanto propensi  a trattare l’argomento riforma. Non so se per la solita neghittosità meridionale, per ipocrisia, o perché condividono in toto la riforma in quanto – e me lo auguro – la maggior parte di loro è proiettata verso gli altari della professione con studi professionali carichi di impegni importanti tanto da far invidia a quelli della serie “avvocati a New York”. Intanto il comitato ristretto della commissione giustizia ha bocciato (evviva!!) anche l’abrogazione della Bersani per gli avvocati ed in particolare la norma che cancellava l’art. 2 della legge 248/2006 che sdoganava tariffe e pubblicità per i professionisti.  Ma quanti lo sanno?  E soprattutto quanti sono coloro che si preparano alle prossime elezioni nei consigli degli ordini forensi calabresi, a conoscere nei dettagli, cosa sta accadendo?  Ricordo, infine, che la Corte Costituzionale n. 189/01 ha affermato che i “servizi legali sono naturalmente concorrenziali” e dove c’è concorrenza il livello delle prestazioni necessariamente si eleva.  E questo dovrebbe essere il principio a cui far riferimento in ogni tipo di riforma se veramente vogliamo essere e sentirci cittadini europei.

Fabio Guarna  (Il Quotidiano della Calabria)

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