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Elezioni: Massimo D'Alema in sordina

Massimo D'Alema
Massimo D'Alema

In questa fase politica un personaggio che sembra intervenire poco nel dibattito o forse non intervenire del niente è Massimo D’Alema. Non sappiamo se il suo silenzio sia imputabile alla nostra distrazione o a quella dei media, ma pensiamo e preferiamo credere che in realtà il “leader Maximo” abbia scelto di restare in sordina. Non ci piace però, malignare sostenendo, che D’Alema fa dire ad altri quello che pensa o bisogna fare. Anche perché dirigere un partito non vuol dire, spiegare ogni voltaai propri uomini il da farsi. C’è un indirizzo preciso che a nostro giudizio impone a D’Alema di muoversi con cautela, che è poi quello che lo ha sempre costretto a scelte impopolari e a volte di difficile comprensione per essere condivise. D’Alema si trova davanti ad una prova davvero difficile: salvare l’ultimo partito erede della tradizione comunista rimasto in Europa dopo il muro di Berlino. Fra trasformazioni, rinunce e altre operazioni, il Pd ha ancora uomini del vecchio apparato del Pci. E, piacciano o meno, sono la prova che le operazioni di D’Alema in questi anni, hanno comunque raggiunto un risultato. Il problema per il “leader Maximo” adesso però è quello di ridare agli organismi che controlla l’autorità che la base del Pd si aspetta. Una base che deve ritornare a riconoscere nel centralismo democratico, la forza per creare l’alternativa alla destra. Come, del resto fa dalla parte diametralmente opposta la Lega. E se D’Alema realizzasse questo obiettivo non farebbe meraviglia che uscisse il suo nome come possibile candidato a premier della sinistra italiana. Era il 21 ottobre 1998 quando in Italia con Massimo D’Alema divenne capo del Governo un uomo dell’ex Pci. Sono trascorsi 12 anni e ancora gli uomini dell’ex Pci (Bersani ad es.) sono i leaders della sinistra italiana. Qualcosa vorrà pur dire!

f.g.

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