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Serie A, arriva la slavina

Commento 5a giornata – Talenti slavi al potere. La regione balcanica sarà (o sarà stata) pure una polveriera, ma continua a produrre folli talenti del calcio, capaci di una discontinuità disarmante quanto geniale.
Prendiamo ad esempio Mirko Vucinic, montenegrino come Savicevic, geniale quasi quanto il folletto ex Milan.
Mirko è longilineo, ma ha un dirbbling e una tecnica da regista. Non ha un ruolo definito, fa impazzire gli allenatori.
Cos’è questo UFO? Non è un centravanti puro, non è una seconda punta, non è un’ala, ma castiga l’Inter, beffando Lucio. E castiga i nerazzurri alla fine, quando la partita sembra conclusa e Rafa sembra esultare in ragione di un pareggio sfuggito anche a Mou. E invece no, Mirko si sveglia dalla panchina e si tuffa nel vuoto, contro il tempo. Julio Cesar non può fare niente, Ranieri respira e Roma gode.
Copione simile a Torino. Il protagonista della serata è uno slavo che pretende di somigliare a Nedved. Per procedere nell’improbo proposito, Krasic inizia dai goal. 3, forse fortunosi, forsi in compartecipazione con la difesa del Cagliari (apparsa persino più allegra di quella della Juve), ma comunque 3. I tifosi in delirio ammirano quel caschetto biondo scorrazzare sulla fascia. Pavel è mitologia, Krasic è una sorta di antieroe. Educato anche nel gioco, discreto, non appariscente come tante foche da circo che popolano la serie A. Però molto efficace.
Uno slavo d’origine infine, abbastanza conosciuto: tal Ibrahimovic. Che dire, “fa reparto da solo”, ha “un gioco maschio” ed “è letale come un cobra”. Che bello utilizzare frasi fatte del calcio per definire l’infattibile.
Come dite? Provate voi a fare un pallonetto in corsa marcati con il 46 di piede…

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