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Gestione delle sindromi coronariche acute: giornata di formazione a Soverato

SOVERATO – “La gestione delle sindromi coronariche acute” è il tema della giornata di formazione che si terrà l’8 ottobre presso la Casa Don Bosco di Soverato, rivolta a medici e infermieri. L’iniziativa è stata promossa – si legge in un comunicato – dall’U.O. di Cardiologia diretta dal Dott. Giuseppe Caridi. Il corso, a numero chiuso, intende fornire ai partecipanti – prosegue la nota – con modalità appropriate alle rispettive figure professionali, medici e infermieri, una revisione sintetica ma esauriente sulla Cardiopatia ischemica nelle sue diverse presentazioni, con uno sguardo più attento alla fisiopatologia, clinica, strumenti diagnostici e terapeutici in aderenza alle attuali conoscenze ed acquisizioni scientifiche”. L’iniziativa è inserita nel piano formativo annuale 2010 ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri) ed ha alla base gli studi e  le ricerche effettuate da tanti medici durante la propria attività. Indagini mediche fatte silenziosamente che hanno portato interessanti risultati. Si tratta di studi rivolti prevalentemente all’analisi dei fattori di rischio che permettono una efficace prevenzione delle patologie che riguardano il cuore (fra cui le cardiopatie ischemiche). Una sessione del corso sarà riservata alle metodiche più avanzate di “imaging coronarico” per diagnosi e stratificazione di rischio mentre si riesaminerà anche “la logica, l’organizzazione e l’attuazione della rete per le emergenze cardiologiche, con lo scopo di evidenziarne i punti critici ancora sussistenti, focalizzando l’attenzione, step-by-step, su ciascuno elemento professionale coinvolto, dall’intervento del “118” alla rivascolarizzazione miocardica, alla successiva degenza in ambiente specialistico”. “Emerge dunque – si legge in conclusione nel comunicato degli organizzatori – come elemento determinante della prognosi delle sindromi coronariche acute la precocità del soccorso e dell’intervento medico; ne consegue che, in aggiunta all’ottimizzazione della terapia, gli ulteriori progressi nel salvare il miocardio ischemico possono essere ottenuti principalmente riducendo il tempo intercorso dall’inizio dei sintomi all’inizio delle riperfusione coronarica”

f.g.

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