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Porco Rosso

Locandina del film d'animazione Porco Rosso
Porco Rosso

Titolo: Porco Rosso
Genere: Animazione
Origine/Anno: Giappone – 1992
Regia: Hayao Miyazaki
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Montaggio: Hayao Miyazaki, Takeshi Seyama
Musiche: Joe Hisaishi
Giudizio: 7 ½

Trama: Un maiale alla guida di un idrovolante rosso sbarca il lunario facendo il cacciatore di taglie e scorazza per i cieli dell’Adriatico ingaggiando duelli con i pirati dell’aria e sfidando l’aviazione fascista.

Recensione: Uscito nelle sale italiane il 12 novembre scorso, grazie alla Lucky Red, il film di Miyazaki, realizzato nel 1992 ed ignorato per anni dai nostri distributori, racconta la storia di un pilota d’aeroplano eroe della grande guerra che, trasformato in maiale per un oscuro sortilegio, continua a volare sul suo idrovolante rosso (da qui il nome di battaglia di Porco Rosso) attraverso i cieli incontaminati del Mediterraneo, guadagnandosi da vivere facendo il cacciatore di taglie, tra duelli spettacolari ed acrobazie aeree che fanno assaporare tutta la carica emotiva ed il senso di libertà e catarsi che può dare il fatto di poter volare.
Ed il film fa veramente venire voglia di volare, perché se è vero che “un porco che non vola è solo un porco”, come dirà Marco Pagot/Porco Rosso a Gina nel locale che gli tutti gli aviatori frequentano e nelle cui vicinanze per un raggio di 50 km sono inibiti i combattimenti aerei, è altrettanto vero che quando si vola non si è più ciò che si era a terra; la gravità è sconfitta e con questa anche la condizione che prima ci opprimeva, che ci imprigionava in un corpo o in un’idea di noi stessi che non ci appartiene e non ci rappresenta. Quando si sfidano le regole, quando si decide di non piegarsi ai propri limiti, si realizza quella condizione eccezionale, quell’equilibrio magico in cui tutto può succedere. Ed allora, diventa possibile persino che un maiale faccia innamorare di sé la donna più amata e corteggiata dagli aviatori del night in cui canta: la bella Gina. L’importante è avere coraggio, credere in se stessi, lasciarsi guidare dal proprio istinto e non rinunciare ai propri sogni; perché altrimenti si viene nuovamente attratti verso il basso e si ritorna ad essere ciò che altri ci impongono di essere: svuotati dell’essenza più autentica, privati della libertà, senza più sogni. Cioè, esattamente come ci rende il fascismo: “Meglio porco che fascista!”, dirà anche Marco Pagot.
Questa favola moderna – in bilico tra umorismo e fantasia, tenerezza e malinconia – ci conduce alla riscoperta dei nostri sogni lungo pagine di delicata poesia. Ed una delle più belle di queste è rappresentata dal volo (uno degli ultimi prima di essere tramutato in maiale) in cui Marco, a seguito uno scontro aereo con la flotta nemica, rimane unico superstite e, stremato e privo di sensi, in una situazione surreale al confine tra il fantastico ed il concreto, sospeso sulla linea che divide una immensa nuvola bianca dal cielo azzurro, si imbatte nel gruppo di aviatori che poco prima aveva preso parte alla battaglia e che ora si dirige, senza accorgersi dei disperati richiami di lui, verso l’ultimo viaggio, incontro ad una sorta di enorme cometa che, vista più da vicino, appare formata da una miriade di aerei da combattimento diretti alla volta di un immaginifico paradiso degli aviatori.

Gianfranco Raffaeli

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