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Illegal

Locandina film Illegal
Illegal

Titolo: Illegal
Genere: Drammatico
Origine/Anno: Francia, Belgio, Lussemburgo – 2010
Regia: Olivier Masset-Depasse
Sceneggiatura: Olivier Masset-Depasse
Interpreti: Anne Coesens, Alexandre Golntcharov, Esse Lawson
Montaggio: Damien Keyeux
Fotografia: Tommaso FIorilli
Musiche: André Dziezuk, Marc Mergen
Giudizio: 8

Trama: Cittadina russa priva di documenti viene fermata dalla polizia belga e portata in un centro di raccolta per clandestini. Inizierà per lei una tormentata sequenza di eventi scanditi da tentativi di espulsione da parte delle autorità e di fuga da parte sua.

Recensione: Film crudo, duro, che si guarda con un costante senso di oppressione, Illegal è uno spaccato sulla condizione di clandestinità realizzato senza filtri. Un film importante, di forte denuncia e forte impatto emotivo, che fa riflettere su un paradosso che le legislazioni europee sembrano non aver affrontato con la dovuta considerazione: un cittadino straniero che risiede stabilmente in un Paese, di cui parla la lingua ed alla produzione della cui ricchezza partecipa attivamente, se non ottiene il permesso di soggiorno o questo non viene rinnovato, diventa per ciò solo un clandestino da espellere e viene di fatto recluso in un centro di raccolta e trattato alla stessa stregua di un criminale.
Ad una cittadina russa che vive in Belgio da qualche anno – un figlio tredicenne, un lavoro in un’impresa di pulizie – viene notificato il rigetto dell’istanza del permesso di soggiorno ed il contestuale decreto di espulsione. Fermata dalla polizia e trovata senza documenti, viene dapprima portata in un commissariato, ove però non può essere identificata essendosi rifiutata di dare le proprie generalità e non avendo impronte digitali (si era bruciata i polpastrelli con un ferro da stiro per cancellarle). Da lì, viene quindi tradotta in ciò che corrisponde ai nostri ex centri di permanenza temporanei, ora centri di identificazione ed espulsione. Dopo esser stata registrata, viene trattenuta nel centro di raccolta, delimitato da recinzioni e barriere esattamente come un carcere per criminali. E proprio nella condizione di criminali vengono a trovarsi gli ospiti del centro, il cui deleterio status di “ultimi” viene riassunto nel racconto di una cittadina cilena, che parla della nonna schiava e del padre torturato da Pinochet: ora è il suo turno, è come una maledizione!
Tra pressioni e minacce di ogni tipo da parte della polizia perché riveli la propria identità (requisito essenziale perché si proceda all’espulsione), un brutale pestaggio e disperati tentativi di fuga, la storia di Tania, la cittadina russa protagonista del film, ci trascina nel vivo di ciò che non vediamo mai; di ciò che ci limitiamo ad immaginare in modo generico ed approssimativo; di ciò che distrattamente captiamo dai telegiornali le poche volte in cui una rivolta in un centro di identificazione ed espulsione fa notizia.
La condizione di “imprigionamento”, di trappola insuperabile rappresentata dal centro è rafforzata dalla drammatica vicenda personale di Tania, che cerca di gestire “da dentro” una situazione sempre più complicata all’esterno. Il senso di precarietà di un’esistenza perennemente in bilico è trasmesso, persino nelle inquadrature fisse, da una macchina a mano che oscilla di continuo, instabile e nervosa.
Nonostante qualche caduta di ritmo nella seconda parte e qualche eccesso formale (tra cui un ralenti nel finale un po’ troppo “cinematografico” per il taglio scarno e quasi documentaristico del film), Illegal – purtroppo distribuito non proprio capillarmente (presente in 11 sale in tutta Italia il giorno della sua uscita) – rappresenta comunque uno di quei film di cui si sente la necessità e che arricchisce il dibattito culturale sull’integrazione troppo spesso appiattito, nelle sedi istituzionali, da luoghi comuni e pressapochismo.

Gianfranco Raffaeli

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