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Precious

Locandina del film Precious, regia di Lee Daniels anno 2009
Precious

Titolo: Precious
Genere: Drammatico
Origine/Anno: USA – 2009
Regia: Lee Daniels
Sceneggiatura: Geoffrey Fletcher
Interpreti: Gabourey ‘Gabby’ Sidibe, Mo’Nique, Paula Patton, Mariah Carey
Montaggio: Joe Klotz
Fotografia: Andrew Dunn
Musiche: Mario Grigorov
Giudizio: 7

Trama: Adolescente in sovrappeso, semianalfabeta e madre di una bambina down, Precious è ostaggio di una complicata situazione famigliare ed esistenziale. La sua vita va avanti tra violenze e soprusi, finché non incontra un’insegnante di una “scuola alternativa” che le dà fiducia.

Recensione: Tratto dall’omonimo romanzo di Sapphire, Precious – film vincitore di numerosi premi tra cui due Oscar – è il racconto della vicenda di una sedicenne di Harlem, con gravi problemi di peso, abusata dal padre fin da piccola e vittima delle angherie di una madre violenta. “Dedicato a tutte le Precious del mondo”, come recita l’inciso dell’inquadratura finale, il film narra con spietata crudezza le vicende della protagonista che caparbiamente cerca di risollevarsi dallo stato di prostrazione in cui è relegata, dalla prigionia di un corpo nel quale non si riconosce e di una casa in cui viene maltrattata ed umiliata, barcamenandosi tra servizi sociali che frequenta con estrema diffidenza ed una scuola che subisce passivamente. La durezza degli accadimenti è però mitigata dallo sguardo di Precious sulle cose, poetico e disincantato al tempo stesso, e dalla voce off di lei che racconta con una spontaneità a tratti disarmante i suoi stati d’animo, le aspirazioni, i pensieri più intimi. Ed allora, le sequenze di vita quotidiana, sgranate nella loro ruvidezza, desaturate nel loro grigiore, lasciano spazio d’improvviso a scenari patinati da romanzo rosa. Momenti di sogno irrompono nella tetra vita di tutti i giorni trasformandola in un video musicale di cui Precious è la sfavillante protagonista o nella passerella di un festival cinematografico in cui sempre lei si concede generosamente ai flash dei fotografi (ambizioni di un’adolescente americana che non ha altra possibilità che nutrirsi dei miti della televisione per sfuggire al grigiore della quotidianità). E la grande risorsa di Precious è proprio la fantasia, la capacità di dar colore anche agli scenari più cupi, di trovare un prezioso riparo, un rifugio intimo nelle sue evasioni oniriche; salvo poi risvegliarsi bruscamente dal sogno per una brutale irruzione della vita reale. La liricità di questi momenti da sola già varrebbe tutto il film. Il resto lo fanno il coraggio e la determinazione di Precious, le cui aspirazioni (vuole un ragazzo bianco ed una copertina su una rivista; ma prima vuole girare un video musicale – come dirà nelle prime inquadrature del film) la faranno approdare alla “Each one Teach one”, scuola di recupero per ragazzi dal passato burrascoso ove finalmente troverà la sua strada. Ed allora l’istruzione diventerà il suo strumento di riscatto sociale.
Il film tocca vari temi, tutti molto delicati. Si va dalle violenze in famiglia, all’aridità dei quartieri degradati ed asfittici dei sobborghi metropolitani, alla farraginosità ed inadeguatezza dei servizi sociali, alla eccessiva distanza della scuola dalle situazioni ad alta problematicità, all’appiattimento dei valori di una larga fascia della società sui falsi miti creati da una deprecabile sottocultura televisiva, all’istruzione come unico mezzo di emancipazione.
Trattare con rigore ed equilibrio una materia così scivolosa è operazione complessa e ad alto rischio. Riuscire ad essere persino convincenti è cosa ancora più difficile. Il film ci riesce quasi sempre, evitando di scadere nel banale, anche quando potrebbe sembrar ruotare attorno a stereotipi e topoi già visti fino allo sfinimento. Questo è senz’altro possibile grazie una scrittura solida (Geoffrey Fletcher ha preso uno dei due oscar del film per la migliore sceneggiatura non originale), che tratteggia con mano sicura personaggi caratterizzati con estrema profondità e ricchezza di sfumature in una storia dal ritmo sostenuto e senza inciampi; ma soprattutto grazie alle splendide interpretazioni delle due protagoniste, Gabourey ‘Gabby’ Sidibe e Mo’Nique (quest’ultima oscar come miglior attrice non protagonista), che meritano veramente una menzione speciale per il lavoro svolto.
Ma Precious rimane il frutto di una sensibilità narrativa d’oltreoceano. I dialoghi non sempre sono asciutti e distaccati, come sarebbe più opportuno per un film del genere. A tratti si indulge in momenti di compiacimento eccessivo e si scade in una leziosità che infastidisce. Insomma, nonostante gli indubbi meriti di quest’opera, il film sfugge a volte di mano e si incanala in percorsi che lo allontanano dalla sobrietà che invece avrebbe meritato.

Gianfranco Raffaeli

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