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Soverato, teatro: appuntamento al Grillo con "Il grande Capo"

SOVERATO – Al Teatro del Grillo di Soverato va in scena  “Il Grande Capo” con Erica Blanc, Gianfelice Imparato, Valerio Santoro e Giada Desideri giorno 5 dicembre 2010 alle ore 17,00 e alle ore 20,45. Si tratta della prima volta che la commedia va in scena in Italia. Lo si apprende da un comunicato a firma del regista della rappresentazione teatrale,  Maurizio Panici in cui viene presentato lo spettacolo  “Il palcoscenico totale,  – scrive il regista – la finzione e la realtà ancora una volta si toccano e sconfinano in questo testo di Lars von Trier, scritto per il teatro da uno dei più grandi registi cinematografici di questo tempo. Il grande capo  – prosegue Panici – è una commedia degli equivoci per attori degni di essere chiamati tali. La veloce rappresentazione, l’immediatezza delle battute, la ferocia dei dialoghi ci regalano una satira divertente e amara sul mondo del lavoro e sulle relazioni che si stabiliscono all’interno di un ambiente chiuso nella cornice di una società come quella di oggi, dove abbondano gli idioti (e non solo …). Per raccontarci questo “teatro del mondo” von Trier sceglie un insolito luogo di lavoro di oggi, abitato da un gruppo di “creativi” che dopo anni di successi stanno per essere licenziati. Il reale padrone dell’azienda, a loro sconosciuto come tale e presente al lavoro come dipendente, nel frattempo e a loro insaputa ha intavolato una trattativa per vendere ad un concorrente straniero: per gestire l’operazione senza scoprirsi, “scrittura” un attore che impersoni il fantomatico “Grande Capo”. L’autore  – scrive il regista – procede per contrasti, ci diverte con scene esilaranti e di sfacciata comicità, ma anche con note amare che si beffano delle nostra continua ricerca di consenso e del bisogno di essere “riconosciuti”, accettati, riveriti dai colleghi di lavoro e dalla società, premiati e ossequienti nei confronti del più forte e sprezzanti verso i subordinati. Si ride molto di quel disperato bisogno di specchiarsi negli occhi degli altri per trovarvi un briciolo di riconoscimento e una punta di invidia per la nostra personale “felice condizione”. Una storia emblematica – conclude Panici – del mondo del lavoro e di una società ormai votata esclusivamente al risultato economico, dove tutto è misurato in base ai risultati raggiunti anche a sprezzo dei rapporti umani.

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