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Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni

Locandina del film: Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni
Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni

Titolo originale: You will meet a tall dark stranger
Genere: Commedia
Origine/Anno: USA – 2010
Regia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Interpreti: Naomy Watts, Josh Brolin, Anthony Hopkins, Gemma Jones, Antonio Banderas, Lucy Punch, Freida Pinto
Montaggio: Alisa Lepselter
Fotografia: Vilmos Zsigmond
Giudizio: 7

Trama: Helena viene lasciata dal marito dopo 40 anni di matrimonio; cercherà sostegno e consolazione nelle improbabili predizioni di una chiromante. Alfie, ex marito di Helena, insegue la perduta giovinezza e perde la testa per un’attricetta che decide di sposare. Sally, figlia di Helena ed Alfie e gallerista con una cotta per il proprio capo, è in rotta col marito Roy, scrittore in crisi che a sua volta si invaghisce della dirimpettaia Dia.

Recensione: Ennesima puntata del racconto cinico e disincantato dell’ormai consueto intreccio di storie che si sfaldano? Ennesima rivisitazione di un mondo dominato dal caos e dall’impossibilità di far combaciare insieme i tasselli spaiati delle vite dei protagonisti? Ennesimo stanco e monotono copione che con qualche aggiustamento viene riproposto di anno in anno dall’ormai settantacinquenne regista newyorchese? Sì, o forse no! Di certo, però, commedia ironica e raffinata, con un buon ritmo, qualche battuta felice ed un paio di colpi di scena al momento giusto – che al cinema, come nella vita, non guastano mai! Un buon prodotto, insomma; un marchio di fabbrica sicuro e riconoscibile, fin dalla prima inquadratura ed in ogni dettaglio: dalle musiche all’ambientazione, dalla scrittura alla direzione degli attori (anche stavolta celebri e soprattutto bravi).
Ma veniamo più da vicino al film: disordine cosmico nelle vicende dei personaggi, costellate da continui rivolgimenti; matrimoni che naufragano e talenti che tramontano; nuovi improbabili amori ed inesorabili sconfitte che lasciano sempre più soli e disorientati gli attoniti protagonisti; compromessi e colpi bassi per coltivare sogni destinati al fallimento e certezze che si sgretolano. In tutto ciò, vani tentativi di fermare “le lancette dell’orologio”, di trovare conforto nelle parole di inattendibili guru col dono della rivelazione; di escogitare espedienti per sopravvivere.
Insomma, la maturità di Woody Allen non sembra ispirarsi ad una armonica ricomposizione del quadro. La sua cinematografia però è ancora sferzante, così come lo è la sua graffiante riflessione sulla nociva e deleteria adesione a qualunque tipo di credo irrazionale e quindi ad ogni atto di fede – comprese, viene da dire, le religioni.
E se è vero che Allen attinge a piene mani da situazioni e circostanze già viste in suoi film precedenti (viene in mente, ad esempio, “Mariti e mogli”, nella similitudine dei destini dei due fedifraghi Jack/Pollack e Alfie/Hopkins, od anche “La dea dell’amore”, nell’analoga caratterizzazione di Linda/Sorvino e Charmaine/Punch), non bisogna farsi troppo fuorviare da riferimenti al passato ed autocitazioni. La scrittura della cinematografia di Woody Allen appare ancora solida; i suoi personaggi sono credibili nel loro sconforto e nella loro fragilità; lo sguardo sull’abisso, mediato da una sana miscela di ironia e cinismo, rivela una maturità ed una consapevolezza ricche di sfaccettature sempre nuove.
Ed allora, film privo di novità o piccolo gioiello di un regista che ha ancora molto da dire? Nel dubbio, è sempre meglio andare al cinema e lasciare l’ultima parola allo schermo!

Gianfranco Raffaeli

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