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In un mondo migliore

Locandina del film: In un mondo migliore
In un mondo migliore

Titolo originale: Hævnen
Genere: Drammatico
Origine/Anno: Danimarca – 2010
Regia: Susanne Bier
Sceneggiatura: Susanne Bier, Anders Thomas Jensen
Interpreti: Mikael Persbrandt, Markus Rygaard, William Jøhnk Nielsen, Trine Dyrholm, Ulrich Thomsen
Montaggio: Pernille Bech Christensen
Fotografia: Morten Søborg
Musiche: Johan Söderqvist
Giudizio: 8

Trama: il piccolo Christian ha da poco perso la madre e si trasferisce a vivere dalla nonna. Lì incontra Elias, col quale fa subito amicizia e che difende dalle angherie di un compagno di scuola più grande aggredendo e minacciando quest’ultimo. Anton, padre di Elias, dirige un ospedale da campo in Africa, è in rotta con la moglie e cerca faticosamente di ricostruire il suo rapporto con lei.

Recensione: Film di rara intensità e coinvolgimento emotivo, Gran Premio della Giuria all’ultimo Festival del cinema di Roma e candidato all’oscar 2011 come miglior film straniero, “In un mondo migliore” delinea nelle prime inquadrature, con estrema crudezza e precisione chirurgica, uno scenario desolante, dominato dalla prepotenza e dalla brutalità: un’Africa violentata dagli attacchi di miliziani ben armati, dilaniata da conflitti interni ed abbandonata a se stessa.
La vicenda si fa persino più intricata quando l’indagine si sposta dal contesto africano alle vicende personali e famigliari dei protagonisti e la macchina da presa, con una felice sovrapposizione di livelli narrativi ed ambientazioni (siamo ora nella civile Danimarca), si concentra sui due fragili adolescenti che rappresentano il fulcro della storia: il precoce Christian, che ha da poco perso la madre – della cui morte accusa il padre – ed il più riservato e problematico Elias, con i genitori in crisi coniugale e vessato dai compagni di scuola per i denti anteriori sporgenti.
Il quadro è sconfortante, ma non del tutto. Un mondo migliore è ancora possibile! Ed allora, nel derelitto tessuto sociale africano lacerato dalle scorribande dei mercenari e dalla pulizia etnica, si inserisce, come unico residuo baluardo, l’ospedale da campo diretto da Anton, che accoglie la folla di diseredati che quotidianamente vi cerca riparo e conforto dai propri mali e ricuce le ferite delle donne gravide sventrate dall’orrido Big Man, capo dei miliziani che controllano il territorio.
Allo stesso modo, anche di fronte alla violenza subita nella vita di ogni giorno, Anton cerca di testimoniare come una risposta diversa dall’esercitare analoga violenza sia possibile.
La Bier non risparmia colpi di scena, portando alle estreme conseguenze il disagio dei due adolescenti, il conflitto interiore dei protagonisti, il disorientamento e lo sconforto. Ma da tutto questo tormentato materiale, dal rimescolamento delle storie personali, dal caotico srotolarsi degli eventi, un nuovo equilibrio è possibile e la risposta personale di ognuno ha un peso determinante.
Con una visione disincantata e tenace al tempo stesso, la Bier sembra dirci che siamo arrivati al punto di non ritorno e che un’inversione di rotta è ormai necessaria. Alla violenza non si può più rispondere con altra violenza: “Se tu lo picchi lui ti picchia, poi lo picchi tu e va avanti all’infinito, come una guerra!”. Non sono più ammesse scorciatoie: la ragionevolezza, il dialogo, il confronto devono prevalere!
La lotta per un mondo migliore passa per la fermezza, il coraggio delle proprie opinioni, anche a costo di pagarne un prezzo elevato in termini di rinunce personali e di compromessi con se stessi. Ma la strada indicata non è più procrastinabile. Ed a seguirla, sono personaggi fragili, umani, che trascinano con sé la propria debolezza e cercano di affrontare giorno per giorno la propria lotta personale.
Il film di Susanne Bier convince in ogni sua inquadratura (belli i campi lunghi ripresi dal silos, bello il dettaglio sulla faticosa risalita del ragno lungo la tela con l’espressione tormentata di Anton in profondità di campo!), in ogni soluzione narrativa proposta: sprigiona una forza genuina con un ritmo incalzante che rapisce lo sguardo e costringe a riflettere. Un mondo migliore è possibile!

Gianfranco Raffaeli

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