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San Valentino, poesia

San Valentino non è certo la festa di tutti! Se non si è ricambiati in quel dolce sentimento bizzarro che scava un vuoto nell’addome, allora San Valentino è il giorno più antipatico e inutile, del resto per la maggior parte degli innamorati rappresenta solo una trovata commerciale per alleggerire le tasche già vacanti.
Ma anche nella mente del più restio, anticonformista, riluttante, rabbioso, scontroso e solitario essere umano, oggi si affaccia un pensiero gentile rivolto all’amato vicino o lontano che sia, presente o immaginario.
Ecco perchè le parole di uno dei più tristi dei poeti italiani descrivono l’amore come la condizione necessaria per la vita stessa.

I mattini passano chiari
e deserti. Così i tuoi occhi
s’aprivano un tempo. Il mattino
trascorreva lento, era un gorgo
d’immobile luce. Taceva.
Tu viva tacevi; le cose
vivevano sotto i tuoi occhi
(non pena non febbre non ombra)
come un mare al mattino, chiaro.

Dove sei tu, luce, è il mattino.
Tu eri la vita e le cose.
In te desti respiravamo
sotto il cielo che ancora è in noi.
Non pena non febbre allora,
non quest’ombra greve del giorno
affollato e diverso. O luce,
chiarezza lontana, respiro
affannoso, rivolgi gli occhi
immobili e chiari su noi.
È buio il mattino che passa
senza la luce dei tuoi occhi.

Cesare Pavese.

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