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Il cigno nero

Il cigno nero di Darren Aronofsky
Il cigno nero

Titolo originale: Black swan
Genere: Thriller
Origine/Anno: Usa – 2010
Regia: Darren Aronofsky
Sceneggiatura: Andres Heinz, Mark Heyman
Interpreti: Natalie Portman, Mila Kunis, Winona Ryder, Vincent Cassel, Toby Hemingway, Sebastian Stan, Barbara Hershey, Janet Montgomery, Christopher Gartin, Kristina Anapau
Montaggio: Andrew Weisblum
Fotografia: Matthew Libatique
Musiche: Clint Mansell
Scenografia: Thérèse DePrez, David Stein
Costumi: Amy Westcott
Giudizio: 7 ½

Trama: Nina, ballerina del New York City ballet, ottiene il suo primo ruolo da protagonista nella messa in scena del celebre balletto di Cajkovskij Il lago dei cigni. Tra rivali che le contendono il posto e deliri psicotici che ne minacciano la riuscita dell’esordio, trionferà nella sua prima rappresentazione pagando però un prezzo troppo elevato.

Recensione: “Una ragazza viene trasformata in un cigno, solo l’amore può spezzare l’incantesimo, ma il principe si invaghisce della ragazza sbagliata e lei si uccide”. L’incipit del film è lapidario, non dà scampo, non ammette deroghe alla spietata regola del palcoscenico e della vita – secondo cui al fallimento può corrispondere solo l’estremo sacrificio –, così come deroghe non sono ammesse al massimo impegno ed alla totale immedesimazione nel proprio ruolo da parte della prima ballerina che ne interpreterà il dramma.
Il New York City ballet mette in scena Il lago dei cigni di Cajkovskij. Nina, ballerina ambiziosa alla ricerca di un ruolo da protagonista, viene scelta a sorpresa come prima ballerina. Sarà chiamata ad interpretare la regina dei cigni, dando vita al cigno bianco, la principessa vittima dell’incantesimo, la bella Odette. Ma al tempo stesso dovrà diventare anche il cigno nero, la sensuale Odile, figlia del perfido Rothbart, nella quale il principe Siegfried crede di riconoscere Odette.
Nina però, piegata alla rigida disciplina impostale dalla madre (ex-ballerina di fila che non è mai riuscita a fare carriera), schiacciata da un intransigente autocontrollo che non le permette di esprimersi e di dare spazio alla sua parte pulsionale, che non le consente di lasciarsi andare e far fuoriuscire l’aspetto più autentico e passionale di sé, non sembra in grado di interpretare in modo credibile il seducente ed oscuro personaggio del cigno nero. “Quando ti guardo, vedo solo il cigno bianco: bellissima, spaventata, fragile; ma il cigno nero?” – dirà Leroy, il cinico direttore artistico del corpo di ballo.
A questo punto, ha quindi luogo un profondo conflitto interiore in Nina, una spietata lotta tra istanze interne per far venir fuori la parte più istintuale della propria personalità: l’unica che le possa consentire di raggiungere la completezza artistica tanto agognata e di essere in grado così di interpretare il cigno nero, realizzando finalmente il proprio sogno di gloria ed incarnando quell’ideale di perfezione ricercato fino ad allora nella esasperata ed ossessiva rincorsa ad una tecnica impeccabile che l’aveva però relegata al ruolo di prodigio estetico “frigido” e privo di autentico “pathos”.
Ma in questa lotta senza esclusione di colpi si inseriscono dei veri e propri deliri psicotici che sabotano il suo tentativo di affrontare e vincere la sfida con se stessa. Solo “uccidendo” la sua parte più rigida ed intransigente, annullando il proprio inflessibile autocontrollo, Nina riuscirà a liberare se stessa ed a vivere pienamente, a far fuoriuscire l’aspetto più spontaneo e naturale, più impulsivo e sensuale di sé in una struggente ed acclamata ultima danza che finalmente vedrà la realizzazione, stavolta sì, di quella perfezione così a lungo ed invano ricercata prima di allora.
Il film appare senz’altro spettacolare e coinvolge fin dalle prime inquadrature. Molto curato il personaggio di Nina, splendidamente interpretato da Natalie Portman, candidata all’oscar come miglior attrice protagonista (ma Il cigno nero ha ricevuto altre prestigiose candidature, tra cui quella quale miglior film e miglior regia). Alcune inquadrature tendono al sensazionalistico deviando sul genere horror; alcuni deliri psicotici sembrano calcare troppo la mano. Già autore di Requiem for a dream e del bellissimo The wrestler, premiato col leone d’oro 2008 al Festival del cinema di Venezia, Aronofsky realizza però un film che, al di là di qualche apparente incongruenza formale, non delude le aspettative per la lunga attesa che ne ha preceduto l’uscita.

Gianfranco Raffaeli

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