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Soverato, Satriano e il porto di Sovetriano

SOVERATO/SATRIANO – Del porto di Satriano-Soverato si parla da più di mezzo secolo, ma ora sembra che qualcosa di più concreto si intraveda all’orizzonte. Infatti per impulso dei privati sembrerebbe – il condizionale è d’obbligo pensando al passato – che la posa della prima pietra non sia destinata a restare solo un sogno ma possa diventare presto una realtà. Del resto l’alibi di ferro per tutti gli amministratori pubblici che si sono prodotti sino a questo momento in interminabili discussioni era che mancavano i fondi ed era necessario trovare qualche privato pronto a investire.  Fra le tante discussioni è sufficiente ricordare come spesso avviene nelle cose italiane quelle relative alla destinazione del porto. Né sono mancati gli esponenti politici che, sensibili alle problematiche della classe meno abbiente, hanno deplorato che si pensasse ad un porto destinato ai vacanzieri di lusso e non ci si curasse di prevedere al suo interno il rifugio delle barche da pesca e degli altri natanti destinati alle attività marinare degli operatori della zona. A dir vero, una giustizia, a suo modo giusta, è stata puntualmente realizzata: non ci sono posti per i vacanzieri di lusso, non c’è posto per le barche e le “paranze” dei pescatori locali. Ma ora dopo tanti anni sono è arrivata la “Ranieri International” che ha voluto credere in questo porto da realizzare in un’area ricadente nel territorio di Soverato e Satriano e, dopo avere trovato il plauso e il sostegno delle due amministrazioni rappresentate dai sindaci Raffaele Mancini e Michele Drosi si sono adoperati per la messa a punto di un progetto preliminare destinato ora a seguire il suo iter burocratico. Il progetto è stato presentato durante un audit dei tecnici presso la sala conferenze dell’acquario comunale alla presenza di diversi amministratori locali e rappresentanti istituzionali, fra i quali il Senatore Bevilacqua e il consigliere regionale Nazzareno Salerno, quest’ultimo in rappresentanza del governatore Scopelliti seduti al tavolo dei relatori accanto ai sindaci di Soverato e Satriano. Pur non essendo stati quantificati con esattezza i costi della realizzazione del porto – come chiarito a margine del convegno dal giovane Antonio Ranieri della Ranieri International – , si è subito capito che si tratta di un investimento destinato a generare sviluppo per l’intero territorio con centinaia di posti disponibili per imbarcazioni e tanti altri servizi da definire.  I dettagli tecnici sono stati presentati dall’ingegnere Contini specializzato in meteo-idraulica davanti ad un pubblico attento formato da semplici cittadini e di addetti ai lavori. Fra questi tanti architetti, ingegneri e amministratori che da tempo inseguono il sogno di quello che qualcuno ha chiamato cercando di uscire dal rischio di campanilismo il “porto di Sovetriano”. Stiamo parlando dell’architetto nonché già sindaco di Satriano sul finire degli anni ’80 Tonino Riverso, il cui punto di vista in merito all’iniziativa in corso è interessante. Infatti, pur non rivendicando primogeniture da lui stesso definite “estetizzanti”, Tonino Riverso racconta di essere stato colui che nel 1988 diede incarico al Prof. Bernardo Rossi Doria, all’Ing. Giovanni Angotti e altri di predisporre uno studio di massima sulla fattibilità di una Darsena nella marina di Satriano. “Lo studio – spiega Riverso prima di ribattere alle nostre domande – non qualificò una risposta in senso stretto ma ammise la possibilità di un approdo turistico in sponda sx dell’Ancinale. Il costo delle investigazioni successive e della progettazione preliminare impedirono di portare a termine operativo l’iniziativa che rimane comunque la prima nell’amministrazione comunale di Satriano”.

A suo giudizio è auspicabile un porto – uso la sua definizione –  a Sovetriano?

“Perché no! Non può esistere turismo per paesi di mare, a qualunque scala, se non si crea una rete infrastrutturale complessa che preveda come arrivarci agevolmente da terra (strade e ferrovia) e anche dal mare. La superstrada Jonica, in sostituzione di quella borbonica, ma anche il porto turistico, contenente quello peschereccio, nella misura del bisogno, sono sicuramente ipotesi di lavoro positive”

Ipotesi?

“Mi chiedo se non vengono i turisti perché non esistono porti o non esistono porti perché non vengono attratti i turisti. Certo che servono atti di fantasia imprenditoriale, ma solo se finalizzati allo sviluppo complessivo del territorio ad una scala superiore a quella comunale. Pur senza frenare gli entusiasmi è bene sapere che esistono vari livelli di difficoltà che non vanno sottostimati. Difficoltà intrinseche come per ogni costruzione di infrastruttura importante, ma difficoltà superabili a condizioni che le investigazioni meta-progettuali siano in grado di porre in evidenza tutte le problematiche da superare prima ancora di porre la prima pietra”.

Cosa intende per investigazioni meta-progettuali?

“Nella ricerca puntigliosa e scientifica delle precondizioni che sono alla base di un investimento di territorio, prima ancora dell’impegno di risorse economiche ed imprenditoriali. I due comuni, anzi i tre (compreso Davoli) debbono commissionare subito una indagine a società terza che sappia rubricare i seguenti quesiti di base, e cioè: se esiste mercato (locale, regionale o nazionale) interessato alla costruzione di un porto turistico; se la domanda di mercato è limitata nel tempo (nell’arco dell’anno solare); se la valutazione delle potenzialità della zona e delle caratteristiche turistiche del comprensorio consentono l’autosufficienza economica; Se il pacchetto turistico che non sia limitato alla struttura portuale riesce ad offrire innovazione e sviluppo del prodotto turistico locale in senso ampio; se l’offerta alberghiera del comprensorio è adeguata alla scala di grandezza del nuovo porto; se può sopravvivere un porto che ha costi di gestione consolidati nell’anno ed una utenza solo stagionale, per cui è giovevole attivare alcuni processi, nella corretta antropizzazione delle aree circostanti, da destinare a poli attrattori (alberghi, ristoranti, parco giochi, attività commerciali e fieristiche correlate alla dimensione delle aree interne e a quelle immediatamente esterne”.

Ritiene che quest’analisi di mercato non sia stata già fatta?

“Ritengo di no ma non credo si tratti di una cosa lunga più di tanto. Del resto quando si investe il territorio con iniziative del genere occorre essere accorti e misurare la fantasia con la realtà degli interessi reali. Le presunzioni di creare un’opera e poi il mercato spesso hanno condotto a risultati disastrosi. La legge 64 deve essere per tutti un monito. Centinaia di miliardi sprecati nella vana rincorsa di progetti “miracolosi”. Le Amministrazioni comunali che devono fare parte organica dell’operazione imprenditoriale – anche se in quota minoritaria – si attivino nella direzione corretta, senza lasciar fare, ma senza nemmeno essere al traino dell’imprenditoria che pur volenterosa non può essere lasciata “sola” a correre rischi nello spazio e nel tempo. Ritengo che in 2 mesi l’indagine meta progettuale si potrà concludere. Nel frattempo si potranno verificare, per allargare, quali altre risorse umane ed imprenditoriali sono disponibili ad operare collateralmente, fermo restando che la Ranieri International costituisce il primo motore dell’operazione porto a Sovetriano.

Come giudica in due parole l’iniziativa tenutasi all’acquario?

“Quella dell’Acquario deve ritenersi una tappa importante nella democrazia dell’informazione, ma gravarla di soluzionismo non è opportuno”.

Fabio Guarna

Arch. Antonio Riverso
Arch. Antonio Riverso

 

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