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Silvio Forever

Silvio Forever
Silvio Forever

Titolo originale: Silvio Forever
Genere: Documentario
Origine/Anno: Italia – 2011
Regia: Roberto Faenza, Filippo Macelloni
Sceneggiatura: Gian Antonio Stella, Sergio
Rizzo
Giudizio: 5 ½

Trama: Dalla realizzazione di Milano 2 agli scandali sessuali, una selezione delle vicende più significative della vita di Silvio Berlusconi in una “autobiografia non autorizzata” che racconta l’ascesa di un uomo che, nel bene o nel male, ha segnato la storia del nostro paese.

Recensione: Diciamocelo chiaro: che Berlusconi sia il nostro idolo o la nostra ossessione, questo film non è certamente uno di quelli che porteremmo con noi se venissimo improvvisamente confinati su un’isola deserta; né probabilmente cambierà di molto il nostro punto di vista sul fenomeno politico (e sociale/culturale) che sta interessando il paese da oramai 17 anni!
Silvio Forever è un fedele (e necessariamente parziale) resoconto dell’ascesa dell’imprenditore che dal nulla (?) realizza Milano 2, dell’avventuriero che dà vita alle tv private (con provvidenziali decreti legge che intervengono ad inibire gli effetti di ordinanze pretorili sull’oscuramento delle emittenti medesime), del politico che scende in campo per salvare un’Italia in balia del “pericolo comunista”.
Il documentario scritto da Stella e Rizzo, però, sembra non avere un’anima. Il proposito di rigorosa autenticità delle fonti (tutte tratte da interventi pubblici o interviste al Cavaliere od a personaggi a lui vicini, come recita l’incipit del film), dà un taglio certamente più autorevole ai contenuti, ma fa anche di quest’ora e venti circa di visione un’esperienza piuttosto piatta. Chi si aspetta un’indagine approfondita sul “lato oscuro” dell’impero economico dell’uomo di Arcore, sulla falsariga dei Travaglio o delle Gabanelli di turno, resterà deluso; chi pensa ad una ricostruzione del personaggio affidata all’ironia ed alla satira in salsa Guzzanti rimarrà a bocca asciutta; chi spera in frame rivelatori di sfaccettature inedite dell’uomo o del politico uscirà dal cinema con la sensazione di aver soltanto rivisto immagini già viste (al di là di qualche spezzone meno conosciuto).
Il film ruota attorno ad una serie di fatti ed aspetti già noti del fenomeno che però, pur nella loro ovvia non esaustività (dati gli appena 85 minuti di durata), hanno il merito di darne uno spaccato abbastanza a tutto tondo: l’abilità del comunicatore (che vende il partito come il marchio di un prodotto e che arruola tutta la sua squadra televisiva – da Mike Bongiorno a Raimondo Vianello ad Ambra Angiolini – per accaparrarsi fino all’ultimo voto: altro che televisioni che lo danneggiano!); l’incessante autoincensamento e l’ossessiva riproposizione della “propria verità”; il macroscopico e perennemente irrisolto conflitto d’interessi; le battute sopra le righe e gli strappi all’etichetta negli incontri internazionali (emblematica è l’espressione della Merkel che, in attesa di Berlusconi in visita ufficiale, lo vede uscire dall’auto di stato parlando al telefonino e facendole cenno di aspettare, mentre continua la propria conversazione); la costante individuazione di un nemico contro cui coalizzarsi; la megalomania, il machismo, gli eccessi.
Nel documentario, la voce di Neri Marcorè sostituisce quella di Berlusconi, facendone l’imitazione, nelle dichiarazioni per le quali non è disponibile il sonoro. Tra le tante immagini di repertorio ripescate e le varie interviste montate, sono da segnalare un irresistibile show di Roberto Benigni, tratto da una Notte dei Telegatti, qualche lucida (e lungimirante) analisi di Indro Montanelli e lo spezzone di uno spettacolo del grande Dario Fo.
Scene incisive come quella finale del Caimano, in cui Moretti abbandona l’aula di tribunale ove è stato appena condannato mentre una montante rivolta popolare travolge i giudici della giuria, appartengono a pagine di ben altro cinema. Forse il punto è anche che ormai di quest’uomo sappiamo tutto e nonostante tutto continuiamo a votarlo.

Gianfranco Raffaeli

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