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Poetry

Locandina del film sudcoreano Poetry
Poetry

Titolo originale: Shi
Genere: Drammatico
Origine/Anno: Corea del Sud – 2010
Regia: Lee Chang-dong
Sceneggiatura: Lee Chang-dong
Interpreti: Yoon Hee-Jeong, Lee Da-wit, Ahn Nae-sang, Kim Yong-taek
Montaggio: Kim Hyun
Fotografia: Kim Hyun-seok
Scenografia: Sihm Jeom-hui
Giudizio: 8

Trama: Un gruppo di adolescenti ha violentato per mesi una coetanea, che si uccide buttandosi da un ponte. La madre della giovane viene a sapere della violenza leggendo il diario della figlia. I genitori dei ragazzi cercano allora di mettere a tacere la cosa pagando una grossa somma di denaro alla madre della ragazzina perché questa non sporga denuncia. Mija, nonna di uno degli adolescenti del gruppo, fa un corso di poesia, scopre di avere l’Alzheimer.

Recensione: Acqua che scorre, un ponte in lontananza, bambini che giocano sulla riva del fiume, un corpo che affiora dalle acque. Il piano sequenza di apertura dà subito l’immagine di un fluire ininterrotto in cui la quiete (delle acque) si contrappone al tormento (evocato dal corpo esanime), il gioco (dei bambini) al dramma (di cui è simbolo il ponte in lontananza).
Poetry è un film dai ritmi lenti, ricco di suggestioni, scandito da inquadrature fisse, pervaso da una costante tensione di fondo.
Mija ha sempre sognato di scrivere poesie, da quando un suo insegnante delle elementari le ha detto che sarebbe diventata una grande poetessa. Frequenta un corso tenuto da un noto poeta, partecipa ai reading di poesia serali di un club. Impara che la poesia è saper osservare le cose, guardarle a fondo e coglierne l’essenza; e che poi, di fronte al foglio bianco, non si sa bene come né quando, quasi come per magia l’ispirazione arriva e la poesia fluisce, un verso dopo l’altro, riempiendo gli spazi vuoti del foglio.
Mija si concentra allora su una mela: la scruta, osserva la luce radente che filtrando dalla finestra di casa ne lambisce i contorni, ne strappa un pezzo con un morso per assaporarla, per sentirla, cerca di far fluire da sé le sensazioni che ne scaturiscono; ma non succede nulla. La vera essenza delle cose che sta cercando è altrove!
Dopo un tormentato cammino attraverso gli ultimi luoghi frequentati dalla ragazzina che si è uccisa lasciandosi cadere nel vuoto, dopo aver ripercorso le tappe della disperata decisione finale della giovane suicida, dopo essersi confrontata con le conseguenze dell’improvvisa ed inattesa irruzione di violenza e raccapriccio nel quadro fino ad allora ordinato e composto della propria esistenza, lo sguardo di Mija trova finalmente la maturità così a lungo ricercata. È il momento tanto atteso, l’ispirazione arriva, la poesia sgorga possente – proprio mentre l’Alzheimer le ruba poco alla volta i propri ricordi e la polizia comincia ad indagare sul suicidio della giovane – per la composizione del primo e forse unico poema della vita.
Il film mette in scena una continua ricerca del bello, cui si contrappone il cupo senso del dolore: la poesia (dei fiori, dei colori) e la brutalità (che è intorno a noi), la delicata sensibilità (di Mija) e l’aggressività (dei ragazzi che hanno stuprato la loro compagna di scuola, degli altri genitori) si incontrano e si scontrano in un incessante alternarsi e compenetrarsi vicendevole su cui si regge l’equilibrio delle cose.
Le acque del fiume Nero continuano a scorrere nell’inquadratura finale.
Tra le immagini più belle, le gocce che cadono sulle pagine bianche del quaderno su cui Mija appunta le proprie sensazioni. È il preludio della pioggia che sta per arrivare.

Gianfranco Raffaeli

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