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Lo stravagante mondo di Greenberg

Locandina del film: Lo stravagante mondo di Greenberg
Lo stravagante mondo di Greenberg

Titolo originale: Greenberg
Genere: Commedia, Drammatico
Origine/Anno: USA – 2010
Regia: Noah Baumbach
Sceneggiatura: Noah Baumbach
Interpreti: Ben Stiller, Greta Gerwig, Rhys Ifans, Jennifer Jason Leigh, Chris Messina, Sydney Rouviere, Susan Traylor
Montaggio: Tim Streeto
Fotografia: Harris Savides
Scenografia: Ford Wheeler
Musiche: James Murphy
Giudizio: 7 ½

Trama: Reduce da un ricovero in un istituto psichiatrico, Roger Greenberg, quarantenne un po’ spiantato, decide di trascorrere qualche settimana nella casa del ricco ed affermato fratello Philip, che nel mentre è in vacanza in Vietnam con la famiglia. L’incontro con i vecchi amici ed una relazione con la giovane assistente di Philip metteranno in moto meccanismi bloccati da tempo e costringeranno Roger a rimettersi in gioco.

Recensione: Greenberg è un uomo che non riesce a vivere pienamente. È bloccato dalle proprie paure ed incapace di affrontarle. È rinchiuso nel mondo ideale, puro, che si è costruito attorno per proteggersi. È prigioniero di una visione della vita come continua tensione verso un dover essere impossibile da realizzare (proprio perché se realizzato ricondurrebbe a quel reale che spaventa e disarma). Greenberg è fragile e vive come uno straniero nel mondo di cui fa parte, riesce a comunicare con pochi selezionati amici, ma i più lo ritengono nella migliore delle ipotesi uno stravagante, per rimanere al titolo italiano del film. È una sorta di novello Don Chisciotte che trova dappertutto nemici da combattere, che affronta però al riparo da ogni rischio scrivendo continue lettere di protesta. Greenberg è un quarantenne misantropo, un po’ immaturo ed arroccato in una sorta di fortezza invalicabile (icasticamente rappresentata dalla bella casa del fratello, ma intimamente evocata dai numerosi meccanismi di fuga messi in campo).
Il film tocca temi piuttosto familiari ad un certo cinema, soprattutto d’oltreoceano. Il cliché è sempre in agguato (l’uomo di mezz’età che ritrova i compagni di gioventù ed è costretto a fare i conti con la propria vita, la paura di lasciarsi andare ad una nuova relazione, la ricerca di qualcosa di diverso dal sogno americano); ma la storia narrata da Baumbach è convincente ed il suo approccio appare differente dal già visto: più intimo, più analitico. La scrittura, anzi, si discosta dagli stereotipi cari al cinema americano per approdare verso atmosfere più congeniali allo spettatore europeo (atmosfere interiori, beninteso, visto che l’ambientazione è smaccatamente americana). Lo script, inoltre, denso e sfaccettato, ha il merito non indifferente di muoversi, sul registro agrodolce, in perfetto equilibrio tra il disorientamento dei protagonisti e la loro ilare eccentricità.
Ben Stiller è in ottima forma. Il suo personaggio sempre a disagio, in perenne conflitto con se stesso e col mondo che lo circonda, è interpretato col giusto distacco e l’esatta dose di ironia e disincanto. Ed a fargli da pendant è un’altrettanto brava Greta Gerwig, anche lei, nel film, un po’ confusa e reduce da una lunga relazione, in cerca di un equilibrio che fatica a trovare. Sullo sfondo, altre esistenze precarie che stentano a stare a galla: il suo amico di sempre che lotta per tenere insieme un matrimonio traballante, la sua ex fidanzata (la co-soggettista Jennifer Jason Leigh) divorziata e con due bambini.
Caldamente consigliato ai quarantenni col complesso di Peter Pan!

Gianfranco Raffaeli

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