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I Conti tornano

“Perché?” Credo sia questo l’interrogativo che assilla Bruno Conti dopo ogni Roma-Cagliari.
Suo figlio, Daniele, è ormai una bandiera del Cagliari, dopo essere cresciuto nelle giovanili della Roma.
Bruno, core de Roma, è l’indimenticata stella della “Maggica” anni ’80 e attualmente dirigente della squadra capitolina.
Bruno ha la Roma nell’anima.
Il figlio Daniele evidentemente no.
Il pargolo ingrato, che ha ormai raggiunto le 32 primavere, si diverte a segnare con perfidia alla Roma. Non ogni tanto, sporadicamente. Sempre.
E’ la tassa fissa che la Roma paga affrontando il Cagliari.
Ogni buon fantacalcista sa di dover schierare Daniele Conti contro la Roma perché di certo il ragazzo farà un dispetto a papà.
Daniele non è mai stato considerato troppo dai giallorossi nel periodo delle giovanili (quelle che adesso in Italia chiamiamo “cantere”, sperando che sfornino gioielli simil Barca…).
Daniele ha probabilmente sofferto il confronto con il padre, il miglior giocatore del Mondiale ’82 a detta di Pelé.
Così, scartato dai colori di famiglia, ha trovato la sua dimensione a Cagliari di cui è diventato anche capitano.
E mentre Bruno continua a chiedersi “Perche?” senza riuscire a prender sonno, la Roma di Luis Enrique affonda.
Non è ancora né carne né pesce. Scimiotta il Barcellona, senza riuscire ad essere neppure il Pescara di Zeman. Ci sarà molto da lavorare.
Sorride la Juve, dopo una vittoria convincente contro il Parma. I ducali non sembrano esattamente uno squadrone, però una Juve così grintosa non si vedeva dai tempi di Moggi.
Conte, con la determinazione che lo ha sempre caratterizzato in campo, sembra essere riuscito a infondere spirito di sacrificio e rabbia in una squadra per cui vincere “è l’unica cosa che conta”, come ha ricordato un commosso Boniperti in occasione dell’inaugurazione del nuovo stadio.
Non posso dire sin d’ora dove la Juve riesca ad arrivare, però certamente giocatori come Pirlo e Vidal possono riportarla verso traguardi che apparivano un miraggio quando nel mezzo si muovevano Felipe Melo e Sissoko.
L’Inter comincia la “cura Gasperini”, una terapia del dolore che dovrebbe rivoluzionare la formazione nerazzurra. Io non credo che l’organico a disposizione di Gasp possa mai essere adattato a un 3-4-3. Tuttavia, dato che su questo modulo il mister sembra più integralista di Ahmadinejad, non vedo vie d’uscita per i nerazzurri.
Una squadra come l’Inter non può concedere sei/sette occasioni limpide al Palermo e tornare a casa con quattro goal subiti . Se Gasperini non stravolge la sua natura tattica, non arriverà a metà ottobre.
Chiudiamo con il Napoli. In Italia è ormai da scudetto, gioca con sicurezza e piglio da grande squadra. In Europa è tutto da verificare e il City sarà un test molto impegnativo. Non mettiamo limiti alla provvidenza e a Mazzarri. Tutti danno gli azzurri per spacciati nel girone di Champions, però con Hamsik, Lavezzi e Cavani nulla è impossibile.

Antonio Soriero

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