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Scuola: fra proteste, riforme vere e nominali

Il 7 ottobre 2011 c’è protesta nel mondo della scuola. Studenti e alunni sono scesi in piazza per dire no alle decisioni e alle scelte dell’esecutivo. Unicobas, Usi e Usb sono le sigle dei sindacati di base invece che hanno proclamato la giornata di protesta del personale scolastico. I tre sindacati di base puntano il dito contro “l’opera di smantellamento della scuola pubblica”. Ma – a dire il vero – di riforme nella scuola nel corso degli anni ne sono state tentate tante, con modesti risultati. Si è guardato troppo se non addirittura esclusivamente alla didattica, ma un progetto di riforma per la la scuola in quanto Amministrazione dello Stato dovrebbe anche tenere conto di un suo riassetto nell suo aspetto di organizzazione dirigenziale/gestionale. Di quest’aspetto ne parla in un articolo pubblicato sulle pagine regionali del “Quotidiano della Calabria”, Fabio Guarna, che di seguito vi riportiamo dal titolo “Scuola, riforme di nomi e non di sostanza”.  Scrive Guarna,  “si parla tanto della necessità di una riforma radicale della scuola. E non c’è Ministro che nel corso dei decenni non abbia tentato di realizzarla. Ottenendo com’è noto modesti risultati. Infatti chi si appresta a proporre cambiamenti ritiene che la trasformazione più importante da effettuare sia quella che riguarda l’assetto della scuola rivolgendo l’attenzione all’offerta formativa nel senso della esatta individuazione di profili professionali e tecnici capaci di preparare i giovani al mondo del lavoro. E’ senz’altro un punto di partenza corretto ma non tiene conto di quello che è tutto l’assetto burocratico dell’istituzione scolastica e soprattutto del personale che la regge: dai vertici dotati delle massime responsabilità a coloro che hanno minori incombenze. Infatti la vera riforma dovrebbe smantellare completamente gli attuali criteri di reclutamento che non tengono in assoluto conto delle professionalità necessarie per dirigere, gestire e portare avanti una istituzione scolastica con l’obiettivo di raggiungere risultati ragguardevoli. In realtà a questo si è pensato in passato ma le iniziative intraprese si sono limitate a riforme appena nominali. Si pensi alla stessa terminologia usata un tempo di bidello, applicato di segreteria, segretario, preside divenuti rispettivamente collaboratore scolastico, assistente amministrativo, direttore dei servizi generali e amministrativi e dirigente scolastico, per comprendere quanto sottesa a questa trasformazione ci fosse la volontà di dare nuove mansioni ai soggetti interessati alla luce del mutato quadro burocratico-amministrativo. Al cambiamento nominale però non è seguito completamente quello sostanziale. Infatti se proviamo a pensare ad altre istituzioni amministrative il cui modello organizzativo-burocratico nelle varie riforme scolastiche è stato “scimmiottato”, le figure apicali vengono reclutate tenendo nella massima considerazione il settore d’appartenenza. Così per farla breve, all’ufficio tecnico di un ente locale, il dirigente è un Ingegnere, ai servizi finanziari c’è un laureato in economia o con titolo di studio affine. E infine al massimo grado della burocrazia comunale ad esempio c’è il segretario  o direttore generale (secondo il livello) che per diventare tale deve partecipare ad un concorso per il quale è necessaria la laurea in giurisprudenza, economia ed altre equipollenti. Si tratta di dirigenti che hanno compiti ben specifici che richiedono dettagliate conoscenze come ad esempio la materia urbanistica, i bilanci comunali, la stipula di contratti di grosso valore, l’indizione di gare. Ebbene niente di tutto questo accade e se accade avviene per semplice caso nell’istituzione scolastica. Tanto da dover fare un vero plauso a coloro che riescono a reggere l’istituzione scolastica, i quali sono riusciti ad imparare sul campo quanto gli studi non gli hanno consentito. Quanti sono coloro che non hanno alcuna conoscenza giuridica derivante dagli studi? Basta pensare a coloro che hanno seguito percorsi professionali dalla scuola superiore all’università dove non era neanche lontanamente prevista una materia da sostenere come il diritto amministrativo o privato ed ora si trovano a dover districarsi nella matassa della burocrazia ministeriale fatta di circolari, leggine, sentenze ed atti.  Spesso capita che sul campo anche i “non giuristi” riescano a fare meglio degli avvocati ma si tratta di eccezioni che purtroppo confermano la regola. Pertanto sarebbe opportuno partire dal concetto che la scuola in quanto amministrazione dello stato è cambiata anche come organo amministrativo. Per tali ragioni se è corretto che all’interno dell’organizzazione scolastica operino figure dotate di conoscenze in campo pedagogico e formativo che un tempo erano sufficienti per fare andare avanti la scuola, oggi non ci si può non accorgere che dai più alti uffici dell’amministrazione scolastica, alla scuola più piccola è necessario dotarsi di personale che ha messo in conto quando ha intrapreso gli studi universitari che un giorno avrebbe avuto a che fare con norme, contratti, sentenze, ricorsi, etc. Diversamente dovremo consolarci con due aforismi, il primo tratto da un detto polare che dice: “nella scuola dell’esperienza si impara tutti giorni”, e l’altro di Oscar Wilde: “esperienza non è altro il nome che l’uomo dà ai suoi errori”. (Fabio Guarna)

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