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Il debito pubblico e le pensioni

POLITICA ED ECONOMIA – Di seguito riportiamo un altro “spunto” che ci ha consegnato per la pubblicazione William Ranieri, originario di Satriano. Uno spunto (così lo chiama come in precedenza)  dopo il primo di qualche giorno fa dal titolo “Monti salverà l’Italia? E quale?”

IL DEBITO PUBBLICO E LE PENSIONI
(Ancora spunti per riflessioni di politica e di economia) – di William Ranieri

Il debito pubblico; oggi è la “cosa” di cui si parla di più; in televisione, sui giornali, nelle strade, nei bar, nei luoghi di lavoro, ovunque tutti ne parlano; esperti che non dicono, non esperti che ripetono,
E lui, il debito pubblico, orgoglioso di tanto parlare, gonfia il petto, si ingrossa sempre più.
Da tanto discutere, arguisco che tutti sanno cosa sia il debito pubblico, come nasce e come crese.
Non dirò quindi cos’è; dico però che il debito pubblico non è un elemento strutturale e obbligatorio della finanza pubblica, è solo il risultato di scelte di politica economica, e quindi un dato che prima di essere un dato finanziario è un dato politico. Da questo potrebbe sorgere legittima la domanda: ma se non è un dato obbligatorio, anche se talvolta socialmente necessario e giustificabile, ma tante, tante altre volte no, basterebbe arrivare al superamento di queste cause per eliminarlo.
Sembra facile! E se poi tante di queste cause si sono trasformate in privilegi trasversali e si sono sedimentate creando uno zoccolo duro?
Ed ecco arrivare al punto di non ritorno, facendo diventare il debito pubblico un elemento strutturale ed ineliminabile della finanza pubblica. Si parla infatti non di eliminazione del debito, ma di riduzione.
E le pensioni sono un elemento che disturbano l’equilibrio della finanza pubblica? Credo di no, anche se si tenta di attribuire alle pensioni  gran parte della responsabilità  del debito pubblico.  Certamente la spesa per le pensioni è una delle spese dello Stato, ma il diritto alla pensione non è un diritto che i lavoratori hanno per nascita, ma lo diviene (direi si paga e si autoalimenta) legittimamente nel tempo, concretizzando via via una garanzia futura per il lavoratore e contribuendo altresì, nel suo processo di formazione e di percezione, allo sviluppo economico (si potrebbe argomentare come le pensioni, così come le retribuzioni, più di ogni altra variabile del sistema economico e produttivo, sono correlate ai consumi e al risparmio e quindi correlate allo sviluppo, ma è un discorso lungo e complicato. Complicato non tanto; in economia di complicato c’è solo l’ingegneria finanziaria e questa non è positiva).
La verità è che le pensioni così come le retribuzioni sono l’anello debole, meno tutelato del sistema economico rispetto ai privilegi trasversali. Ma anche volendo accettare la riforma pensionistica come assolutamente necessaria, sarà questa riforma a sanare il debito pubblico? E’ come guarire il cancro curando l’influenza: La riduzione delle pensioni è solo un modo per reperire più comodamente delle risorse.
Ma facciamo qualche riflessione sulle pensioni.
Primo: le pensioni di percepiscono, oggi, dopo 40 anni di lavoro e di versamenti contributivi; le pensioni baby sono finite già da un pezzo. Per altro, più volte ed anche in questi giorni, mi sembra di aver sentito – mi pare fosse il presidente dell’INPS – che il sistema pensionistico è in equilibrio che non esiste un problema pensioni.
Secondo: come vengono gestiti i contributi che i lavoratori versano per la pensione? Vengono gestiti bene, vengono gestiti male?
Terzo: prima di ogni eventuale ulteriore intervento sulle pensioni, una sola volta, invece di parlare quanto costano e quanto si spende per le pensioni, vogliamo distruggere questo dato e renderlo noto e vedere, categoria per categoria di lavoratori, la composizione della spesa pensionistica? I settori privilegiati come già si sa non mancano, ma si vedrà che non sono solo i politici, ma anche tante altre categorie.
Possono apparire interrogativi banali e sempliciotti, ma non è così.
Quarto: tanti anni fa si incominciò a parlare di giungla retributiva da eliminare; oggi quella giungla retributiva in quella misura non esiste più, ma il livellamento è stato verso l’alto (si diceva che bisognava raggiungere i livelli europei), ma verso il basso grazie al diffuso precariato; le aree privilegiate però esistono ancora. Forti disparità esistono anche nel sistema pensionistico e sono convinto che anche qui il livellamento sarà verso il basso (per la verità è stato già deciso, adesso sarà solo anticipato), pur permanendo le aree privilegiate.
In chiusura alcune chiose sulla squadra di Governo.
– Ci sono diversi nomi noti.
– Si può dire che le banche abbiamo mai sostenuto lo sviluppo,soprattutto nel sud?
– Non come Ministero della Coesione Territoriale ma come Dipartimento presso il Ministero del Tesroro qualcosa del genere c’è già stato. Quanti se ne sono accorti?
– Esperienze di professori all’opera ne abbiamo già avuto, non solo nei Governi, ma anche in settori specifici dell’economia e non mi pare con risultati soddisfacenti. E non centra niente la bravura professori che è fuori discussione. I problemi si risolvono con la volontà politica non con i tecnici.

William Ranieri

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