Home / Mondo / Mario Monti, la commissione trilaterale e Hans Kelsen

Mario Monti, la commissione trilaterale e Hans Kelsen

MARIO MONTI E LA COMMISSIONE TRILATERALE – Attraverso internet spulciando nel curriculum di Mario Monti, neo premier italiano, si scopre che dal 2010 è presidente europeo della Commissione Trilaterale (per il Nord America è Joseph S.Nye, Jr e per l’Asia Yotaro Kobayashi). Incarico a cui Monti essendo divenuto Presidente del consiglio italiano dovrebbe presto rinunciare (e non è escluso che lo abbia già fatto) poichè in questo “gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller” almeno stando a quanto si legge su Wikipedia “i membri che ottengono una posizione nel governo del loro rispettivo paese, lasciano la Commissione”. Ma cos’è la Commissione Trilaterale? La Trilateral Commission, fondata da David Rockeffeler nel 1973 è composta da centinaia (più di 200) fra i più influenti privati cittadini del mondo ed ha la finalità di creare una più forte sinergia in termini di cooperazione fra Europa, Nord America e Asia. Si tratta – sembra capirsi e così qualcuno sostiene – di un’organizzazione ispirata da un’ideologia mondialista. Ideologia che si basa sull’idea che considererebbe la possibilità di affidare ad una unica entità politica internazionale l’intera amministrazione dei paesi del mondo. Una tale affermazione evoca scenari da controllo globale, ma va ovviamente ridimensionata tenuto conto di quanto si può effettivamente osservare dell’azione che la Trilaterale svolge e su cui basare le proprie considerazioni. Ad essere rigorosi – la Commissione Trilaterale si limita ad un impulso di natura prevalentemente propositiva per un’azione congiunta a livello mondiale su problematiche globali. Vero è che sul ruolo della Commissione Trilaterale si discute da tanto tempo, al punto che qualcuno ha sostenuto che la commissione trilaterale ha nelle sue finalità (non dichiarate però) quella di esercitare  pressione politica sui governi del mondo indirizzandoli verso scelte coerenti con un progetto di unico governo mondiale. C’è chi invece sostiene più verosimilmente come Gilberte Larochelle in “L’imaginaire technocratique” (1990)  che i membri della Commissione Trilaterale siano dei tecnocrati “dove la la téchne è legge e dove sentinelle, dalle torri di guardia, vegliano e sorvegliano. Ricorrere alla competenza non è affatto un lusso, ma offre la possibilità di mettere la società di fronte a sé stessa. Il maggiore benessere deriva solo dai migliori che, nella loro ispirata superiorità, elaborano criteri per poi inviarli verso il basso”. Chissà se ad Hans Kelsen, il giurista austriaco tra i più autorevoli esponenti del normativismo deceduto proprio l’anno in cui fu fondata la Commissione Trilaterale, sarebbe piaciuta?

Fabio Guarna

Leave a Reply