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Serie A – Rocchi della tigre

COMMENTO 14a GIORNATA 2011-2012 – C’è una squadra che mi piace moltissimo.
Ha la maglia biancoceleste e, almeno sulla carta, dovrebbe essere la seconda compagine romana.
Quest’anno però, in un dicembre fasullo di un inverno fasullo, la Lazio sta ben più su della Roma.
Mi piace perché ha un gioco concreto, asciutto, bada alla sostanza.
Riflette l’approccio del suo allenatore, un grande allenatore: Edy Reja.
Una carriera passata portando acqua tra la C e la B, poi finalmente la grande occasione della Lazio.
Lunedì, contro un avversario tosto come il Novara, il protagonista assoluto è stato un giocatore della vecchia guardia laziale, uno che ha dovuto sopportare come compagni persino Talamonti e Lequi: il buon Tommaso Rocchi.
Rocchi è già entrato nella storia della Lazio, è un attaccante combattivo, dotato di un buon colpo di testa e di un ottimo intuito.
Non è van Nistelrooy però, se ha la palla buona, la schiaffa dentro senza troppi complimenti.
È stato lui a domare il Novara, arrivato a Roma con un calcio aggressivo, ma rinunciatario in attacco.
Il fatto che anche il bomber veneziano sia importante per i destini della Lazio, la dice lunga sulle ottime capacità di Reja di motivare e impiegare gli uomini a disposizione.
La determinazione che si legge nello sguardo di Rocchi, anche dopo ben due segnature, impressiona e dà l’idea di una squadra che quest’anno si impegnerà fino alla fine per ottenere il sospirato terzo posto, quello che apre le porte del paradiso Champions.
Un paradiso anche per la Juve che, reduce da due settimi posti nelle passate stagioni, quasi non si capacita di trovarsi in testa alla classifica.
Conte è bravissimo a non far venire le vertigini ai bianconeri, predicando umiltà. Tuttavia adesso non ci si può più nascondere, lo scudetto diventa un obiettivo.
I bianconeri, orfani di Pirlo, sembrano smarrirsi tra le barricate alzate da Arrigoni.
A Marchisio spetta l’ingrato compito di portare la croce a centrocampo e di cantare, esibendosi in uno straordinario assolo. Da protagonista, finalmente.
Per “il principino” super goal alla Lampard (quando ad allenarlo era Mou) o anche alla “Mendieta valenciano” (piatto tipico della Comunitat Valenciana, assolutamente indigesto per i tifosi laziali una decina di anni fa).
Nedved, un tipo avaro di facili complimenti, afferma che Marchisio diventerà uno dei migliori interpreti del suo ruolo al mondo. Probabilmente Pavel non sbaglia, neppure stavolta.
Sulla vittoria della Juve pesa un rigore assolutamente inventato dall’arbitro.
Un errore da cartellino rosso per il direttore di gara.
L’unico a subire un’espulsione è stato invece il povero Antonioli, con quel volto da buon padre di famiglia che domenica si diletta a dare una mano agli amici, infilandosi tra i pali.
La partita di Torino è stata segnata anche dal brutto infortunio occorso a Del Piero. Bilancio: tanta paura e ben 8 punti.
Il doppio di quelli che separano l’Inter dal Novara.
I nerazzurri si lasciano sorprendere dall’Udinese-show di Guidolin, l’immagine del rigore sbagliato da Pazzini è la fotografia di una stagione mai decollata, con Ranieri che prova a dare un assetto a un motore logoro.
Svetta per qualità, su questa serie A di lotta (Juve) o di affanno (Inter), il Milan, l’unica grandissima squadra del nostro campionato.
Ha giocatori di un altro spessore rispetto alle rivali interne, con il Barcellona ha giocato quasi alla pari; grazie a un immenso Ibrahimovic ha strapazzato il Genoa.
Se Conte riuscirà ad arrivare con questa Juve davanti a questo Milan, al mister salentino andrà fatta una statua davanti allo Juventus Stadium come quella di Sir Matt Busby che accoglie chi voglia comprendere cosa si prova all’Old Trafford.

Antonio Soriero

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