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Oltre i partiti

L’iniziativa che nei giorni scorsi si è tenuta a Satriano, cittadina in provincia di Catanzaro promossa dal movimento “Nuova Satriano” che fa riferimento al Sindaco Michele Drosi, presidente dell’organizzazione politica e culturale, ha aperto un dibattito sul ruolo dei partiti nell’odierna società. L’iniziativa ha avuto ad oggetto la presentazione del libro di Goffredo Bettini, “Oltre i partiti”. Al tavolo dei relatori c’era Piero Sansonetti, attualmente direttore del quotidiano calabrese Calabria Ora e già direttore di “Liberazione” nonchè vicedirettore e condirettore de “l’Unità” dal 1990 al 1994. Al tavolo con Sansonetti, il consigliere regionale calabrese Enzo Ciconte, il sindaco di Satriano Michele Drosi e l’On.le Pino Soriero, già sottosegretario del primo Governo Prodi. Dopo il convegno registriamo un intervento di William Ranieri che di seguito riportiamo che può rappresentare un interessante spunto di riflessione per il dibattito che con l’iniziativa si è aperto a livello locale ma che naturalmente è interessante a livello nazionale
“OLTRE I PARTITI” – di William Ranieri
Il partito politico è o deve essere una organizzazione sociale democratica, generalista ma compatibile ( se no, è un’altra cosa ), coerente per essere riconosciuta.
Non scomodo valori e principi perché sono i fatti e i comportamenti che contano.
La crisi di un partito nasce quando i fatti e i comportamenti non sono democratici nella sintesi interna, non sono coerenti nelle manifestazioni esterne.
Detto questo, bisogna avere anche il coraggio di affermare che la crisi di credibilità politica che l’Italia sta attraversando riguarda esclusivamente la sinistra e in particolare il PD oggi, ma anche la sua storia degli ultimi trenta, trentacinque anni. La destra è refrattaria a questo tipo di crisi perché esprime un pensiero unico e si manifesta coerente nei fatti. Le sue sono per lo più crisi cicliche di mercato e comunque, fino ad ora, suoi occasionali indebolimenti istituzionali non sono stati adeguatamente coltivati dalla sinistra, consentendole di non abbandonare la cabina di regia delle decisioni politiche, anche sotto mentite spoglie,e quindi di recuperare.
L’intervento qualificato e condivisibile del direttore del quotidiano “ Calabria Oggi “, Sansonetti, in occasione della presentazione del libro “oltre i partiti “ a Satriano, con interessanti riflessioni sull’anomalo ruolo del PD e prima ancora del PDS, ma io dico anche del PCI, e competenti accenni sulla crisi economica e sull’improprio e strumentale utilizzo di alcuni indici finanziari, mi spingono a fare alcuni necessari brevi richiami di approfondimento.
Un contributo per la comprensione della crisi della sinistra non può prescindere, parlando della discutibile politica del PD, :
– dall’ampliare l’orizzonte e rimarcare la responsabilità del PDS e prima ancora del PCI, nel periodo che va dalle prime esperienze di centro sinistra fino alla caduta di Craxi, per l’entrata di Berlusconi in politica.
– dal sottolineare come l’azione “ politica “ del PD durante l’ultimo governo Berlusconi è stata più interessata a inseguire lo scandalismo gossip pario di alcune “ autorevoli “ testate giornalistiche che non a portare in parlamento serie proposte di politica socio-economica. In tal modo ha non solo immiserito la politica, ma ha anche arrecato un danno all’immagine dell’Italia, contribuendo a indebolirne il ruolo in Europa. Un importante quotidiano francese, qualche mese fa, ha scritto che la forza della Francia in Europa nasce non tanto dalla sua economia, la cui debolezza sta venendo fuori, quanto dallo spirito unitario, quasi nazionalistico, della politica francese quando si tratta di difendere la Francia fuori dai confini nazionali.
– Sansonetti ha giustamente evidenziato che da Craxi a Berlusconi l’unico politico a capo di un governo è stato D’Alema ( in un’intervista ad un giornale, se non ricordo male, una importantissima figura dell’economia di mercato italiana dichiarava una certa soddisfazione per il governo D’Alema, ergo! ). Per il resto, a guidare i governi che nel periodo si sono succeduti sono state delle personalità non politiche e non credo ascrivibili ad una cultura della sinistra. Imputare questo fenomeno ad una generica crisi della politica può essere fuorviante. Per completezza di critica in maniera chiara si deve dire che il partito capofila di questi governi è stato il PDS e il PD.
– E’ stato fatto un accenno anche alla deriva neoliberista che sta peggiorando l’assetto socio economico italiano. Ritengo di poter dire che questa recrudescenza del mercato non è dell’ultima ora, ma ha origini meno recenti collocabili indiscutibilmente nel compromesso storico. E’ stato un campanello d’allarme per l’elettorato della sinistra. E’ in quel periodo che nasce la crisi dei partiti della sinistra. L’allora PCI non ha avuto la capacità, la cultura, il coraggio di far fronte comune con il PSI e disattendendo la fiducia degli elettori ha lanciato la ciambella di salvataggio alla DC, riferimento politico della finanza ( cattolica e laica ) e del mercato del tempo. E per tutto il periodo successivo fino ai nostri giorni il principale partito della sinistra ( PCI, PSD, PD ) ha continuato sulla strada della rinuncia alla sua ragione d’essere un partito del lavoro. Con il governo Monti penso si sia raggiunto il massimo del nulla a sinistra. Nelle condizioni in cui è messa oggi la politica della sinistra non c’è alternativa, tra destra e sinistra ci può essere benissimo alternanza, e questo equivale a mantenere se non a peggiorare le disuguaglianze insite nel sistema.
Si impone quindi un cambiamento di rotta per dare risposte a quell’ottanta per cento di popolazione che vive con il venti per cento della ricchezza nazionale. Ma questo non può significare il superamento dei partiti ( della sinistra ). Urge invece riportare questi partiti alla loro causa. Occorre per prima cosa la presa di coscienza per non morire, e l’umiltà dell’autocritica per ricominciare. Sono assolutamente controproducenti discussioni sull’anzianità anagrafica o di ruolo della classe dirigente. Bisogna mettere insieme l’esperienza dei “ vecchi “ e l’entusiasmo dei giovani e riflettere sulle cose che non vanno, costruire strategie che hanno al centro le istanze sociali, riconquistare la fiducia della classe lavoratrice in tutte le sue espressioni creando un comune denominatore.
Tutto questo si può ottenere affermando il vero, farlo conoscere, denunciando le incongruenze, predisponendo programmi e progetti compatibili e comprensibili, dimostrando la loro possibilità nelle sedi competenti. Praticando l’attenzione per i diritti, l’impegno per la loro realizzazione l’onestà intellettuale e morale e la coerenza non solo si dà dignità alla politica, ma come partito o partiti della classe lavoratrici si riacquista credibilità, riconoscibilità e si conquista il merito di governare attraverso il consenso e non attraverso il collaborazionismo

William Ranieri

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