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Il sentiero di Jasmila Zbanic

Il sentiero di Jasmila Zbanic
Il sentiero

Titolo originale: Na patu
Genere: Drammatico
Origine/Anno: Austria, Germania, Croazia,
Bosnia-Erzegovina – 2009
Regia: Jasmila Zbanic
Sceneggiatura: Jasmila Zbanic
Interpreti: Zrinka Cvitešic, Leon Lucev, Ermin
Bravo, Mirjana Karanovic, Nina Violic,
Sebastian Cavazza
Montaggio: Niki Mossböck
Fotografia: Christine A. Maier
Scenografia: Maglajlic Lada, Amir Vuk
Costumi: Lejla Hodzic
Musiche: Brano Jakubovic
Giudizio: 7½

Trama: la crisi di una coppia in una Sarajevo in cui le ferite della guerra non sono ancora del tutto rimarginate.

Recensione: Luna e Amar, lei hostess, lui controllore di volo, sembrano fatti l’uno per l’altra: lavorano entrambi nel trasporto aereo, hanno un passato insieme ed amici comuni, possono contare su una buona intesa. La linearità delle loro vite viene però bruscamente interrotta quando Amar viene sorpreso a bere sul lavoro. È una prima seria minaccia all’integrità del rapporto dei due. Amar, deferito alla commissione disciplinare, viene sospeso per sei mesi ed obbligato a sottoporsi ad un trattamento di disintossicazione dall’alcol, potendo rientrare a lavoro, al termine del periodo, solo con mansioni diverse da quelle fino ad allora espletate. Amar vive molto negativamente la cosa ed attraversa un momento di grande instabilità. L’ombra dell’alcol aveva però già fatto addensare le prime nubi sul rapporto tra Luna ed Amar, quando lei, da una camera d’albergo, lo aveva chiamato una sera sperando di poter parlare con lui e lo aveva sentito invece cantare ubriaco a squarciagola in un’osteria.
Fin qui, le ordinarie difficoltà di un rapporto di coppia, la fatica di sovrapporre due vite che hanno comunque tempi e ritmi diversi (lei, ad esempio, è spesso fuori città per lavoro), di far coincidere esigenze ed aspirazioni che tendono naturalmente a divergere col passare del tempo, di affrontare le difficoltà che di volta in volta si presentano. Poi, quando frattanto Luna aveva iniziato un trattamento assistito per l’inseminazione artificiale, la chiave di volta del film; l’elemento che rompe un equilibrio fino a quel momento faticosamente preservato: l’incontro-scontro con un wahhabita che entra prepotentemente nella vita della coppia.
Amar, facendo manovra con la propria auto, va a sbattere contro quella di un suo ex compagno d’armi, Bahrja, che sulle prime stenta a riconoscere. I due cominciano a frequentarsi e l’amico, sapendolo in difficoltà, offre ad Amar un lavoro che lo conduce all’interno della comunità musulmana ortodossa. La pratica dei riti islamici e la purezza della dottrina wahhabita determineranno però in Amar un cambiamento radicale negli stili di vita e nel modo di pensare. Amar è convinto di aver finalmente ritrovato la serenità perduta e la genuinità di cui era inconsapevolmente alla ricerca.
Ciò che si verifica in realtà è invece una sorta di rinuncia da parte di Amar a vivere la propria vita, una sistematica, graduale ma inesorabile perdita d’identità. Abbracciando i precetti della fede ed osservando alla lettera le prescrizioni del Profeta, Amar consegna ad altri la propria capacità di autodeterminazione. Rinuncia alla propria libertà per conformarsi a regole codificate che al tempo stesso danno certezza ed allontanano il tarlo del dubbio, abdica a se stesso in cambio di un maggiore equilibrio interiore. Ma, così facendo, non risolve i propri conflitti; li elimina in radice, li rimuove.
Se Amar aveva perso il lavoro a causa della sua dipendenza dall’alcol, ora, diventando un musulmano ortodosso, rischia di perdere se stesso. Se l’alcol tendeva ad enfatizzare le sue tensioni, le asperità del suo carattere, la religione lo annulla. Se l’alcol lo faceva vivere più intensamente, nel bene e nel male, la religione ne sopisce ogni tratto della personalità. E così facendo lo rende anche irriconoscibile agli altri ed un estraneo agli occhi della stessa Luna.
Il tortuoso cammino della coppia, lo stretto sentiero attraverso il quale i due sono costretti ad inerpicarsi diventa allora sempre più difficile da percorrere. “Due”, peraltro, da intendersi qui non come coppia, ma come somma numerica di entità separate: il sentiero del titolo, che segna il cammino dei protagonisti, pare infatti essere esplorato da ognuno per proprio conto e divergere inesorabilmente ad un certo punto.

Gianfranco Raffaeli