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Serie A – L’architetto

Non sarà Calatrava, però il suo progetto, a ben vedere, sta prendendo forma.
Dopo anni trascorsi ad ammirare il fenomeno Guardiola, Luis Enrique ha deciso di provare un’esperienza “importante” (aggettivo talmente abusato nel mondo del pallone da risultare irresistibile per un umile pallonaro come me).
Ha trovato una società di “guidos” milionari che ha creduto in lui e lo ha catapultato sulla panchina della Roma.
Orbene, la Roma quest’anno ha un andamento altalenante: umiliata dal Cagliari, risorge prepotentemente contro l’Inter.
Più folle dell’Inter, pazza per inno e per definizione, la Roma travolge i nerazzurri con giocate preziose e assoli d’autore ( di piccoli autori in erba, sarebbe meglio dire).
Due dei quattro goal dello show giallorosso portano la firma di Borini, super talentino nostrano che ieri si è concesso il lusso di far accomodare per terra Walter Adrian Samuel, uno che a Roma era soprannominato “The Wall”.
Borini è del 1991, un giovane pirata che esulta mimando il “coltello tra i denti”. Esulta ed esalta i tifosi giallorossi, in visibilio dopo il suo primo goal. La partita procede poi tra varie magie di Totti e Lamela e si conclude con l’apoteosi di Bojan, già piccolo fenomeno del Barca e attuale oggetto misterioso nella capitale. Anche il goal di Bojan è una segnatura di classe e di forza, a dispetto di un fisico non proprio erculeo. L’architetto Luis Enrique gongola, il suo progetto è qualcosa di più di un’idea sulla quale riversare facile ironia.
Il mister ha un grave difetto, forse inaccettabile per l’Italia: punta sui giovani, crede nelle loro potenzialità. In un paese in cui la gerontocrazia è tradizione consolidata, fa piacere vedere una banda di giovani pirati che ogni domenica risulta sempre imprevedibile.
La giornata di ieri è stata segnata anche dai pareggi delle due favorite nella corsa scudetto, Juve e Milan. Se per la Juve si può parlare di una vera e propria allergia alle cosidette “piccole”, per il Milan il rapporto di dipendenza da Ibra sta rasentando gli studi freudiani. I rossoneri, se Ibra non gira, quasi non esistono. Ibrahimovic è il Milan, nel bene e nel male. Ancora non si sa se debba rimanere fuori, per squalifica, due o tre giornate, ma per Allegri si prospetta una settimana di stress totale.
Chiudo con un pensiero a Bortolo Mutti, gregario delle panchine, che sta iniziando ad assaporare il piacere delle soddisfazioni, alla guida del Palermo. Mutti è riuscito laddove quasi tutti hanno fallito ovvero far comprendere a Miccoli di essere un fuoriclasse. Il “Romario del Salento” sta giocando da tre turni al massimo delle sue capacità, tecnicamente non lontane dalle eccellenze assolute al livello mondiale. Un carattere non facile e un fisico pingue hanno tentato varie volte di frenare l’estro e la classe di Fabrizio. Adesso Miccoli gira a mille e a Palermo si gioisce di gusto.

Antonio Soriero