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Aveva ragione Winston

Sgombriamo subito il campo da ogni polemicuccia: quello annullato al Milan era un goal netto, evidente.
Sarebbe stato un goal pesante, perché avrebbe portato i rossoneri sul 2-0 in un momento in cui la Juve sembrava Tyson nelle ultime uscite.
Detto ciò, quello che si è visto e sentito prima, durante e dopo la gara è vergognoso quasi quanto l’arbitraggio complessivo di Tagliavento, che con un cognome da attrezzo di bordo ha dimostrato più o meno la personalità di Schettino, icona di quest’Italia a picco.
Un arbitro condizionato da tutti; in prima istanza dal guardalinee, poi dal Galliani furente dell’intervallo e infine dai giocatori che, nel secondo tempo, si picchiano come in una partita di Calcio Fiorentino.
Il match ha manifestato la superiorità tecnica del Milan e il grande cuore finale della Juve, lo stesso cuore che sta trascinando 9 giocatori discreti più Pirlo e Buffon a giocarsi credibilmente lo scudetto.
Bello il goal di Matri, di rabbia dopo l’esclusione riservatagli da Conte, così come belli sono stati i dribbling di Robinho, gli interventi di Chiellini e i lanci sontuosi di Thiago Silva. Bruttissime le entrate di Mexes, Muntari, Van Bommel e Vidal. Non abbiamo offerto un grande spettacolo all’estero e neanche ai tanti tifosi italiani che non comprendono perché si debba parlare di calcio con gli stessi toni utilizzati per guerre, epidemie o disastri atmosferici.
Quella vecchia lenza di Winston Churchill amava dire che “ Gli Italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre.”
E aveva ragione.
La bufera di Milano non aiuta a vedere quanto di bello fatto sugli altri campi. Come il goal di Klose che affossa la Fiorentina e dà un po’ di luce a Reja, bistrattato a Roma perché colpevole di aver fatto diventare la Lazio una squadra forte, della quale non è possibile lamentarsi nelle mille frequenze che affollano il panorama radiofonico della capitale. Se un poveraccio ha la sfortuna di lavorare bene, senza essere glamour come Villas Boas, vulcanico come Mazzarri o sornione come Hiddink, è condannato a essere messo continuamente in discussione al di là dei risultati. Una “logica illogica” frutto di una subcultura mediatica che inquina il nostro paese, confondendo l’essere con l’apparire. Se Lotito e coloro che si definiscono tifosi laziali faranno lavorare serenamente Reja, il sogno terzo posto potrà materializzarsi senza troppi problemi.
A Roma si gioca con l’altalena, soprattutto dalle parti di Trigoria. La pazza Roma di Luis Enrique non riesce in alcun modo a trovare continuità e sbatte contro la grinta di German Denis. L’Atalanta distrugge i giallorossi che evidenziano limiti enormi in fase difensiva. Il secondo e il terzo goal di Denis sono da scuola calcio di periferia. Juan rievoca sempre più il celebre pupazzo che fece le fortune di Italia Uno negli anni ’80.
Nota di merito particolare a Giovanni Marchese, nisseno classe ’84, che manda in visibilio i tifosi del Catania con un goal come quelli che Gerrard segna per sentire la gente di Anfield gridare solo il suo cognome, nel silenzio assoluto generato dal caos. “What a goal by Giovanni Marchese!” avrebbe potuto esclamare un telecronista inglese carico di passione.
Passione appunto, non aberrazione, come quella di Pellegatti, strapagato da Mediaset per fare il clown con espressioni fintamente colte, fintamente poetiche, prive di ogni fondamento. Lo stile di Pellegatti è così gracile da lasciare posto alla scurrilità da bar sport appena le cose non vadano esattamente come vuole il Presidente (sì, lo stesso che ha trattato l’Italia come un posticipo).

Antonio Soriero