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Tessér le lodi

Ha l’organico peggiore della serie A.
È a otto punti dalla salvezza, un’infinità….
Ha il campo in erba sintetica, come una qualsiasi squadra di calcetto della periferia italiana. Ben curato certo, ma in sintetico, nulla a che vedere con l’erba maltrattata delle grandi arene del calcio italiano.
E’ il Novara, signori. Una compagine piccola, dal passato importante, che sta cercando di non rappresentare l’ennesima meteora di questi convulsi anni calcistici.
La situazione sino a due turni fa era disperata, neanche “il Mondo”, un allenatore che davvero non si è fermato mai un momento, era riuscito a dare una sterzata alla stagione dei ragazzi in maglia azzurra.
Però la storia ha un peso, talvolta ritorna prepotentemente, o perché viene chiamata o perché ha voglia di riproporsi.
Allora ritorna in panchina la storia di Attilio Tesser, l’umile “Komandante” che ha riportato il Novara in A.
Ritorna la storia di Silvio Piola, l’eroe del Mondiali del ’38, “L’Attaccante” del calcio bellico a cui è intitolato lo stadio di Novara. Per certi “monumenti” non servono le parole, bastano un nome e un cognome.
Scopriamo quindi che il Novara in fondo tanto una piccola non è, che ha la grinta e la forza di una storia.
Ritorna Tesser e ci iniziano a credere tutti, da Rigoni a capitan Porcari. Siena viene espugnata con due grandissimi goal e il buon Attilio, con quella faccia da Gianni Morandi di serie B, non può che gongolare, sperando di compiere l’impresa : salvare il Novara e tenere il “Silvio Piola” in serie A.
Salendo vertiginosamente ai piani alti, si ammira la continuità di un Milan solidissimo che, pur con la testa ai temuti blaugrana, asfalta uno sterile Parma, grazie soprattutto al dinamismo di Emanuelson.
L’olandesino era stato bistrattato da tutti, considerato una sorta di novello Steinar Nilsen, uno dei rari acquisti sbagliati da Galliani.
Invece Emanuelson adesso somiglia a Robinho non più solo fisicamente. Il suo goal in progressione, dribblando anche il portiere, è alla Mancini, alla Antognoni, insomma qualcosa da ricordare per questo ragazzo taciturno che si sta ritagliando uno spazio importante nell’undici di partenza rossonero.
Dietro al Milan risorge prepotentemente la Juve, con una prestazione di forza a Firenze. Cinque goal al Franchi sono tanti, i bianconeri, molto abulici in zona goal nelle precedenti uscite, trovano una partita di corsa e sostanza, decorata dagli sprazzi artistici di Mirko Vucinic. Il montenegrino, da gastrite per i tifosi quando è fuori fase, talvolta riesce a essere consapevole dei propri mezzi tecnici. E allora è un bel vedere…. A mio modesto avviso, è condannato all’imperfezione, come tutti i grandi artisti del resto.
Ancora dietro, vittoria importante della Roma di Luis Enrique. Archivia il Genoa con un misurato 1-0 e si proietta a quattro punti dalla zona Champions. Se l’asturiano riuscirà a portare questa banda di scolari di talento in Champions, tutti, americani e non, dovranno congratularsi con lui. Un giovane allenatore davvero bravo, non più bravo tuttavia di un altro giovane allenatore che la Roma aveva in casa e che fa giocare, a tratti, il suo Catania come il Bayern Monaco.
Sotto l’Etna non danzano Ribery e Robben, però il gioco espresso dalla squadra di Montella è moderno, tecnico, un calcio che piace.
Ne fa le spese questa domenica la Lazio, bella senz’anima urlerebbe Cocciante.
Ha in squadra Hernanes, Klose, gente di altissimo livello, ma si smarrisce a volte inspiegabilmente.
In chiusura l’Inter…E davvero di chiusura si può parlare, di un ciclo sportivo e dirigenziale. La squadra è vecchia, logorata dai successi, il rigore fallito da Milito è la foto di un’epoca che non c’è più, come le vecchie Polaroid dell’infanzia. Moratti mastica amaro, Branca menta (perdonatemi, cari lettori, è il mio folle amore per le battute).

Antonio Soriero