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A Kind of Magic

SERIE A – C’è qualcosa di magico che attraversa il pallone e il cuore dei tifosi quando Alessandro “Alex” Del Piero si avvicina per battere una punizione decisiva.
Non è facile definire questo qualcosa, mi viene in mente una celebre canzone dei Queen scritta da Taylor.
37esimo minuto del secondo tempo, punizione per la Juve.
Partita strana, bloccata sull’1-1 nonostante l’evidente predominio bianconero. Partita senza una destinazione, si potrebbe dire.
La punizione è in una zona tale da consentire la conclusione, ma solo ai grandi specialisti del genere. La Juve ne ha due: Pirlo e Del Piero. Entrambi si avvicinano alla sfera, per confondere Marchetti e la barriera laziale.
Ma chi “legge” il calcio, chi conosce questo strano sport basato su un pallone preso a calci da 22 persone, sa bene che quel tipo di punizione, in quel tipo di partita, allo Juventus Stadium, è affare di Alessandro Del Piero.
Alex ha un cervello in grado di elaborare una mappatura generale del campo, una sorta di sofisticatissimo strumento, degno della miglior dotazione dei Navy Seals, che Del Piero custodisce in testa da quando gioca a pallone.
Ha l’idea chiara di come sia fatto ogni singolo ritaglio della rete, l’esperienza lo aiuta a capire i movimenti del portiere.
Difronte ha una barriera di gente alta, da Diakite a Kozak.
Inventa quindi una conclusione maledetta, delicata come il suo modo di condurre la vita, ma precisa, chirurgica, verso un angolo maldestramente trascurato da Marchetti (per il resto, eccellente nel corso dell’intera partita).
Ecco il fotogramma esatto su cui far partire “A kind of magic”: il secondo tra la palla che entra in rete e la consapevolezza di Del Piero di aver segnato. Il resto è una linguaccia che tutto il mondo conosce, Conte in estasi, lo Juventus Stadium ai piedi del suo capitano e uno scudetto che si avvicina.
Il Milan, dal canto suo, tiene botta, riuscendo a vincere a Verona una partita ostica (aggettivo da telecronisti anni ’80). Gara sbloccata dal siluro di un redivivo Muntari, lasciato ai margini della Pinetina dai tanti mister nerazzurri che a centrocampo gli preferivano persino il magazziniere. Il Milan dimostra, una volta di più, grande capacità nel cogliere le poche occasioni offerte dal mercato calcistico. Tra Nocerino, Muntari ed El Shaarawy, Galliani ha inventato con poco la squadra che sta reggendo le ambizioni rossonere.
Si fa di un certo interesse la sfida per il terzo posto, insieme alla Lazio infatti naufraga in questo turno anche il Napoli, sorpreso in casa dall’Atalanta. La squadra di Mazzarri ricorda quei cavalli di razza esausti all’ultima curva, sfiancati da un fantino che ha utilizzato troppo la frusta, non pensando bene a quanto fosse lunga la pista. A chi attribuire l’ingrato ruolo del fantino? A Mazzarri che con il suo calcio totale esasperato ha ridotto gli azzurri a sbiadite riproduzioni dei leoni di Villarreal o a De Laurentis che ha offerto al Napoli seconde linee degne di una stagione in prova all’Albinoleffe?
Facciamo un po’ di passi indietro nella classifica e arriviamo alla grande rivelazione del mese, il super Lecce di Cosmi che sta tentando un miracolo sportivo da medaglia d’oro. I giallorossi hanno un fenomeno in squadra, Luis Fernando Muriel Fruto. Segnate bene questo nome per esteso, è uno dei veri campioni della Next Gen. Il resto della squadra è comunque un’onesta testuggine che mette in campo cuore, attributi, sudore e rabbia. A prescindere dalle ultime polemiche legate alle inchieste sul “Calcioscommesse”, credo che il Lecce quest’anno meriti di raggiugere la salvezza. Una vittoria come quella di Catania dà grinta e forza per crederci. Se il Lecce si salva, a farne le spese sarà probabilmente una nobile decaduta come la Fiorentina o il Genoa.
È il calcio, sublime e spietato.

Antonio Soriero