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To Rome with Love di Woody Allen

Locandina di: To Rome with Love - Scritto e diretto da Woody Allen
To Rome with Love

Titolo originale: To Rome with Love
Genere: Commedia
Origine/Anno: USA – 2012
Regia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Interpreti: Woody Allen, Alec Baldwin, Roberto
Benigni, Penelope Cruz, Judy Davis, Jesse
Eisenberg, Greta Gerwig, Ellen Page, Antonio
Albanese, Fabio Armiliato
Montaggio: Alisa Lepselter
Fotografia: Darius Khondji
Scenografia: Anne Seibel
Costumi: Sonia Grande
Giudizio: 6

Trama: Un famoso architetto americano in vacanza a Roma conosce un giovane studente di architettura, che tradirà la propria fidanzata con la migliore amica di questa. Una giovane americana incontra un avvocato di sinistra, di cui s’innamora ed il cui padre ha l’hobby del canto lirico. Una coppia di Pordenone si trasferisce a Roma per lavoro. Uno sconosciuto impiegato diventa improvvisamente famoso.

Recensione: Barcellona, Londra, Parigi, Roma. Prosegue il giro delle capitali europee filmate da Woody Allen nelle sue ultime pellicole (se si esclude la parentesi di Wathever Works, del 2009, ambientato nella sua New York). Prosegue ininterrotta la catena di intrecci, relazioni amorose, sano cinismo, gag e battute più o meno memorabili, cose giuste da non fare e sbagliate in cui tuffarsi (sull’avere una storia con la migliore amica della propria fidanzata, si dirà: “È bella, sexy, intelligente, affascinante; se è anche nevrotica è come se ti entrasse una scala reale!”). Prosegue, ma forse un po’ più fiaccamente rispetto alla puntate precedenti. Che dire? Francamente si fatica a riconoscere la magia di Midnight in Paris, l’ultimo seducente lavoro di Allen realizzato in una Parigi surreale, popolata dai grandi artisti degli anni venti e dai pittori della Belle Époque riuniti in un tavolo del Moulin Rouge.
Ma veniamo a To Rome with love. Anche questa volta, sullo sfondo di un città da sogno che il regista newyorkese è riuscito ad immortalare nel suo lato migliore, senza lasciarsi travolgere dal luogo comune (anche se l’uso di Nel blu dipinto di blu durante i titoli di testa non lascia presagire niente di buono e tra Tosca e Pagliacci si ha un po’ l’impressione di essere di fronte ad un piatto di spaghetti servito in un fast-food londinese e cucinato da un cuoco egiziano), la vicenda che prende forma è intrisa dei temi più cari al buon vecchio Woody (stavolta con qualche riflessione sulla vanità – e casualità – del successo in una società dominata – e appiattita – da una straripante spazzatura mediatica e con qualche provocazione degna di nota: la vicenda dell’impresario di pompe funebri che va in scena sotto una sorta di doccia mobile rasenta il sublime, nel suo essere grottesca).
Quello che manca, però, è il mood alleniano; l’impressione è che il film (divertente, certo; a tratti coinvolgente) manchi di una sua reale compattezza. È come se l’amalgama fosse incompleta, lasciando più spazio alla gag che non ad un progetto di fondo (anche la vicenda di Leopoldo/Benigni, l’uomo che diventa famoso da un giorno all’altro senza ragione e che rilascia interviste di una banalità disarmante, pare quasi più un pretesto per inserire un personaggio nella storia che non parte di un discorso coerente).
Al di là di qualche legittimo dubbio sul film, d’altra parte, non si può negare che la narrazione ha un certo ritmo, gli attori funzionano nei loro ruoli e non tutto è da buttar via. Quello che più di ogni altra cosa pare da salvare, ad esempio, è quella sorta di monito a vivere, vivere pienamente seguendo il proprio istinto, cui spesso Woody Allen ci ha abituati nei suoi lavori precedenti (basti pensare al finale di Hannah and Her Sisters): la pacatezza della riflessione arriverà comunque con gli anni della maturità, non c’è bisogno di fasciarsi la testa prima di cadere o di preoccuparsi troppo del domani. Finché è possibile, spassiamocela! Meglio un rimorso per aver commesso un adulterio o il rimpianto per non essere andati a letto con l’attore dei propri sogni? Nessun dubbio, meglio vivere.

Gianfranco Raffaeli