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Calendario Maya: ritrovato il più antico. Ciclico senza fine "del mondo"

CALENDARIO MAYA 2012 – L’appuntamento per gli appassionati della civiltà Maya è fissato per il prossimo giugno in occasioine della pubblicazione del nuovo numero del mensile National Geographic dove troveranno un servizio sulla recente scoperta avvenuta in Guatemala nel complesso archeologico di Xultun, scoperta resa nota sulla rivista Science. Si tratta – così è dato sapere – del più antico calendario Maya che si trova dipinto dentro una stanza di un tempio. A fare il sensazionale ritrovamento che smentirebbe anche le dicerie sulla fine del mondo (21 dicembre 2012)  prevista dai calendari Maya, non essendoci alcuna traccia negli affreschi di tale eventualità, è opera di un team di ricercatori coordinato da William Saturno, archeologo della Boston University e di cui fa parte anche il nostro connazionale italiano Franco Rossi. Negli affreschi, che purtroppo hanno subito danni nel tempo, risultano ancora in evidenza delle figure di uomini con le indicazioni numeriche dei cicli astronomici da cui si ricaverebbe un calendario cerimoniale di 260 giorni, uno solare di 365 insieme ad un altro con un ciclo di 780 giorni di Marte nonché una altro ancora di 584 giorni di Venere. Non c’è alcun segno – comunque – che i calendari dovessero finire per poi ricominciare – hanno rilevato gli stessi ricercatori, i primi ad osservare e ad analizzare il più antico calendario Maya sinora ritrovato. La sala in cui è stato rilevato l’affresco con molto probabilità apparteneva ad uno scriba, ovvero coloro che si occupavano di scrivere e tenere la contabilità che sembra fossero considerati figure autorevoli nelle corti Maya. Non solo ma sembra che gli stessi scriba, prestassero servizi nei templi, forse addirittura con funzioni simili a quelle dei sacerdoti. La stanza in cui compaiono gli affreschi inoltre da una prima datazione sembra fosse stata utilizzata per tutto l’anno 813, un periodo di grandi difficoltà per la civilità Maya (nono secolo), tanto che i ricercatori hanno avanzato il sospetto che lo scriba di Xultún, avesse voluto procedere a pitturare la stanza per mettersi al riparo da eventuali perdite di altro genere di “appunti”. Cosa che poi effettivamente accadde considerato chela maggior parte dei libri Maya andarono perduti.

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