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Serie A – Bohemian Rhapsody

Prendere cinque goal in casa tra Catania e Bologna ed essere costretti a esclamare: “Che genio!”
Un incompreso, un profeta, il guru del calcio, il maestro addirittura….
Così va avanti ormai da anni.
Contro l’Inter l’illusione di una fase difensiva fatta bene, poi il triste ritorno alla “normalità”….
Sempre il solito Zeman.
Difeso fino all’eccesso per le cose dette alla Juve, anche se il giovanotto è grande e sa di assumersi la responsabilità di ciò che dice. Povero genio, messo in un cantuccio dal potere forte del palazzo bersagliato da Palazzi…..
Chi mai saranno Capello, Guardiola, Mourinho rispetto al maestro?
Ancellotti? Chi è costui?
Intendiamoci, il gioco offensivo di Zeman ha pochi eguali nel panorama europeo. E’ qualcosa di molto simile all’arrembante calcio argentino: spinta ossessiva sulle fasce, verticalizzazioni immediate, centravanti mobile o, come l’anno scorso a Pescara, Immobile….
La voce “difesa” è però completamente assente dal vocabolario del boemo. E’ un calcio scellerato.
Prendere tre reti in casa dal Bologna dopo aver condotto la gara per 2-0 fino a venti minuti dalla fine, è un’impresa degna del miglior Del Neri o del Gasperini nerazzurro.
La Roma procede con questo ritmo rapsodico che a lungo andare non può che frustrare i giocatori, protagonisti di mirabolanti vittorie in giro per l’Italia e di tristi naufragi nel porto di casa.
Per capire come abbinare al meglio calcio offensivo e difensivo, Zeman dovrebbe forse fare un salto dalle parti di Castel Volturno, la fucina in cui Mazzarri sta plasmando il Napoli-champagne di queste giornate.
Gli azzurri ricordano la Juve di Lippi e la Roma di Capello, questo può essere l’anno buono per lo scudetto. Il gioco creato dallo straordinario centrocampo partenopeo viene finalizzato al meglio da Cavani, campione assoluto, e dal gioiellino locale, Lorenzo Insigne.
Non è detto che perdere Lavezzi sia stato un dramma, la squadra fino alla passata stagione era un po’ troppo Lavezzi-dipendente, condannata ad appendere il proprio destino alle incursioni istrioniche del fuoriclasse argentino.
Adesso è una squadra vera, quadrata, difficile da battere. La Juve è avvisata.
La grande favorita per lo scudetto, radiocomandata dalla tribuna, cambia marcia nel secondo tempo, dopo aver chiuso il primo in svantaggio per 1-0 contro il Genoa.
Nella seconda metà di gara, su Marassi, si abbatte il ciclone Vucinic, capace di ingigantire persino Giaccherini.
Se la Juve avesse una prima punta da venti goal a stagione, anche la Champions potrebbe diventare un obiettivo concreto. Per ora ha Matri, quanto di più goffo sia concepibile dal centrocampo in su.
In estate il Milan lo cercava quasi fosse un campione, nell’ottica di un mercato all’insegna del risparmio e dell’illusione. Matri avrebbe potuto effettivamente impreziosire ulteriormente una rosa rinforzata da Acerbi e Constant.
Povero diavolo, è proprio il caso di dirlo.

Antonio Soriero