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Miccoli “problemi di cuore”

Ogni tanto, quando ha voglia, si riscopre fenomeno.
Se non è in sovrappeso, se non gli sta antipatico l’allenatore, se sente il pubblico di Palermo dalla sua parte, se gli va di mimare il gesto “finale” di John Cena.
Insomma, se gli astri sono allineati come si deve, Fabrizio Miccoli da Nardò non si limita a essere “il Romario del Salento”, ma avvicina addirittura Maradona, suo idolo sin da piccolo.
Ieri Miccoli ha fatto impennare il livello tecnico del campionato con “IL” gesto calcistico;
lo sberleffo, l’oltraggio, l’umiliazione del portiere, l’esaltazione delle capacità “balistiche” come ama definirle Gianni Cerqueti: il pallonetto a spiovere da centrocampo.
Diego ne fece un paio, Beckham uno ancor prima di diventare uno “spice boy” e Quagliarella altri due o tre.
Il pallonetto da centrocampo è follia al potere, delirio d’onnipotenza, trionfo assoluto….. nel caso si realizzi.
Arriva una pallaccia sporca, cade giù come una mela dall’albero, Miccoli e il suo angelo custode intuiscono che il povero Sorrentino sia andato a ispezionare il dischetto e allora Fabrizio tira.
Non tira così, tanto per tirare.
Calcia convintamente in porta, per far spiovere la palla proprio in quell’angolo che solo il genio può immaginare, calcolando forza, vento, distanza, tutto. Un Mac al posto del cervello e un piede marchiato Intel.
La palla entra.
E quando la palla entra, in questi casi, nessuna esultanza sembra sufficiente.
Guardare Miccoli in giornate così è un po’ come vedere De Sica nei cine-panettoni. Viene sempre la tentazione di dire: “Peccato che con le sue qualità sia costretto a stare qua”.
Miccoli meriterebbe una squadra degna dei suoi piedi, ma il Palermo è forse persino un lusso considerando il suo carattere, non dei più facili, e la sua innata attitudine alla pigrizia.
Per il resto, la serie A ci regala una marmellata di Roma, confezionata da Conte nei paraggi della tribuna stampa, un’ottima salsa napoletana, ballata dal solito matador Cavani, e come carne, piuttosto che una Fiorentina, una milanese: l’Inter.
I nerazzurri acquistano personalità partita dopo partita, la squadra non esalta, però viaggia bene. Cassano a sorpresa (forse neanche troppo) funziona molto meglio di Pazzini al Milan.
È una serie A che ha qualcosa da dire, insomma.
La Juve di quest’anno però sembra parecchio più forte delle altre, anche del Napoli che senza Cavani, a giudizio di chi scrive, sarebbe come la Ferrari senza Alonso.

Antonio Soriero